Il digitale italiano avanza, trainato da cloud e IoT

Assinform registra una crescita del comparto dell'1,8 per cento nel 2016 e stima una crescita del 2,3 per cento per quest'anno. Grande sforzo dell'amministrazione pubblica, ma si può fare ancora di più

Roma – Assinform, l’associazione nazionale che raccoglie le principali aziende italiane che operano nel settore dell’Information Technology, assieme a NetConsulting Cube ha fatto il punto della situazione sul mercato digitale indagando sugli effettivi progressi di un comparto che dimostra ambizioni propulsive ma che è costretto a scontrarsi con un contesto di generale incertezza. Dall’analisi emerge un dato di ripresa del +1,8 per cento nel 2016 che nel corso di quest’anno dovrebbe aumentare per giungere ad un +2,3 per cento (i segnali di ripresa degli anni precedenti erano molto più tiepidi ). C’è però da recuperare un importante gap con gli altri paesi europei, dovuto ai rallentamenti degli scorsi anni.

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Riusciranno la Strategia Digitale promossa dal Governo e la prospettiva dello sviluppo di un’ Industria 4.0 , accompagnati dalla creazione di nuove competenze, a spingere l’Italia verso una decisa ripresa del comparto? Per Assinform i segnali di crescita trasmettono ottimismo: il valore generato dalle aziende che operano nel settore IT nel 2016 si è attestato su 66.100 milioni di euro con un trend di crescita migliore di mezzo punto rispetto a quanto inizialmente stimato (il balzo maggiore spetta alle telecomunicazioni con una crescita del 3,4 per cento). Ma se si estende il perimetro dell’analisi si scopre che i contenuti e la pubblicità digitali  hanno vissuto visto un aumento del +7,2 per cento, i servizi ICT un +2,5 per cento e ancor più il software e le soluzioni ICT con un +4,8 per cento. Il vero carburante per la crescita è rappresentato dal cloud, con un tasso di crescita del 23 per cento, ma anche l’IoT scalpita, con crescite del 14,3 per cento, seguiti da mobile business (13,1 per cento) e soluzioni per la sicurezza (11,1 per cento).

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Agostino Santoni, Presidente di Assinform, ha commentato così il panorama evidenziato: “I progressi rilevati vanno oltre i timidi segnali di un anno fa, confermando in modo netto la ripresa degli investimenti nell’innovazione tecnologica nel nostro Paese”, complici anche i programmi del governo per “ammodernamento dei processi produttivi, l’automazione e la semplificazione dell’attività amministrativa, la valorizzazione del tessuto produttivo in chiave di industria 4.0”. “Certo – osserva Santoni – servirebbe ancora più spinta, soprattutto sul fronte della domanda sempre più esposta ai confronti internazionali, ma i segnali sono buoni”.

Il comparto digitale mostra una buona crescita in termini di investimenti e si accompagna anche a interessanti dati di occupazione . Se rimane costante la percentuale di occupati in professioni ICT (3,2 per cento) è cresciuto invece di 6 punti il tasso di occupazione riguardante funzioni direttive e tecniche ad alta qualificazione (già nel 2015 il dato era al +30 per cento). Ma si guarda con fiducia anche alle startup che nel corso del 2016 hanno toccato quota 6745, segnando un +31 per cento. Confrontando il dato con il 2014 il balzo risulta addirittura del +112 per cento.

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Entrando più nel dettaglio nei progetti su cui l’Italia si trova impegnata si nota che i dati sono meno sbalorditivi ma comunque ottimistici. Il programma della travagliata Agenda Digitale prosegue, specialmente sul fronte dell’estensione della banda larga con un +4 per cento (15,4 milioni di utenti a settembre 2016) e un po’ più lentamente per quanto concerne il coinvolgimento della pubblica amministrazione: SPID vede attive 1,2 milioni di identità digitali, si prosegue sul fronte dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente ( ANPR ) e progredisce il sistema PagoPA che attualmente vede 15.291 PA aderenti e 10.758 attive, ormai rodata invece il sistema di Fatturazione Elettronica per la PA, riconosciuta come best practice a livello europea. Ma si può fare di più e spendere meglio , secondo Assinform. Sul fronte del progetto Impresa 4.0 sono ancora diverse le incertezze che devono essere risolte per poter essere ammessi ai benefici fiscali: “Sciogliere le residue incertezze è anche l’unico modo per far sì che l’iniziativa coinvolga le tante imprese di minori dimensioni che ancora stentano ad innovare, e fare in modo che esse, con tutto il loro peso occupazionale e produttivo, continuino a far parte o entrino in filiere sempre più efficienti e competitive”, ha commentato Santoni.

Mirko Zago

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