Equo compenso, la SIAE vuole di più

I denari raccolti in Italia con l'equo compenso imposto su tutti i dispositivi che possono ospitare copie private sarebbero nettamente inferiori a quelli rastrellati in altri paesi europei: ad aggiornare i conti pensa la Legge di Stabilità. Con un omaggio alla SIAE

Roma – L’Italia sarebbe rimasta indietro rispetto ai paesi che impongono un equo compenso sui dispositivi che offrono la possibilità di conservare delle legittime copie private: è tempo di aggiornarsi, secondo la SIAE. Sarà la legge di Stabilità a recepire questa esigenza.

Le indiscrezioni si erano affollate negli ultimi mesi, ad assumere concretezza con la lettera del presidente della SIAE Gino Paoli indirizzata al Ministro Bray, che avrebbe dovuto “farsi promotore di iniziative tese ad adeguare alle medie europee le tariffe della cosiddetta copia privata”. “Bisogna che si chiarisca una volta per tutte – spiegava Paoli – che il diritto d’autore non è una tassa, ma il giusto compenso di lavoratori, gli autori appunto, e, spesso, la loro unica fonte di reddito. Voglio anche chiarire che la SIAE, anche in considerazione della situazione economica del Paese, è fermamente contraria all’introduzione di nuove tasse o di tasse di scopo, come si sente raccontare in questi giorni.”

Un semplice riallineamento alle medie europee, questo chiedeva SIAE: i 23 paesi europei che credono nell’idea di far gravare su hard disk e telefonini, su supporti ottici e tutto ciò che offra spazio di archiviazione una tassa per compensare l’industria dei contenuti per le copie private effettuate dai fruitori e acquirenti delle loro opere hanno provveduto ad aggiornare progressivamente le tariffe al mercato. L’Italia è dotata di uno strumento preposto, un tavolo tecnico da istituire con l’avallo del Presidente del Consiglio dei Ministri, con lo scopo di rappresentare tutti gli interessati e di permettere il dibattito fra le parti, uno strumento introdotto con il decreto Bondi , insieme alla controversa estensione dell’equo compenso a tutti i dispositivi anche non esplicitamente destinati alla copia privata.

Ma l’Italia ha scelto di battere un’altra strada , quella più rapida della farcitura di un complesso schema legislativo con emendamenti ad hoc. Sono stati incuneati nella Legge di Stabilità in via di approvazione con l’avvicinarsi delle festività: le indiscrezioni riguardo alla manovra, le preoccupazioni dei consumatori, le critiche dell’industria dell’elettronica di consumo hanno trovato fondamento.

L’ emendamento , prima respinto e poi reintegrato, è il numero 1754, firmato da Franco Ribaudo (PD), Magda Culotta (PD), Antonino Moscatt (PD) e Lilliana Ventricelli (PD). Si propone di innestare nella legge sul diritto d’autore una disposizione che recita così:

167-bis. Al fine di sostenere il diritto d’autore e le attività dello spettacolo, dall’entrata in vigore della presente legge, i compensi previsti per ciascuno degli apparecchi o supporti di cui al comma 1 dell’articolo 71-septies della legge 22 aprile 1941, n. 633, sono aggiornati, con il decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo di cui al medesimo articolo 71-septies, in misura almeno pari alle corrispondenti medie europee accertate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentita la Società Italiana Autori Editori (S.I.A.E.), e calcolate con esclusivo riguardo ai Paesi Europei nei cui ordinamenti è prevista la remunerazione della riproduzione privata ad uso personale.
.

Nessuna mediazione tra le parti convenute a confrontarsi: l’equo compenso, stando all’emendamento, dovrebbe essere stabilito con dei criteri indiscutibili che guardino alle pratiche adottate nei paesi europei . Non tutti i paesi europei, ma solo quelli che prevedono una disciplina dell’equo compenso per copia privata: la Spagna, ad esempio, che ha scelto di estirpare il compenso per copia privata dal proprio ordinamento, o il Regno Unito e l’Irlanda, che non l’hanno mai previsto, non rischierebbero così di abbassare la media. Proprio nei dibattiti che nei giorni scorsi hanno infiammato le cronache emerge come le quote pagate in Francia e in Germania in qualità di compenso per copia privata siano decisamente più cospicue. Quote cospicue che però, sottolinea l’avvocato Scordino in rappresentanza di SIAE, non sono direttamente correlabili a prezzi maggiorati per il consumatore finale, che in Italia finisce comunque per pagare un iPhone 5S con hard disk da 16 GB (questo l’esempio chiamato in causa) più che in Francia o in Germania, nonostante l’Italia preveda una compensazione di 90 centesimi, mentre in Francia e in Germania sia prevista rispettivamente una compensazione di 8 euro e 36 euro.

L’emendamento non si occupa però delle dinamiche di mercato e dell’ eventuale ricaduta sui consumatori del lievitare del compenso , ma aggiunge una precisazione importante riguardo ai denari racimolati:

“Il 50 per cento dell’eventuale incremento rispetto all’esercizio 2012 dei compensi ripartibili annualmente alla S.I.A.E ai sensi dei commi 1 e 3 dell’articolo 71-octies della legge 22 aprile 1941, n. 633, è destinato dalla S.I.A.E. stessa, d’intesa con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al sostegno delle attività previste dal comma 2 dall’articolo 2 dello statuto della S.I.A.E.”

Con l’entrata in vigore del nuovo regime dell’equo compenso, stima l’avvocato Guido Scorza, gli 80 milioni di euro che vengono rastrellati con l’equo compenso con la disciplina vigente potrebbero raddoppiare . Oltre alle trattenute a titolo di rimborso spese per la gestione della copia privata che si stima potranno raggiungere i 10 milioni di euro, alla SIAE spetteranno ulteriori denari per “finanziamenti, borse di studio e altri benefici, anche a non associati” per iniziative ritenute “meritevoli”. Nulla a che vedere, dunque, con la compensazione che la legge stabilisce a favore dei titolari dei diritti, che dovrebbero essere ricompensati per le copie legittime che il cittadino esegue su opere che ha regolarmente acquistato.

Gaia Bottà

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  • iRoby scrive:
    Non ho capito
    Non ho capito bene... Microsoft pagherebbe Yahoo! per tenere a cuccia il suo search in favore di Bing?Cioè pagherebbe una cifra sicura per non avere un terzo incomodo che frammenterebbe il mercato dell'advertising online?
    • asdf scrive:
      Re: Non ho capito
      Yahoo! non ha piu il proprio search da anni, yahoo search è solo bing con qualche modifica.http://punto-informatico.it/2685417/PI/News/microsoft-piu-yahoo-ora-ufficiale.aspx
      • Funz scrive:
        Re: Non ho capito
        - Scritto da: asdf
        Yahoo! non ha piu il proprio search da anni,
        yahoo search è solo bing con qualche
        modifica.

        http://punto-informatico.it/2685417/PI/News/microsUna volta Y! più che un motore di ricerca era una directory di indicizzazione dei siti. Poi evidentemente il web è diventato troppo grande...
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