DMCA e DRM, all'industria non bastano mai

Dichiarazioni d'amore sperticate nei confronti della legge americana sul copyright e delle tecnologie di protezione arrivano dai protagonisti del settore dell'intrattenimento. Che ne chiedono una adozione più estesa

Roma – La location è la Camera di Commercio USA, l’occasione un summit anti-pirateria a cui non sono certo invitati quelli di Pirate Bay . Il fatto è una difesa a tutto campo delle restrizioni tecnologiche e legali contro la copia e la distribuzione non autorizzata dei contenuti in formato digitale, posizione sostenuta con forza da due importanti dirigenti di quella industria dell’intrattenimento che cerca disperatamente di difendere il suo status quo proprio grazie alle suddette misure.

Comincia Mike Gallagher , CEO dell’associazione dei produttori videoludici Entertainment Software Association (ESA), che eleva inni e ringraziamenti sperticati al discusso Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la legge USA sul copyright che dal 1998 in poi proibisce tra le molte cose anche l’aggiramento delle misure di protezione di software e prodotti originali.

Gallagher definisce il DMCA di “importanza vitale” per tutti i protagonisti dell’industria, siano essi software house o produttori di console, per garantire loro il ritorno economico dagli investimenti e il lecito guadagno che permette al settore di prosperare. Grazie alla legge, che pure è stata sconfessata come fallimentare dal suo stesso autore , blockbuster del calibro del recente Halo 3 – le cui copie illegali non girano su console Xbox 360 non modificate – possono generare introiti per tutti i soggetti partecipanti alla catena della commercializzazione.

L’ executive rincara poi la dose lamentando la mancanza di “fede” nella visione indicata dal DMCA – ovvero la difesa a spada tratta del copyright – da parte degli altri paesi, Unione Europea in primis. A suo dire il DMCA è il “faro per la protezione della proprietà intellettuale nel mondo” e la UE che fa? Persegue società come Microsoft, Qualcomm e Intel a causa delle loro qualità, “forza, genio e know-how”.

Si spinge oltre la semplice difesa della norme attualmente in vigore Jeff Zucker , CEO di NBC Universal, che chiama a raccolta tutti i protagonisti di settore nella prosecuzione della battaglia contro la pirateria digitale, battaglia che verrebbe presto persa se non si prendesse in considerazione l’impiego di misure draconiane .

Ospite della stessa convention in cui è intervenuto il CEO di ESA, Zucker pretende che l’infrazione del copyright diventi il tema centrale dell’agenda di tutte le organizzazioni governative statunitensi incluse la Casa Bianca, i Ministeri, il Congresso e persino le ambasciate USA nel mondo. Il Congresso dovrebbe istituire dipartimenti specificamente pensati per la difesa della proprietà intellettuale, oltre a garantire privilegi e facilitazione alle autorità locali che combattano più attivamente la contraffazione e la pirateria.

Non bastasse questo, lo scatenato Zucker vuole che le società di intermediazione finanziaria taglino i rubinetti che supportano quei siti web attivamente coinvolti nella distribuzione di materiale illegale – un po’ come successo con Visa e AllofMP3.com insomma – che i provider, i motori di ricerca, le università e i portali che ospitano contenuti prodotti dagli utenti attivino filtri automatizzati in grado di eliminare tutto il materiale illecito ivi transitante.

Un approccio tecnologico che finora ha dimostrato di essere poco meno che fallimentare o di difficile applicazione, ma che per Zucker val la pena continuare a perseguire perché in grado di “ridurre drasticamente il traffico di prodotti contraffatti e piratati”. Per corroborare la sua chiamata alle armi, il dirigente cita lo studio di una ben nota organizzazione pro-hollywoodiana, Institute for Policy Innovation , secondo il quale i crimini contro la proprietà intellettuale fanno perdere all’economia USA 58 miliardi di dollari e 375mila posti di lavoro all’anno.

NBC si dice intenzionata, nonostante i “pericoli”, ad incrementare la propria presenza sul mercato digitale, “sradicando i vecchi modelli di business e introducendo strade del tutto nuove per raggiungere l’audience”. Prova ne sia il prossimo lancio del videoportale Hulu.com , progetto nato dalla volontà della major di correre da sola, senza dover fare i conti con le condizioni di contratto finora offerte da Jobs per la distribuzione dei contenuti su iTunes.

NBC Universal come noto ha fatto sapere che l’intesa con lo store Apple non verrà rinnovata, essendo le condizioni della suddetta non più accettabili per quanto riguarda i prezzi e i DRM “troppo leggeri”. Con Hulu, NBC farà tutto da sé potendo stabilire tutte le condizioni che vuole, DRM ultra-restrittive e prezzi folli per le hit del momento incluse. “Su schermi piccoli, medi o grandi” ha concluso Zucker, “noi saremo qui dove e come i consumatori vorranno usufruire dei nostri contenuti”.

Alfonso Maruccia

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  • pierfranco ferronato scrive:
    sanità elettronica
    Un progetto come quello ipotizzato è in fase di avanzata progettazione http://www.sanita.forumpa.it/documenti/0/100/180/188/analisisanitarie.htm(BTW: ne sono l'architetto). Il documento di impostazione strategica può essere trovato qui http://www.sanitaelettronica.gov.it/xoops/modules/docmanager/get_file.php?curent_file=361&curent_dir=39I tempi sono quelli tipici della pubblica amministrazione, ma vi sono già due/tre regioni che lo stanno implementando, ci si aspetta che entro uno o due anni i sistemi saranno in produzione e che il sogno di avere la castella clinica integrata sarà una realtà.Ci tengo a precisare che la sicurezza è un fattore chiare u cui molte risorse sono state impegnate e che garantirà privacy e anonimicità dove necessario.Il sistema IBIS-IBSE darà modo di essere orgogliosi delle scelte IT del nostro paese, nessun sistema europeo, USA o Canada è tanto avanzato o sofisticato,CordialmenteP.Ferronato
  • myskin scrive:
    dall'altra parte della corsia 2 - la v..
    aimè la situazione è statica, a volte indecorosa, altre volte ancora paradossale.Più di una volta ho proposto di trasformare la cartella cartacea in cartella informatica, immettere i dati in un server centrale, creare un sistema ridondante in modo che le info non andassero perse nonostante magari, l'impossibilità dei Pazienti a fornire notizie. Mi hanno detto che ci stanno già lavorando su (l'ultima ripsposta datami tre mesi or sono), peccato che ho iniziato a proporre queste cose 6 anni or sono!altri ostacoli: software creati da informatici o da sanitari abituati a dirigere, spesso non a lavorare direttamente sul campo, fan si che le notizie divengano alfine portate di nuovo su....carta! di solito uno strumento deve servire ad accellerare il lavoro non ad inficiarlo...scarsa cultura informatica e tecnologica (ignoranza insomma) vanificano ogni sforzo nella direzione dell'ammodernamnento;ancor più di tutto (e questo fa arrabbiare ancor di più), i famosi "orticelli" formati da un connubio di politica e/o potere vanificano e rendono ingestibile qualsiasi tentativo di integrazione / cooperazione fra sistemi....per la cronaca sono un sanitario ex tecnico IT .saluti!
  • floriano scrive:
    e invece...
    i software ci sono già e sono stati pure pagati.A volte però sono poco intuitivi, scomodi o flessibili (e qui la colpa è di chi l'ha progettati) oppure preferiscono non usarli per la classica "paura di cambiare" oppure per la formazione "Anti PC" che alcuni ancora hanno.
  • Antonio scrive:
    L'anamnesi, altro che IT
    Caro Fabio, pur concordando pienamente con la tua idea in generale riguardo alla necessità di una più estesa e funzionale applicazione delle tecnologie disponibili alla sanità pubblica, da medico mi sento di dissentire con la centralità del problema nello specifico. Cartella elettronica o cartacea, l'anamnesi e la visita del paziente sono atti dovuti in ogni occasione, e non la "ripetizione" di qualcosa che era già scritto ma è in un pacco troppo voluminoso di documentazione. In nessun caso è possibile e giusto evitarli perché "già fatti" precedentemente, indipendentemente dal modo in cui fossero stati archiviati. In conclusione: in questo caso un'anamnesi accurata e puntuale sarebbe stata più che sufficiente a fare emergere l'allergia e ad evitare la somministrazione del farmaco. Inoltre: da medico avrei sempre e comunque chiesto spiegazioni ulteriori al paziente, anche se avessi trovato scritto dell'allergia a caratteri cubitali sullo schermo del computer (fidarsi è bene... ma a volte nella documentazione si "sedimentano" errori su errori).
  • Dr Who scrive:
    Dall'altra parte della corsia
    Per motivi di riservatezza mettiamola così:C’era, tanto tempo fa’, un ospedale nuovissimo e bellissimo. Un tardo pomeriggio il computer del reparto di osservazione breve (un reparto affiancato al pronto soccorso) si blocca. Interviene il tecnico e se ne va. Il giorno dopo un paziente richiede una copia della lettera di dimissioni e che succede; il computer si accende ma non accetta più la password e per dindirindina i dati sono tutti criptati con uno di quegli algoritmi che nemmeno con tutto il tempo dell’universo si riuscirebbero a sbloccare. Le lettere di dimissioni di 8 mesi sono tutte la dentro. E che si fa e che non si fa qualcuno dice; forse se non scriviamo niente nella password parte… si prova ma niente. E così guardando meglio scopriamo che il tecnico dell’IT, consapevole della delicatezza di quelle informazioni e forse preoccupato dal fatto che oramai la sicurezza del sistema informatico era compromessa, poiché la password era a sua conoscenza, l’aveva cambiata. Tuttavia dato che non poteva comunicarla a nessun medico l’aveva trascritta su un post-IT giallo e lasciata sulla scrivania. Le laconiche parole erano : “NUOVA PASSSWORD: *******”Abbiamo ringrazziato il cielo che la ditta responsabile delle pulizie dei locali, servizio in subappalto perché più economico, non avesse gettato il post-IT rendendo praticamente inutilizzabile il sistema. Stampiamo copia della lettera di dimissioni e ci scusiamo anche con il paziente per il disservizio; possibile che per una copia tutto quel tempo. Ma cosa potevamo dire; che la sua privacy e quella di tutti i degenti del reparto era legata ad un post-IT giallo che un tecnico aveva lasciato sulla scrivania che chiunque avrebbe potuto leggere? Sempre nello stesso ospedale c’è un bellissimo servizio di anatomia patologica. Dato che i pazienti non sono molto rumorosi, i locali sono solo sotto il controllo di un allarme silenzioso. Una brutta notte alcuni Bravi, e proprio di Bravi si trattava, tentano di forzare la porta con un piede di porco; la poverina oppone resistenza e questi poveri Bravi si vedono costretti a darle una strigliata anche con la fiamma ossidrica. Il giorno dopo che bella sorpresa: l’allarme silenzioso è partito ma la sicurezza non è arrivata in tempo e sono scomparsi due portatili e un computer fisso. Purtroppo in quei computer era archiviato molto del lavoro del reparto compresi i referti di molti campioni biologici. Meno male che questi medici non sono tutti scemi e i certificati di morte sono cartacei; i campioni biologici sono stati, invece, tutti conservati (che non si sa mai)… niente di irrecuperabile, quindi, a parte il fatto che tutte le analisi dovevano essere ripetute, raddoppiando i costi, e non in ultimo i pazienti che non è stato possibile avvertire erano venuti a vuoto a ritirare i referti (naturalmente lamentandosi del ritardo)… ma noi cosa potevamo dire. Naturalmente era colpa dei medici che dovevano riportarsi a casa i computer portatili dell’ospedale. Unico rammarico che ancora ci affligge era il lavoro di un articolo scientifico che dovevano pubblicare e che è stato impossibile recuperare; di quella c’era solo una copia nel PC fisso. Per fortuna tutti i dati sensibili erano protetti da uno di quei potentissimi algoritmi che ci vuole tutto il tempo dell’universo per decifrare. I certificati di morte in versione cartacea sono ancora lì…
    • painlord2k scrive:
      Re: Dall'altra parte della corsia
      - Scritto da: Dr Who
      Per motivi di riservatezza mettiamola così:Gli esempi sono interessanti, e lavorando in un ospedale credo proprio che siano anche veri.Dimostrano, comunque, che non è solo avendo gli strumenti più moderni che si migliora, ma anche sapendoli usare correttamente.Un Ospedale (ma qualsiasi altra istituzione di grandi dimensioni che mantiene dati sensibili e ha problemi di tempestività nel fornirli - tipo banca per intenderci) deve (dovrebbe) avere un sistema informativo (e informatico) progettato per le necessità che deve assolvere.Per esempio, i PC usati dovrebbero essere standardizzati in modo da poter essere utilizzati, immediatamente, in ogni altro luogo. Se si guasta un PC, il tecnico ne prende un'altro (già pronto), installa l'immagine precedentemente preparata del disco (10 minuti) e lo porta nel reparto, e si porta via quello rotto.Se adeguatamente configurati, ci vuole nulla per far si che tutti i files di lavoro (anche quelli triviali) siano memorizzati su un server centrale ridondante (subito o prima possibile).Altra cavolata, ad esempio, è il fatto che ai PC non venga associato un UPS. Ogni sabato mattina, da me, viene testato il gruppo elettrogeno (un bene) e di conseguenza manca l'energia elettrica per alcuni secondi. Il problema è che tutti i PC di reparto sono sempre accesi (perché devono sempre essere utilizzabili). Il che significa che ogni settimana il PC subisce uno spegnimento per caduta della tensione sulla linea. A voi pensare se questo è salutare.
    • ... scrive:
      Re: Dall'altra parte della corsia
      Beh intanto sia il tecnico del sistema, (incapace di perdere 10 minuti per far pervenire personalmente il famoso post-IT al primario o al capo responsabile della struttura) che l'azienda che ha progettato il favoloso allarme silenzioso (ed a quanto pare pure incapace di segnalare alcun che) vanno licenziati in tronco e diffidati dal farsi rivedere in giro (tranne che non sia per questioni mediche).Per il resto quelli che sono stati dei sbagli tecnici non posso far si che si rimanga a chili di carta buttata in ogni dove...
  • Già Già scrive:
    Se si facesse luce...
    Se tutto ciò che accade dai dottori, nei pronto soccorso, e negli ospedali in generale venisse raccontato...Da Roma: una macchia viene trovata nel polmone di una donna.Diagnosi:tubercolosi.Cura: medicina a cui è allergica. La donna si gonfia e perde la vista per 4 ore (ecc ecc).Le viene detto che non deve uscire di casa (dove c'è la figlia che ha appena partorito, con la neonata) senza il permesso dell'ufficio sanitario, o "rischia la galera".Il dottore, vedendo gli effetti della "cura", dice: "emmi dispiace, maladeve prendere".Alla sanità si chiede un permesso per venire a Torino per nuovi esami.Il permesso (nonostante nella casa ci sia una bambina appena nata) non arriva nonostante i solleciti.La donna parte (illegalmente?), e a torino gli viene detto (al solo vedere le lastre, e in seguito dopo esami)che l'unica malattia che le stava portando sofferenza era la stupidità del dottore di roma (primario del...), l'incapacità del sistema sanitario italiano (e romano in primis), e la stupidità del popolo italiano, che invece di prendere a calci politici e delinquenti, li vota.
  • Parito Giovani scrive:
    Tempo al tempo...
    ... Basta che questa classe politica, vecchia, ignorante, antietica e assolutamente miope si levi dalle scatole. Volete accelerare il processo di rinnovamento? Date un'occhiata qui:www.politichegiovani.orgAiutiamoci tutti a mandarli via! Destra, sinistra... Tutti uguali. Le ideologie sono finite, è ora di dedicarsi seriamente alll'etica e al buon senso nell'interesse della collettività e del nostro pianeta.
  • ishitawa scrive:
    mio piccolo esempio
    un piccolo esempio che faccia capire che la questione è solo di volontà e (mala) progettazione:sala attesa per un esame (tipo TAC), passo il tempo osservando come si lavora (e da buon informatico cercando di sbirciare cosa appariva sui monitor):per ogni paziente la macchina, col suo bel PC attaccato, sputa un foglio di carta con l'esito, un infermiera lo prende, va in un altra saletta dove c'è un teminale del sistema centrale E RICOPIA A MANO !!!! l esito.e l'ospedale è di quelli "belli", del nord, recentemente ristrutturato, anzi sempre in ammodernamento, con anche le pubblicità nelle corsie....
  • Andrea scrive:
    HL7, CRS/SISS, NETLINK
    La tecnologia c'e', e' gia' in sviluppo da anni. Per quanto riguarda la regione lombardia c'e' il CRS/SISS (http://www.crs.lombardia.it/), e' gia' conforme al progetto netlink(chi ha ricevuto la smart card a livellot eorico la puo' gia' usare nei paesi esteri che hanno aderito a tale progetto). Ci sono tante magagne, cercate su google se vi interessa il discorso !
  • Dave scrive:
    Tanto per iniziare denunciali...
    Il problema e' che noi italiani ci facciamo sempre prendere in giro e stiamo zitti, non ci lamentiamo mai... me per primo, avrei potuto denunciare gli ospedali almeno 5 volte nella mia vita, ma ovviamente non l'ho fatto.. Il problema e' che se io lavoro male perdo il posto, questi se ammazzano qualcuno si comprato il BMW quindi... vedete voi... e ve lo dice uno che purtroppo entra ed esce sempre dagli ospedali, fortuna che poi riesci a farti un giro di dottori fidati...
    • Adolfo scrive:
      Re: Tanto per iniziare denunciali...
      se rimani in vita abbastanza a lungo per riuscirciCiao e auguri per i tuoi malanni
    • ... scrive:
      Re: Tanto per iniziare denunciali...
      Ma denunciali cosa... quella dei medici è una casta, potente quando la massoneria... fagli tanto così e quelli ti restituiscono tutto e oltre con gli interessi, ragione o meno...
  • Uno scrive:
    Sbagliano spesso
    Sbagliano spesso, e basterebbe poco, anche a me che da gennaio stò passando un vero calvario per colpa di una malattia non simpatica, mi sono dovuto scontrare con reparti dove tutto viene scritto a mano, su cartelle tenute in armadietti non sicuri, alla faccia della privacy, chiunque può accedere alle cartelle, guardarsi i dati dei pazienti indisturbato.. Per giunta le catelle sono scritte spesso dalle/dagli assistenti che variano periodicamente così lo stesso paziente in pochi mesi si ritrova una cartella scritta da 3-4 persone diverse, con 3-4 calligrafie diverse e 3-4 modi per descrivere sintomi e terapie diversi.. Gli schemi per segnare le terapie a i pazienti sono un foglio a quadretti che intrecciando ascisse e ordinate permette di sapere quale pasticca è assegnata a un paziene..mi chiedo se un softwarino web-based e uno/due portatili per reparto per risolvere queste due lacune siano troppo...(dicevo anche a me hanno sbagliato la durata della terapia, si sono accorti che l'inizio della terapia era in un'altra cartella......basterebbe poco...)
  • Nazareno Palange scrive:
    Privacy 2
    Scusate per gli orrori di ortografia, tra il quale ho riletto anno per hanno alla fine dell’articolo. La dislessia mi governa... :(Spero comunque che la forza del messaggio non ne risenta!!! mi sono anche accorto che non ho stressato a sufficienza il fatto che l’idiosincrasia può assumere connotazioni isolate (cioè manifestarsi una volta e mai più nella vita (quindi il farmaco può essere riassunto senza rischi se non quelli legati alla legittima apprensione del paziente) o costitutiva (non potrete riassumere mai più il farmaco); al contrario dell’allergia nella quale la prima volta che assumete i farmaco il vostro Sistema Immunitario si Sensibilizza e sono le somministrazioni successive (dalla seconda volta in poi) che scatenano la reazione anafilattica.
  • Nazareno Palange scrive:
    E la privacy
    Personalmente penso che il problema più sentito in questo momento oltre ai costi e ai vari problemi tecnici sia proprio la Privacy: stiamo parlando della situazione clinica (o meglio della storia della VITA) di una Persona non quella di un paziente. Se tutti i dati relativi alla salute e alle precedenti malattie di una persona fossero raccolte a livello nazionale in un registro unico e se questo dovesse essere sabotato mi chiedo che fine farebbero queste informazioni… Certo anche una cartella cartacea può essere sottratta ma prima di tutto la sottrazione di una informazione così archiviata penso sia solidamente regolata; quella del furto di una copia informatica mi sembra piuttosto oscura, in secondo luogo l’emorragia di informazioni sarebbe piuttosto circoscritta rispetto al furto di intere bancadati su qualche server.Lo non vorrei vivere in un mondo dove mi venisse negata la possibilità di lavorare solo perché statisticamente potrei essere meno produttivo di un altro candidato sulla base della mia cartella clinica.Un’altra considerazione: chi si metterebbe nelle mani di una macchina; cioè sono rabbrividito nel sentire la frase cito: “E che magari quando tentano di darmi un farmaco a cui sono allergico il sistema lo impedisca ?” Perché non farsi curare da un robot! Il farmaco per definizione è un veleno: il dosaggio è ciò che lo rende tossico o benefico; eccezion fatta, naturalmente, per i casi di allergia. Ciò non toglie che, a seconda del caso, il medico si trovi nella situazione di dover somministrare un farmaco salvavita anche se il paziente possa esserne danneggiato. In ultimo vorrei rendervi noto che non rari sono i casi di idiosincrasia: imprevedibili (e voglio dire non documentabile in alcun modo prima che questa si presenti) reazioni di ipersensibilità che etiologicamente non anno nulla a che vedere con i fenomeni allergici (che invece possono essere previsti e documentati e, ove possibile, evitati).
    • HAL scrive:
      Re: E la privacy
      - Scritto da: Nazareno Palange

      Lo non vorrei vivere in un mondo dove mi venisse
      negata la possibilità di lavorare solo perché
      statisticamente potrei essere meno produttivo di
      un altro candidato sulla base della mia cartella
      clinica.
      In questi casi la valutazione spetterebbe a persone in carne ed ossa, che solitamente riescono ad andare oltre freddi numeri facendo colloqui e quant'altro.
      • Nazareno Palange scrive:
        Re: E la privacy
        Oggi posto così tanto non perché voglio essere polemico ma perché questo argomento mi interessa particolarmente e ritengo che debba essere preso molto seriamente:Io non volevo riferirmi ai numeri “freddi” ma diciamo a delle “calde” statistiche: voglio fare solo due piccoli esempi. Esempio 1 RealeCome valutate il fatto che i premi per le pensioni integrative di una donna, qualora voglia utilizzare la maggior parte delle agenzie assicurative, sia più alto di quello di un uomo; è semplice: perché statisticamente una donna vive circa 5 anni di più di un uomo: così questo onere di sopravvivenza deve essere punito dall’assicurazione con un premio più oneroso (altrimenti i conti non tornano). Io non ho paura tanto della statistica quanto dell’uso che queste “caritatevoli persone in carne è ossa che le sanno leggere” ne potrebbero fare… Esempio 2 Realistico Ed ecco un altro esempio da fantascienza medica ma chi sa quanto fantascienza: un’azienda deve assumere 5 persone; se ne presentano 20. Io persona in carne ed ossa che devo fare la selezione so che il lavoro si svolge in luogo usurante particolarmente per l’apparato respiratorio e voglio che chi assumo venga a lavorare. Ora casualmente più o meno legalmente sono arrivato a conoscenza del fatto che 6 candidati soffrono di asma da sforzo mentre alte 2, perche fumatrici, di BPCO (broncopatia cronica ostruttiva). Ora tra queste 8 persone guarda caso c’è il più meritevole ma so che a causa della sua malattia debilitante e cronica probabilmente farà più giorni di malattia degli altri meno meritevoli ma anche meno cagionevoli. Facendo un po’ di conticini dico: Valore Sog A= Produttività e merito – costo per i giorni di malattia = NoN Mi Conviene.!Scartato perché non idoneo.Vi sembra etico? Queste 8 persone sono state discriminate? Sono da tutelare? Certamente sul piano logico non fa una piega ma tutto ciò mi ricorda un certo Hittler e la sua razza ariana. La biodiversità va salvaguardata: l’uomo medio diventerà un animale in estinzione?Consiglio a chi sia interessato all’argomento di leggere il libro NEXT di Michael Crichton. Fa un po’ il punto di quanto eticamente viene, e potrebbe essere in futuro, usata la conoscenza nell’ambito medico-Scientifico.Un ultimo appunto; fatta la legge scoperto l’inganno: non c’è password sistema di crittazione o altri dispositivi di sicurezza che non possano essere forzati proprio perche è nella loro natura essere leggibili da qualcuno: io non mi riferisco non solo ad attacchi brute force ma piuttosto alla semplice corruzione di chi custodisce le chiavi o meglio la password e data la facilita della copia degli archivi informatici e della loro INTERROGAZIONE la carta resta sempre la carta: è più facile trovare BroncoPneumopatia Cronica ostruttiva in internet o su decine di referti magari scritti a mano e anche con una calligrafia al limite del decifrabile(l ungi da me dire che i medici fanno bene a scrivere come scrivono).E dopo questo lunghissimo sfogo vi saluto! I migliori auguri di pronta guarigione alla sfortunata Signora che ha riportato in primo piano questo scottante argomento e un complimento alla redazione PI. (Un sentito complimento non quello solito da ruffiano)
    • tutta robbba scrive:
      Re: E la privacy
      - Scritto da: Nazareno Palange
      Personalmente penso che il problema più sentito
      in questo momento oltre ai costi e ai vari
      problemi tecnici sia proprio la Privacy: stiamo
      parlando della situazione clinica (o meglio della
      storia della VITA) di una Persona non quella di
      un paziente. Se tutti i dati relativi alla salute
      e alle precedenti malattie di una persona fossero
      raccolte a livello nazionale in un registro unico
      e se questo dovesse essere sabotato mi chiedo che
      fine farebbero queste informazioni…Perche' non ti poni lo stesso problema quando si parla dei tuoi datiscolasticifiscaliresidenzialipenaliecc ecc che sono tutti raccolti a livello nazionale in un registro unico?O addirittura in piu' registri, dove impiegati ed impiegatucoli possono sapere tutto di te?Lo sai che un giornalista mesi fa entro' in un tribunale e per tre giorni pote' scartabellare in tutti gli archivi che voleva senza che nessuno dicesse nulla? I fascicoli, con casi delicati e personali, erano abbandonati su scrivanie ed armadi aperti, anche nei corridoi.
      Lo non vorrei vivere in un mondo dove mi venisse
      negata la possibilità di lavorare solo perché
      statisticamente potrei essere meno produttivo di
      un altro candidato sulla base della mia cartella
      clinica.Guarda che nessuno lo vorrebbe e dove c'e' un archivio storico della tua salute questo non avviene. In Svezia ad esempio la tua tessera sanitaria dice tutto della tua salute quando si collega al computer dell'ospedale e i dati vengono aggiornati.Non e' automaticamente vero che cartella clinica elettronica = furto = discriminazione sul lavoro.Certo, forse la tua sfiducia nasce dal fatto che vivi in Italia e non in Svezia.
      Un’altra considerazione: chi si metterebbe
      nelle mani di una macchina
      cioè sono
      rabbrividito nel sentire la frase cito: “E
      che magari quando tentano di darmi un farmaco a
      cui sono allergico il sistema lo impediscaUn computer sbaglia se ha dati sbagliati.
      Perché non farsi curare da un robot!Volentieri, sono precisissimi, ti levano un tumore lasciandoti integro il tessuto sano.
      Il
      farmaco per definizione è un veleno: il dosaggio
      è ciò che lo rende tossico o benefico; eccezion
      fatta, naturalmente, per i casi di allergia. Ciò
      non toglie che, a seconda del caso, il medico si
      trovi nella situazione di dover somministrare un
      farmaco salvavita anche se il paziente possa
      esserne danneggiato.Bravo e credi che un medico su cui pesa la responsabilita' di vita del paziente e quella penale, dica "adesso gli do questo farmaco perche' Hal9000 ha detto che va bene".Hai confuso una cartella di dati in formato elettronico anzicche' cartaceo con il cervellone elettronico malvagio dei fim di fantascienza. Ti diagnostico la sindrome di Frankenstein.
      • Nazareno Palange scrive:
        Re: E la privacy
        Il mio discorso sembra forse luddista, pessimista e da vecchio bacucco ma sto facendo l’avvocato del diavolo.Sulla comodità e sulla migliore accessibilità dell’informazione attraverso sussidi informatici sono daccordissimo. Una sanità informatizzata renderebbe tutto più facile ma purtroppo renderebbe tutto più facile per tutti; anche per chi quelle cose non le dovrebbe sapere. Io vorrei battere su due punti:1 Il numero di persone che sarebbero gestite da questo archivio: Tutti! Un conto e sapere la disgrazia di quello che ti sta avanti nella fila, che probabilmente non incontrerai più nella vita e che forse hai già dimenticato preso come sei dalla tua sventura (in ospedale non si va certo per riposarsi o per spettegolare sugli altri); un conto è che qualcuno, preso da una più cocente motivazione di conoscenza, ha la possibilità di cercare le informazioni proprio su di te in modo rapido ed economico proprio su di te, quelle specifiche informazioni che gli servono e proprio quando gli servono. E stai sicuro, se posso darti del tu, che un computer (guasti tecnici permettendo) difficilmente dimentica.2 la facilità dell’interrogazione che già ho sviscerato prima: non devo spendere tre giorni per cercare quello di cui ho bisogno: mi basta una chiavetta USB (per non parlare della rete) e in 5 minuti torno a casa con tutto quello che mi serve e quello che non mi serve; poi a casa senza leggere tutto interrogo usando i giusti criteri e in modo RAPIDO ED ECONOMICO carpisco quello che non dovrei…Il punto e questo e come dici giustamente tu può essere applicato a tutte le informazioni che concernono l’individuo se vogliamo stare più comodi e forse al riparo degli errori umani ci possiamo tranquillamente affidare all’informatica ma a quale prezzo? Siamo effettivamente tutelati da chi quelle cose non le dovrebbe sapere.La mia critica non è tecnica: le macchine sono macchine e gli algoritmi sono algoritmi; la mia riflessione è etica: ci fidiamo degli altri: siamo sicuri scusati se mi ripeto ma il punto è tutto qui :SIAMO SICURI CHE FACILITANDO LE COSE A TUTTI NON LE FACILITIAMO ANCHE A CHI VORREMMO OSTACOLARE. Il problema è la facilità di RICERCARE LE COSE QUANDO TI SERVONO che ha reso grande ma allo stesso tempo a mio parere NON SICURA (ed è qui che sono luddista non col mezzo tecnico ma con l’avidità umana) in certi settori l’informatica.
        • Nazareno Palange scrive:
          Re: E la privacy
          Mi hanno fatto notare che la parola sicura non esprime bene il concetto; più appropriato sarebbe dire che L'INFORMATICA IN CERTI SETTORI NON é APPLICABILE; infatti il concetto di sicurezza sembra abusato e per questo interpretabile in diversi modi.
    • Sirio63 scrive:
      Re: E la privacy
      Guarda, francamente negli ospedali l'ultimo problema che viene considerato è la privacy: lo dico per esperienza diretta, medici che compilano anamnesi al letto del paziente con tutti gli altri pazienti e parenti presenti, che parlano delle malattie dei loro pazienti davanti a chiunque, sportelli dove la privacy è una teoria (solo ieri ero ad uno sportello per fare un'accettazione per mio padre, che doveva effettuare una risonanza magnetica - tutti gli altri in attesa potevano sentire non solo cosa doveva fare, ma nome, cognome, data di nascita, indirizzo............). Io non ho dubbi, preferirei mille volte la versione informatica. Ti faccio un altro esempio: mio padre, causa un cancro, l'anno scorso ha fatto un ciclo combinato di chemioterapia (una volta alla settimana in day hospital) e radioterapia (tutti i giorni in day hospital). Ora, siccome i due reparti sono separati e la cartella clinica cartacea stava in Oncologia, TUTTI i giorni dovevamo arrivare in anticipo sull'appuntamento di radioterapia (previsto per le 16) per ritirare e consegnare in radioterapia la sua cartella clinica (sportello di Oncologia chiuso alle 15.30). Ora, se se lo fossero passati per via informatica, noi potevamo arrivare puntuali anzichè mezz'ora in anticipo - e chi aveva gli appuntamenti alle 17 o 18 doveva comunque passare prima delle 15.30 a fare il ritiro e poi tornare più tardi a radioterapia..........Ti parlo di Niguarda, dove la cartella clinica elettronica è una realtà in molti reparti, dove capita che ci si scambi documenti via mail (capitato anche questo a me), insomma, certo non un ospedale arretrato.E poi c'è la scrittura dei medici, degli infermieri, che mi terrorizza per la loro incomprensibilità: almeno via informatica non si può sbagliare a leggere..No, personalmente preferirei la versione informatica, sempre e comunque.
    • pluto scrive:
      Re: E la privacy
      Quoto assolutamente. I miei dati sanitari in una banca dati centrale non ce li voglio! Al massimo ci potrebbero andare quelli che decido IO che potrebbero essere l'allergia ad un farmaco, nell'esempio, il gruppo sanguigno e poca altra roba di MIA SCELTA.Chi fa il discorso "ma chi se ne frega" forse non ha malattie particolari discriminanti, imbarazzanti o costose, beh beato lui. Oltre a quello che può GIA' succedere, se un giorno passeremo alla privatizzazione della sanità (non impossibile, visto quanti soldi si ciuccia adesso) l'esistenza di una banca dati centrale sarebbe DISASTROSA: ovviamente verrebbe hackerata subito e le assicurazioni mediche avrebbero immediatamente accesso a tutto. I poveri sfortunati con malattie costose a quel punto potrebbero solo suicidarsi.
  • Moretti Lorenzo scrive:
    Proprieta' dati sanitari
    Mi associo agli auguri per una pronta guarigione per tua mamma. Volevo solo rilevare che non e' banale sostenere che la proprieta' dei dati sanitari deve restare del paziente che deve poter decidere a chi e in che quantita' affidarli a medici diversi che di volta in volta si occupano della sua salute. La salute e' una cosa che preferisco gestire personalmente e non mi fiderei di affidare i miei dati sanitari a chiunque come se fosse un fatto pubblico o di pubblico interesse. Certo non tutti hanno questa capacita' di gestione diretta della propria salute ma credo che il sistema debba poter consentire ai pazienti che lo desiderano di non lasciare in database pubblici dati la cui proprieta' e' esclusiva del paziente.
  • Canvil scrive:
    Problema Politico
    E' sempre un problema politico, se il ministero della sanità dicesse:"da ora in poi le macchine standard per noi lavorano SOLO con questi formati" , a questo punto gli operatori che vogliono vendere negli ospedali , nelle usl e in tutte le strutture sanitarie dovrebbero uniformarsi per forza.... al solito la politica però è in mano alle lobby che questo semplice discorso non lo accetteranno mai..
  • Alphonse Elric scrive:
    Informatica negli ospedali
    Di informatica negli ospedali ce ne è a pacchi.Gli ECG e (quasi) tutta la strumentazione sono dotati di interfacce per comunicare i dati, interfacce per interconnettere apparecchiature diverse affinché possano "sincronizzarsi" fra loro e quindi operare in modo più efficente.Il problema tuttavia è che queste macchine, COSTOSISSIME, utilizzano TUTTE formati proprietari. Le interfacce, i protocolli... sono TUTTI proprietari.Ecco quindi che i dati ricavati dall'ECG non possono essere memorizzati nel computer centrale dell'ospedale NON perché manchi l'ECG o il computer, ma semplicemente perché sono di marche diverse.Questa è la situazione. Nessuno vuole lavorare su uno standard per obbligare i medici a scegliere solo apparecchiature della stessa marca (apparecchiature che spesso costano decine, se non centinaia, di milioni di vecchie lire), costo che ovviamente l'ospedale cerca di abbattere scegliendo attrezzi di marche diverse.In questa situazione pretendere che la propria cartella clinica memorizzata in un ospedale possa addirittura funzionare in ospedali diversi quando già nello stesso edificio ci sono problemi di comunicazione fra le varie apparecchiature porta, di fatto, all'impossibilità di realizzare ciò che l'utente (legittimamente) chiede.Si potrebbe per esempio creare una cartella clinica MOLTO dettagliata, memorizzando automaticamente gli ECG fatti, i risultati di tutti gli esami, ecc. con probabilità di errore quasi nulla (quasi nulla poiché gestita direttamente dalle macchine e non da persone che magari, perché stanche, possono sbagliare). Spero un giorno che si possa arrivare a questo... quando finalmente si preferiranno degli standard aperti a sistemi chiusi ermeticamente in cui ognuno parla la lingua del suo padrone.
    • dacho scrive:
      Re: Informatica negli ospedali
      C'è una cosa che non capisco quando sento o leggo questo tipo di argomentazioni, pur (tristemente) inconfutabili: abbiamo un'Università PUBBLICA.Questa è fatta di studenti e docenti, ma anche di ricercatori, dipartimenti ed enti di studio.Possibile che esigenze come questa siano completamente privatizzate? Con i soldi - comunque inferiori rispetto alla media UE - che lo Stato spende in ricerca non si potrebbe finalmente instaurare una joint-venture tra facoltà/dipertimenti diversi per sviluppare una soluzione HW/SW medicale, magari rilasciandola poi come OS???La risposta, "tecnicamente", è si, lo so... E politicamente..?
      • exio82 scrive:
        Re: Informatica negli ospedali

        abbiamo un'Università PUBBLICA.
        Questa è fatta di studenti e docenti, ma anche di
        ricercatori, dipartimenti ed enti di studio.
        Possibile che esigenze come questa siano
        completamente privatizzate? Con i soldi -
        comunque inferiori rispetto alla media UE - che
        lo Stato spende in ricerca non si potrebbe
        finalmente instaurare una joint-venture tra
        facoltà/dipertimenti diversi per sviluppare una
        soluzione HW/SW medicale, magari rilasciandola
        poi come OS???Secondo me il problema e' che le buone idee come questa ce le abbiamo noi, non i politici. Quando le diciamo ai politici forse, se gli gira bene, le fanno fare (male) ai loro amici e si tengono il merito.Vengono male per forza perchè l'unico che la le idee chiare su come deve essere fatto qualcosa è quello a cui viene l'idea.Come si puo' fare?Ah un'altra cosa.. sembra che le università possano rivendicare il diritto di proprietà sulle tesi in qualche modo, altro furto di merito
      • ... scrive:
        Re: Informatica negli ospedali
        Certo che è possibile ! Lo stato (con la esse minuscola) non investe nella ricerca e lascia le università ad risolversela da sole. Queste ovviamente si alleano con questa o quella multinazionale per guadagnare prestigio e quanto meno far impiegare i loro studenti migliori (altrimenti ci sarebbe la fuga in massa: chi ha voglia di fumarsi 8 ore di analisi mista a geometria spaziale al giorno se non ha un obiettivo ben preciso in testa ?) e per forza di cose ci si viene in contro anche a costo di rimettersi a livello di compatibilità.
    • efdsyhhgxja z scrive:
      Re: Informatica negli ospedali
      posso dirvi che le ASL regionali utilizzano formati differenziati tra di loro.Di fatto si trattano i dati in identica maniera ma in modalità differenti.Il lavoro da compiere per "standizzare" i metodi di archiviazione non sarebbe eccessivo (seppur ogni singolo settore debba avere un proprio standard ideale, ponendo l'esempio di un elettrocardiogramma sarebbe possibile riportare il grafico in modalità testuale ma non lo sarebbe altrettanto per un ecografia).Basterebbe dire che tutte gli elettrocardiogrammi sono in testo e tutte le ecografie in BMP.No va beh basterebbe che tutti usassero lo stesso numero di spazi o gli stessi separatori (.,|,,,;,#,:, ..ecc)Gli strumenti ci sono ma manca ancora una voce che POSSA definire LO standard, fino ad allora ogni software potrà fare quello che gli resta più comodo per capirsi e capire i suoi fratelli.
      • Ciano scrive:
        Re: Informatica negli ospedali
        Gli ECG possono essere salvati in WAV con tutti i campioni acquisiti.Il resto si possono convertire magari in XML con relativo foglio di stile per visualizzare e stampare i dati, poi si possono coinvolgere le università e le aziende produttrici per sviluppare un convertitore per ogni modello.
        • c1p8 scrive:
          Re: Informatica negli ospedali
          Non è proprio così in tutti gli ospedali; conosco molto bene quello di Desio (MI), un ospedale in cui l'informatica è di casa, tutti i reparti collegati, referti rilasciati su CD o cartaceo, tutti i dati afferiscono ad un unico DB pur avendo strumenti di marche e piattaforme differenti.Basta volerlo e le cose si fanno, certo che se i soldi destinati all'informatizzazione se li intasca qualche dirigente che passa il contratto a suo "cuggino..." allora è un'altra storiac1p8
  • avicenna scrive:
    è una babele
    Il problema è grave e allo stesso tempo complesso.sono molti anni che mi chiedo la stessa cosa. In parte si può trattare di interessi vari e divergenti, main buona misura credo sia anche una questione culturale. Forse per certi aspetti bisognerebbe rivedere l'impostazione di fondo della pratica medica, soprattutto in quelle specializzazioni che non sono per forza di cose legate alle tecnologie informatiche (come invece lo può essere ad esempio la radiologia). Le cartelle cliniche digitali sono realtà in diversi ospedali, ma rimangono fenomeni puntiformi. Personalmente mi sono interessato più volte dell' informatizzazione delle cartelle cliniche, ed uno dei problemi più grossi incontrati è la difficoltà nel trovare uno standard di riferimento. Spesso si utilizzano sistemi proprietari nati per soddisfare le esigenze di una specifica unità operativa, che sono frequentemente diverse da quelle di altri reparti. In effetti a fronte dei molti progetti di informatizzazione avanzati, di fatto la situazione è rimasta a carta penna e calamaio o, nel migliore dei casi, ad un wordprocessor. Le asl poi, perennemente in deficit ed in carenza di organici, spesso non considerano la creazione di unità operative specifiche per l'informatizzazione (compresa l'istruzione e l'assistenza del personale sanitario) come una delle priorità più urgenti, sebbene sia evidente che ciò nel medio e lungo periodo aumenterebbe immensamente l'efficienza dei servizi. Questo ovviamente avrebbe ricadute positive sulle spese, oltre che sulla salute degli utenti. Insomma mi sembra che l'informatizzazione sanitaria sia ancora legata alla buona volontà pionieristica di pochi. Sarebbe auspicabile l'attuazione di un "vero" progetto nazionale di informatizzazione sanitaria, magari con i soldi risparmiati dalle poltrone.... ;)
  • ... scrive:
    Ma che ti aspetti...
    ...da un paese dove ospedali fatiscenti non vengono rimessi in sesto finchè non arriva striscia la notizia a far notare i gatti morti dietro le tubature a mezzo metro dalle barelle con i degenti appena operati (e tecnicamente più deboli a livello immunitario) ?In un paese così pensi che qualcuno si preoccupi di una "stupida" allergia ?
    • uguccione500 scrive:
      Re: Ma che ti aspetti...
      ...per non parlare del fatto che chi sta davanti a un terminale, dove esistono i terminali, non sappia minimamente usarlo... E CHE CASPITA.....
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