Il 2009 inizia bene per i troll dei brevetti

Dalle grandi multinazionali ai pezzi grossi dello spettacolo, nessuno si salva dalla furia delle nuove campagne contro ventilati abusi di brevetto

Big Corp. sta provando a neutralizzare i professionisti del patent trolling per mezzo del consorzio Allied Security Trust , ma nel frattempo le sanguisughe dell’innovazione statunitense (o presunte tali) sono più attive che mai nel chiamare davanti al giudice una sequela senza fine di persone ed entità commerciali, colpevoli di “abusare” di invenzioni misconosciute registrate all’ USPTO e mai messe a frutto dai rispettivi proprietari.

L’ultimo caso a guadagnarsi gli onori della cronaca coinvolge nientemeno che Oprah Winfrey, regina dei talk show americani, eminenza della TV e tra i personaggi più influenti dell’intrattenimento a stelle e strisce: è colpevole, secondo l’accusa, di aver violato il brevetto 7.11.252 per “migliorare il touch & feel su Internet” registrato dall’avvocato-inventore Scott C. Harris.

Harris ha una lunga storia di brevetti e (soprattutto) cause intentate contro i grandi nomi per l’ipotetico utilizzo indebito delle sue IP (proprietà intellettuali) in prodotti commerciali, e ha recentemente concesso alcune di queste IP a una società terza che le ha subito utilizzate per trascinare in tribunale i presunti colpevoli . Winfrey è stata citata dalla società Illinois Computer Research , di proprietà dell’avvocato James Beauregard Parker, e se i rapporti precisi tra Harris e la suddetta ICR non sono attualmente noti, è certo il motivo del contendere, vale a dire la funzionalità di preview del servizio Oprah’s Book Club .

Il modo in cui l’Oprah’s Club permette agli utenti di consultare estratti delle opere prima dell’acquisto sarebbe già stato coperto dal brevetto di cui sopra, cosa che costringerebbe dunque Winfrey, ma anche Google e parecchi altri a pagare multe e percentuali all’attuale proprietario della IP , vale a dire la suddetta ICR. Oltre alla famosa presentatrice televisiva, la causa cita tra gli altri presunti colpevoli anche Sony, che con i prodotti della serie Bookreader sarebbe in flagrante violazione del brevetto 7.11.252.

Quel che è capitato a Intel, poi, non può essere definito in pieno l’operato di un patent troller di professione, ma nondimeno rappresenta l’ennesimo caso utile a mettere in luce gli effetti negativi dell’attuale sistema dei brevetti sull’innovazione tecnologica . Il chipmaker di Santa Clara avrebbe ottenuto per mano di Steve Jobs le cianografie della circuiteria del processore poi noto come Core 2 Duo e la relativa tecnologia di virtualizzazione integrata. Secondo i detrattori e accusatori il design di uno dei prodotti commerciali più riusciti di Intel sarebbe stato sottratto a Matthew Robert Young, attuale ospite della prigione Snake River in Ontario, Oregon, che ha chiesto la bellezza di 5 miliardi di dollari per quello che lui considera un furto, sostenendo di poter provare di essere “l’unica persona al mondo” in grado di sapere come funziona la CPU.

Nel 2003 Young avrebbe approcciato Jobs con l’intenzione di concedergli (o vendergli) i diritti di sfruttamento di “Lancelot”, il nome che l’inventore-ingegnere-carcerato aveva dato a “un computer a prova di hacker e virus con microprocessori multifase”. Ma il boss di Apple, sostiene il detenuto, invece di accordarsi con Young avrebbe passato le informazioni a Intel che ne avrebbe tratto poi la sua nuova generazione di processori per il mercato desktop e professionale. Young presenta missive che nelle suo intenzioni dovrebbero rendere chiara la coscienza sporca di Intel nei confronti del suo lavoro di ingegnerizzazione ed evoca le sacre scritture a testimonianza della giustezza del suo operare.

Chi invece in prigione meriterebbe forse di passarci qualche notte per eccesso di verve creativa sono gli autori dei brevetti di IBM, sin troppo attivi nella registrazione ossessivo-compulsiva di IP inutili , risibili o inqualificabili che hanno pensato bene di cominciare il nuovo anno con un nuovo… brevetto, forse meno risibile di quelli precedenti ma sicuramente altrettanto discutibile. L’applicazione di brevetto 7.472.065 parla infatti di un sistema per “generare fenomeni paralinguistici attraverso markup nella sintesi vocale del testo scritto”, un meccanismo potenzialmente in grado di donare un tocco di umanità in più ai robot o alle tante voci sintetiche che accompagnano i suoni di stazioni ferroviarie, registrazioni di attesa dei call center e quant’altro.

Alfonso Maruccia

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  • una ragazza scrive:
    mah...
    Se sei famosa te le devi aspettare queste cose... alzi che ti hanno dato solo della "zozzona".Ho visto un paio di foto e mi sembra più un serata goliardica tra amici!Però si vede che le foto non sono fatte da professionisti e probabilmente da un telefonino, la capisco che più che censurare le foto voleva sapere "chi tra quello/a XXXXXXX/a che credo amico/a?"
  • Marco scrive:
    ben detto
    Ben detto...Credo sia giusto esasperare la ricerca della libertà dell'individuo, perchè no anche sulla rete.Ma qui si sta parlando di difendere un reo solo perchè il reato è stato perpetrato via internet...Se io diffamassi l'autrice dell'articolo... Facendo 100 telefonate col telefono di un mio amico...
  • supervacuum scrive:
    giusto e sacrosanto

    Coloro che si sentono chiamati in causa non scelgono di
    intessere una conversazione con i cittadini della rete,
    così come prevedono le strategie dell'Air Force
    statunitense, non ritengono opportuno di dotarsi degli
    strumenti per rispondere ai netizen opponendo le proprie
    ragioni. Imbracciano invece le armi legali, denunciano e
    tentano di costringere le piattaforme a rivelare l'identità
    di anonimi netizen e consumatori. Con il risultato, così
    come nel caso di Cohen, di attirare l'attenzione della rete
    verso le sortite più sgraditeGentilissima Gaia,posso comprendere che tu abbia simpatie di stampo sinistrorso/anarchico ma queste non dovrebbero apparire in un e-magazine cha parla di informatica.Secondo il suo modo di vedere, se vengo diffamato o se vengono pubblicate delle mie foto - probabilmente senza il mio consenso - allora devo rispondere solo e soltanto attraverso la rete; non ho diritto a sapere chi mi sta diffamando. Questo, capirà da sola, è una asimmetria: chi mi attacca sa chi sono e ha anche informazioni molto personali; io non so chi sono e non posso controbattere, specialmente usando la stessa moneta (se non so chi è non posso attingere ad informazioni su di lui/lei).C'è di più: viviamo in degli stati di diritto (più o meno, dirai tu - ma non è questo il punto) e la Legge dice che se lede la mia dignità personale io posso agire contro di lui.Ora, nè Google nè tantomeno la Rete possono pensare di essere al di fuori di questa giurisdizione. Un reato resta un reato indipendentemente da che venga commesso dentro o fuori dalla rete. Altrimenti, con la sua logica, potremmo dire che un ISP può rifiutarsi di dire chi si è collegato a Paypal per rubarne i numeri delle carte di credito.
    • Mk . scrive:
      Re: giusto e sacrosanto
      Concordo.Il blogger ha commesso un reato. Google sa chi è, o può cmq facilmente risalire alle sue generalità.Quindi se Google non tira fuori il nome diventa complice di un reato.
      • unaDuraLezione scrive:
        Re: giusto e sacrosanto
        contenuto non disponibile
        • ciko scrive:
          Re: giusto e sacrosanto
          - Scritto da: unaDuraLezione
          avete ragione entrambi, ma di fatto fare una
          denuncia e finire sui quotidiani significa
          pubblicizzare quelle foto che molti non avrebbero
          mai
          visto.e quindi farsi conoscere da tanti che non sapevano manco di chi stiamo parlando...il gossip e' il pane quotidiano per tanti attorucoli/mignottelle
      • snem scrive:
        Re: giusto e sacrosanto
        Quando un tribunale deciderà che si è commesso un reato, allora non c'è dubbio che Google darà tutte le informazioni.
    • snem scrive:
      Re: giusto e sacrosanto
      Credo che l'autrice dell'articolo stesse raccontando gli effetti di una tale strategia difensiva, facendo notare come spesso sia inefficace (anche in caso di condanna da parte del tribunale), tanto inefficace da far cambiare approccio all'"air force" stessa.In quanto a Google, proprio perchè si muove dentro uno "Stato di diritto", aspetta la decisione di un tribunale per rivelare i dati, secondo le stesse leggi per le quali è stata fatta la denuncia."Un reato resta un reato indipendentemente da che venga commesso dentro o fuori dalla rete."Ma si deve prima giudicare se è stato commesso un reato, in un tribunale.
    • Carletto scrive:
      Re: giusto e sacrosanto
      Magari mi sbaglio, ma hai equivocato quanto scrive.
  • Certoche.. scrive:
    Beh..
    Se le foto son vere, e pare proprio di si, non c'è proprio niente da aggiungere... e niente da fare. Vuol dire che ha amici fidati :-)
    • Mi scoccio di loggare scrive:
      Re: Beh..
      - Scritto da: Certoche..
      Se le foto son vere, e pare proprio di si, non
      c'è proprio niente da aggiungere... e niente da
      fare. Vuol dire che ha amici fidati
      :-)Se alle foto ( che posso aver scattato in un luogo pubblico ) aggiungo commenti stupidi o diffamatori, commetto un reato.Posso aver ottenuto le foto anche grazie ad un attacco informatico sul computer della modella...Insomma, una cosa e' pubblicare foto, un'altra e' diffamare.Il diritto all'informazione e' sacrosanto, quello alla diffamazione no.Mettetevelo in testa.
      • Ricky scrive:
        Re: Beh..
        Vorrei dire anche la mia , in merito a questa faccenda.Informare la gente e' un bene,senza informazione puntuale, libera e GIUSTA sarebbe un problema gestire le malattie mentali di TALUNI AL POTERE (e non faccio nomi o mi censurano :) ).La diffamazione e' un reato previsto, si applica quando uno non sta' facendo informazione ma sta' massacrando una persona dicendo BUGIE su di essa.Il problema non e' se e' punito o no questo reato,esiste quindi se dici XXXXXte ti legano, ma LA PUNIZIONE CONTEMPLATA.Se hai un mezzo di comunicazione di massa e questo e' RILEVANTE perche' visto da miliaia o addirittura milioni di persone, quello che scrivi e' assai piu' rilevante che se lo scrivessi da un blog semisconosciuto.Se poi a scriverlo e' pure una persona che gode di un certo seguito e di un certo credito, la persona bersagliata viene ANNIENTATA.Risalire la china e' quasi impossibile e la tua vita e' devastata per sempre.Quindi la vedo cosi':scivi quello che ritieni giusto, corroborato da prove,fai VERA INFORMAZIONE (della vita della modella per esempio ai piu' frega ZERO, se trovi altro materiale forse e' meglio) e nessuno ti censurera' o blocchera' fraudoletamente.Ma se scrivi XXXXXte...la punizione DEVE essere COMMISURATA e le SCUSE PUBBLICHE DEVONO avere ancora piu' spazio delle CALUNNIE!Se poi tu scrivi il vero e I POTENTI ti massacrano di avvocati querelandoti,bhe, anche li una sorta di paraXXXX per i piu' deboli dovrebbe essere fatto altrimenti TALUNE PERSONE possono dire quello che vogliono
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