Cyberwar, USA sulla via del riarmo

Il dottor Stranamore è pronto a scatenare la terza guerra mondiale: sul web. I danni collaterali sono ininfluenti: quello che conta è schiacciare il nemico su ogni fronte

Roma – Ha un sapore di già visto, di già sentito. Per chi era in circolazione negli anni sessanta è un vero e proprio déjàvu: l’Esercito degli Stati Uniti non vuole restare indietro rispetto alle forze armate nemiche, vuole restare al passo con le ultime tecnologie in campo guerresco. E se l’ultima moda, se l’arma finale nell’era della società dell’informazione sono le botnet , allora è tempo che anche gli USA si dotino della loro fabbrica di DDoS. A scopo puramente difensivo, si intende.

il pentagono A delineare quella che dovrebbe essere la nuova strategia degli States nell’era della guerra elettronica è il colonnello Charles W. Williamson III, del braccio informatico dell’intelligence dell’Aviazione militare statunitense. Il nemico – spiega – ha già iniziato a dotarsi di questi strumenti, è già passato all’azione: “L’America affronta minacce sempre più sofisticate al suo cyberspazio militare e civile. Allo stesso tempo, l’America non oppone deterrenti credibili e i nostri avversari lo provano ogni giorno con i loro attacchi”. Possono gli Stati Uniti restare immobili di fronte a un tale spiegamento di forze ?

La questione, spiega il colonnello, è che “il nostro concetto difensivo è fallace, e non abbiamo imparato la più semplice lezione della storia”. I firewall, i gateway, non sono altro che il corrispettivo dei castelli medioevali : funzionavano a quei tempi, ma oggi sono stati abbandonati . Per ogni intruso individuato e cacciato ce ne sono altri che agiscono indisturbati, che installano backdoor: “Il tempo per le fortezze su Internet è finito, anche se purtroppo l’America non se ne è accorta”.

La chiave è colpire i nemici prima che possano sferrare il proprio attacco . Il modo migliore per rendere inoffensiva l’aviazione nemica è distruggere i velivoli quando sono ancora a terra: su Internet, per il colonnello Williamson, vale lo stesso principio. Una difesa efficace nel cyberspazio è possibile: “Questo funzione può essere svolta da una botnet della Air Force”.

I più pessimisti si tranquillizzino: i militari della AFCYBER non puntano a ricreare l’ennesima rete di zombie , bensì a dotarsi di una “forza lavoro digitale” in grado di sostenere offensiva e controffensiva. Si potrebbe, per cominciare, installare il codice adatto alla nascita della botnet af.mil sul sistema di rilevazione intrusi dell’Air Force: l’apparato ha potenza di calcolo e banda sufficienti a sostenere il peso di questo compito, ma si tratterebbe pur sempre di un palliativo temporaneo.

Più interessanti sono le alternative proposte dal colonnello: tutti i computer dell’Air Force , quelli dei soldati e quelli dei civili, potrebbero essere impiegati allo scopo. E non si parla solo dei PC attualmente in uso, ma anche di quelli che sono stati dismessi perché datati: potrebbero essere installati altrove, dotati del malware di stato che li trasformi in zombie consapevoli, e fungere da pedoni in questa partita a scacchi che si disputa nel cyberspazio.

Una volta che il sistema abbia raggiunto un certo grado di maturità, tutti i computer governativi – non solo quelli delle forze armate – potrebbero essere collegati alla botnet: “Per generare la giusta quantità di forza per l’attacco, tutti i computer dovranno essere sotto il controllo di un singolo comandante”. Quest’ultimo a sua volta si coordinerà con altri ufficiali che gestiscano i vari teatri del conflitto: i nemici si moltiplicano , e occorreranno molte forze e molto impegno per sconfiggerli tutti.

Certo – ammette – esiste una piccola falla in questo ragionamento: per colpire le botnet nemiche occorrerà colpire i computer di cui sono composte. Ma questi, spesso, non sono altro che computer di cittadini inconsapevoli , infettati da un virus preso chissà come e chissà dove: “I computer dei civili potrebbero essere attaccati – ammette Williamson – ma solo se il nemico ci costringerà a farlo”. In nessun modo si consentirà agli opponenti di “nascondersi dietro le gonne dei loro civili”, anzi occorre invece chiedersi se “il proprietario di quel computer sia davvero innocente”: se il suo PC è diventato parte della botnet è stato quantomeno “colpevolmente negligente”.

E se si trattasse dei computer di cittadini di paesi alleati ? Certo, in quel caso la faccenda si complicherebbe, ma è questione “più politica che legale”. Agli USA spetterebbe il difficile compito di spiegare ai paesi amici il perché la loro infrastruttura informatica è stata rispedita all’età della pietra , ma si tratta di una possibilità remota, evitabile con la cooperazione preventiva, e comunque agli Stati Uniti spetta il diritto di difendersi come a chiunque altro.

Certo, ammette Williamson, un approccio del genere presenta difficoltà oggettive , sfide complesse dal punto di vista della creazione della rete o della gestione della stessa: bisognerà ad esempio prevedere un metodo per tenere al sicuro gli ospedali da questo tipo di attacchi, per minimizzare i danni collaterali . Ma gli USA hanno bisogno della capacità di “bombardare a tappeto” il cyberspazio altrui, di dotarsi di un’arma che altri hanno già nel loro arsenale . La corsa al riarmo “è già iniziata”, non c’è nulla che possa fermarla.

“I giorni delle fortezze sono finiti, anche nel cyberspazio” sentenzia il colonnello Williamson: “Non possiamo consentire agli avversari di manovrare indisturbati in questo contesto: la botnet af.mil contribuirà a sconfiggere i nemici, o a colpirli prima che mettano piede sulle nostre spiagge”.

Luca Annunziata

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  • zxc scrive:
    alienDELL
    spero che alienware cominci a calcolare anche l'italiano x i sistemi operativi e i layout tastiera.. a quel punto lo comprerò
  • Qualcuno scrive:
    Alienware...
    ne ho visto uno solo, e mi basta per dire che non lo comprerei mai.Un case di qualità discutibile, cablaggio senza senso, schede che non si sa perché esistano, un dissipatore a liquido che serve solo a far più rumore, mezza dozzina di ventole messe a casaccio...L'unica cosa che hanno è che sono appariscenti, ma sembrano l'equivalente informatico del tuning più tamarro, quello che si vede ogni tanto per le strade sotto forma di neon sottoscocca, lucine blu e alettoni giganti.
  • snk666 scrive:
    ho acquistato un xps420, ma non ....
    acquisterei un alienware...secondo me dell sta facendo un errore...
  • CSOE scrive:
    Da quando ha abbracciato l'open..
    Un successo dopo l'altro.Il suo programma con linux ? Quest'anno si è limitata a dire che "continua".. e "cresce", ma niente dati dopo la figura dell'anno scorso. Ma questo sarà l'anno di linux, me lo sento (rotfl)http://www.pcworld.com/businesscenter/article/144749/red_hat_skips_consumer_linux_desktop.htmlhttp://closedclub.wordpress.com/
    • Nome e Cognome scrive:
      Re: Da quando ha abbracciato l'open..
      Non serve andare a cercare le risposte così lontano; nel caso ti fosse sfuggita questa è la prima notizia pubblicata oggi...Fedora 9 alla conquista di Linux(PI - News) Il progetto sostenuto da Red Hat rilancia la propria sfida a Ubuntu. Con una nuova versione che tenta di semplificare al massimo l'utilizzo del sistema operativo free. Ecco le novità salienti.Basta con questa storia che linux è solo risparmio; ti hanno mai parlato di sicurezza?Un codice aperto ti permette perfettamente di vedere cosa fa e se ci sono problemi e sei in grado puoi apportare correzioni e/o modifiche. Microsoft permette lo stesso?Non mi pare...Mi fermo e non continuo per evitare di far diventare questo post chilometrico...
    • Sgabbio scrive:
      Re: Da quando ha abbracciato l'open..
      ti prenderò sul serio quando sarai meno ipocrita ad usare un software open source come wordpress.
      • krane scrive:
        Re: Da quando ha abbracciato l'open..
        - Scritto da: Sgabbio
        ti prenderò sul serio quando sarai meno ipocrita
        ad usare un software open source come
        wordpress.Che anche i detrattori trovino utile usare strumenti del mondo che disprezzano e' la miglior prova della qualita' del codice open :D
      • CSOE scrive:
        Re: Da quando ha abbracciato l'open..

        ti prenderò sul serio quando sarai meno ipocrita
        ad usare un software open source come
        wordpress.Leggi FAQ. E poi non ho scelta, se non usassi software open sarei un estremista esattamente come chi non usa closed e cominceresti a pensare che la mia è una crociata contro i programmi open e non contro il modello open.
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