HP e IBM, licenziamenti strategici

I pezzi grossi tagliano e annunciano nuovi piani per il futuro. Ma se per Palo Alto è chiaro che si tratta delle conseguenze dell'addio a WebOS, per Armonk tutto è avvolto nel mistero
I pezzi grossi tagliano e annunciano nuovi piani per il futuro. Ma se per Palo Alto è chiaro che si tratta delle conseguenze dell'addio a WebOS, per Armonk tutto è avvolto nel mistero

Tempo di crisi, tempo di tagli. E anche i più grandi colossi della tecnologia, come IMB e HP, si vedono costretti a ridimensionare il proprio personale .

HP ha licenziato 275 lavoratori , per lo più tecnici, che si occupavano dello sviluppo di WebOS , il sistema operativo per i dispositivi mobile diventato open source. Se si considera che all’inizio dell’anno i dipendenti che si occupavano di WebOS erano circa 600, quasi la metà della divisione è stata mandata a casa .

HP ha diffuso un comunicato in cui afferma: “Dato che WebOS sta portando avanti il passaggio dai servizi mobile all’open source non ha più bisogno di esperti d’ingegneria o di altre relative figure considerate prima necessarie. Puntiamo a creare una squadra più piccola e più efficiente che sia più preparata a sviluppare il sistema open source di WebOS e, a lungo termine, il software HP”. Infine assicura: “HP sta lavorando per ridistribuire i dipendenti colpiti da questi cambiamenti in altri ruoli in azienda”

L’annuncio di HP non sembra inaspettato: WebOS ha difficoltà a decollare e appena il mese scorso Jon Rubinstein, ex CEO Palm, aveva abbandonato Hewlett-Packard .
Sembra poi che molti tagli abbiano interessato i lavoratori che si occupavano dell’hardware. Se confermato, forti dubbi si addenserebbero sui propositi di HP di produrre altro hardware WebOS.

Non se la passano meglio gli uomini e le donne IBM, mille dei quali l’azienda ha deciso di fare a meno negli Stati Uniti: e si teme che il numero di licenziamenti possa aumentare . Quasi la metà dei dipendenti erano precari o lavoravano da casa. La notizia è stata data da Alliance@IBM/CWA Local 1701 , una sorta di sindacato dei lavoratori IMB legato alla Communications Workers of America .

Big Blue ha rilasciato un comunicato in cui non ha confermato chiaramente i licenziamenti, ma ha parlato di un “riequilibrio” della forza lavoro, vale a dire la riduzione dei dipendenti in alcune aree e l’assunzione di nuovi lavoratori in altre . “Questa flessibilità consente a IMB di rimanere competitiva e rilevante in un settore che cambia continuamente e, data la natura concorrenziale della nostra attività, non discutiamo pubblicamente i dettagli dei nostri piani di assunzione”.

Come tutti gli altri giganti della tecnologia, dal 2010 IBM non dichiara i numeri del suo organico . Dato che nel 2009 i lavoratori statunitensi in Big Blue erano 105mila, diversi sindacati stimano che, attualmente, il numero sia sceso a meno di 100mila.

Tuttavia, a differenza di HP che ha di fatto terminato le attività di un ramo aziendale con l’apertura di WebOS, IBM non sembra essere costretta a fare scelte drastiche. Tutt’altro. Big Blue ha infatti terminato il 2011 con una crescita del 7 per cento e un fatturato di 106,9 miliardi di dollari. Il riassetto dell’organico potrebbe dunque essere davvero la premessa di una svolta strategica.

Gabriella Tesoro

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

02 03 2012
Link copiato negli appunti