Apple e Samsung, le arringhe degli avvocati

Il processo è finito, si attende la decisione della giuria. Che dovrà destreggiarsi tra moltissime prove, leggi e complicate istruzioni impartite dal giudice. Il verdetto cambierà il mercato degli smartphone?

Roma – Con le arringhe finali si è concluso il dibattimento del processo californiano che vede Samsung e Apple confrontarsi su brevetti, design e modelli di smartphone commercializzati dal 2007 in avanti. Cupertino accusa Seoul di aver copiato “spudoratamente” il look e le funzioni di iPhone, e di aver violato moltissimi brevetti nel frattempo richiesti e ottenuti da Apple per farlo. Dal canto suo l’azienda coreana ribatte dicendo che si tratterebbe di sciocchezze, che anzi sarebbe Apple ad aver violato innumerevoli brevetti sulla tecnologia 3G. La decisione finale spetterà a una giuria composta da 9 cittadini statunitensi.

Le parole finali dei team legali che rappresentano le aziende non hanno offerto particolari sorprese. Harold McElhinny, in rappresentanza di Apple, ha ribadito la posizione sostenuta nel corso di tutto il processo: nessuna somiglianza tra i prodotti delle due aziende fino al lancio del primo iPhone nel 2007, e da quel punto in avanti un design e funzionalità sospettosamente simili. Secondo McElhinny, le prove presentate da Apple, che comprendono email circolate tra i manager Samsung, dimostrerebbero la condotta scorretta del concorrente: che, nonostante fosse stato avvertito anche da Google che quanto stava facendo era al limite, avrebbe tirato dritto per la sua strada.

Dal canto suo, Charles Verhoeven ha insistito sulla posizione di Samsung: nessuna confusione è stata generata dall’uscita dei prodotti coreani sul mercato, i consumatori sono perfettamente in grado di discernere tra un prodotto con la Mela e uno senza, e l’obiettivo di Cupertino è solo quello di impedire a Seoul di competere ad armi pari sul mercato statunitense (ma più in generale, si può tranquillamente intendere su tutti i mercati di ogni continente). Verhoeven ha criticato la linea di Apple e i testimoni chiamati a deporre, ha sottolineato come l’azienda che rappresenta abbia investito milioni e milioni di dollari in ricerca e sviluppo.

Molto rumore anche attorno alle cifre richieste per il risarcimento danni : se Apple ha ribadito la pretesa di una punizione esemplare (attorno ai 2,5 miliardi di dollari) per colpire adeguatamente Samsung, i legali di quest’ultima hanno sottolineato che nei calcoli di Apple dei presunti guadagni non figurano tutte le voci di spesa relative al trasporto, la distribuzione, le tasse di importazione e tutto quanto concorre a far abbassare gli utili su ciascun pezzo venduto. Forse è proprio attorno a questo punto che Samsung ha voluto provare a instillare il dubbio nei giurati: a fronte di un complicatissimo sistema di brevetti e design depositati, la cui legittimità è complessa da stabilire, ci sono cifre enormi di fatturati e utili che dovrebbero venire intaccate per via di alcune rivendicazioni piuttosto vaghe depositate in un ufficio e approvate da un team di ingegneri (l’ufficio brevetti USA). Il tutto, dicono i legali, a scapito del libero mercato: un argomento sempre molto caro all’opinione pubblica statunitense.

La faccenda, come detto, sarà tutt’altro che semplice da dirimere: solo le istruzioni fornite dal giudice ai giurati sono lunghe ben 109 pagine, e la stessa Lucy Koh che presiede il processo ha ammesso che si tratta di un “difficile esercizio” persino per chi come lei è più che preparata in materia di diritto brevettuale. Stabilire, ad esempio, la prevalenza delle tesi Apple potebbe generare discreti grattacapo per molti produttori di smartphone, e persino ostacolare la commercializzazione di alcuni dispositivi in Nordamerica : le implicazioni sono moltissime, anche sul piano antitrust, e dunque il pronunciamento sarà epocale (pur essendo soggetto a più che scontati ricorsi da una e dall’altra parte).

Nel complesso, l’intero procedimento si è fatto estremamente contorto : a questo punto, per i consumatori, stabilire chi abbia ragione o torto ha poco valore. Se il risultato del processo sarà che a farne le spese saranno gli utenti finali, che vedranno diminuire l’offerta o aumentare i prezzi, è difficile pensare che chi avrà prevalso in aula possa ritenersi soddisfatto: meno concorrenza significa meno innovazione, prezzi più alti significa vendite minori. Il timore di Apple, ribadito nell’arringa finale, che Samsung se la cavi con poco e quindi qualunque altro concorrente possa dormire tra due guanciali nel caso abbia in ballo querelle legali con Cupertino, va senz’altro d’accordo con gli interessi degli azionisti e meno con quelli dei consumatori . È altrettanto vero che l’appiattimento delle proposte sulle soluzioni di Apple non è un vantaggio per i clienti: un’azienda come Samsung può senz’altro trovare la sua strada per offrire di più e convincere gli acquirenti a scegliere i suoi prodotti, così da garantire maggiore pluralità e catturare quei segmenti di mercato insoddisfatti dalle funzioni di iOS.

La giuria inizierà a discutere del verdetto nella giornata di oggi (la notte italiana). Non ci sono previsioni precise su quanto potrà durare questa fase.

Luca Annunziata

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Il processo
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La conclusione
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