Immuni, anche Giorgia Meloni non la scaricherà

Immuni è a un bivio: l'opinione contraria di parti politiche influenti rischia di minare definitivamente le potenzialità dell'app sul nascere.
Immuni è a un bivio: l'opinione contraria di parti politiche influenti rischia di minare definitivamente le potenzialità dell'app sul nascere.
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Chi ci segue sa che fin dalla prima ora siamo stati favorevoli al progetto Immuni, pur predicando la necessità di restare vigili sulla questione. Favorevoli, perché di fronte ad una pandemia occorre munirsi di ogni arma possibile per poter limitare gli effetti nefasti che questa situazione può riversare sulla salute pubblica, sulla società e sull’economia; vigili, perché il rispetto della privacy e la sicurezza debbono restare principi inviolabili. Al tempo stesso fin dalla prima ora lo abbiamo sottolineato: il principale ostacolo di Immuni sarebbe stato nella frammentazione dell’opinione pubblica, elemento sul quale la politica versa benzina ogni giorno per convenienze di parte.

Un’app che dovrebbe sorreggersi sulla cooperazione di milioni di italiani, uniti sullo stesso fronte per costruire una nuova leva di contenimento dei contagi, si trova in realtà di fronte un quadro troppo complesso per poter mettere milioni di italiani attorno ad un medesimo progetto. Troppo complesso, soprattutto in mezzo alle tensioni sociali che lo strascico dell’emergenza sanitaria si sta portando appresso.

Immuni? Giorgia Meloni è contro

Nelle ultime ore è stata Giorgia Meloni a tuonare contro Immuni. La leader di Fratelli d’Italia spiega che non intende scaricare Immuni e porta avanti le proprie motivazioni durante la presentazione del candidato regionale Fitto in Puglia. Lo fa in realtà con argomentazioni tardive e fuorvianti, ma che inevitabilmente non faranno altro che alimentare il fuoco nemico al progetto. Così nelle parole raccolte da ADNKronos:

Non ho scaricato l’app Immuni e invito tutti a non scaricarla. Perché è una iniziativa fatta in violazione del codice appalti e delle norme italiane. Il decreto approvato dice che le informazioni presenti sull’app non possono essere utilizzate per altri scopi ma non sanziona il diverso utilizzo. Non c’è stata una gara pubblica ma il problema è che i dati sulle condizioni sanitarie e gli spostamenti delle persone è il business più appetibile del mondo, per le case farmaceutiche. Senza una legge e delle garanzie costituzionali non si poteva fare, secondo me.

Tali argomentazioni appaiono però tardive perché puntano il dito sulla “fase 1” dell’app, quella problematica procedura di selezione e di divisione delle responsabilità tra ministeri e task force. Con il senno del poi la scelta ministeriale è parsa opportuna, benché nell’emergenza si fossero accelerate le pratiche e il tutto fosse finito in mano ad una azienda che vede come azionisti i figli di Silvio Berlusconi (vogliamo parlarne? si può discuterne, ma questo non è afferente alla bontà del progetto che merita invece discorsi ulteriori).

Tali argomentazioni sembrano inoltre fuorvianti perché parlano di una raccolta dati che non avviene e il fatto che il codice sorgente sia pubblico è una garanzia in tal senso. Secca la risposta del sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento, Gianluca Castaldi:

Dopo Matteo Salvini anche Giorgia Meloni attacca la app Immuni, con i consueti toni complottisti che evidentemente sono un marchio di fabbrica di questo centrodestra. Che alla Meloni interessi più la propaganda politica, rispetto alla salute dei cittadini, era già stato chiaro quando a marzo, in piena pandemia, la sua preoccupazione principale era quella di andare a votare in anticipo a maggio. Un’idea che adesso a tutti noi pare lampante nella sua assurdità. Ma oggi si supera davvero ogni limite, quando si arriva addirittura a boicottare Immuni una app che può evitare l’estendersi di nuovi focolai, salvando quindi molte vite. Immuni rispetta completamente la privacy dei cittadini, visto che non registra alcun dato che consente di risalire all’identità della persona. Chi dice il contrario, è un irresponsabile che mente sapendo di mentire: se non si ha rispetto per la verità, lo si abbia almeno per la vita delle persone.

A questo punto a poco serve capire dove stia la ragione (ed infatti a poco sembrano servire i grandi dibattiti sul tema che ogni giorno permeano i media) perché è chiara una questione: l’opinione pubblica ormai è estremamente polarizzata su questo fronte e non ci saranno probabilmente mezzi per fare di Immuni uno strumento in grado di rivelarsi utile. Non sarà colpa di Immuni, ma della percezione stessa dell’app, la cui immagine è ormai inquinata da critiche “per partito preso” (opinion leader come Salvini e Meloni inevitabilmente pesano), la cui comprensione vera del funzionamento è ridotta a ben poche persone e la cui azione è vista con sospetto da quanti temono geolocalizzazioni che non ci sono.

Che ne sarà di Immuni?

La migliore delle ipotesi è che Immuni si riveli un flop, cioè che non la utilizzi nessuno e che nessuno senta il bisogno di utilizzarla. Questo succederà se la pandemia scomparirà, se nessuno sentirà il prurito della paura – che in epoca di emergenza è ben più urticante di un prurito. Immuni scomparirà dai radar se non avremo focolai, se improvvisamente – per motivi ad oggi non ipotizzabili – il Covid non sarà più un nemico. Ricordiamo le priorità quali sono: non dovremo esultare se Immuni funziona o meno, ma se il Covid scompare. A volte è importante ricordarcelo, per capire di cosa stiamo parlando, evitando così di confondere fine e mezzo per dolo o per errore.

La peggiore delle ipotesi è però più probabile. I casi del mattatoio in Germania e della città di Lisbona di nuovo in lockdown in queste ore, nonché gli echi che arrivano da USA e Brasile, dovrebbero far riflettere in tal senso. L’autunno, infatti, potrebbe portare cattive notizie. Succederebbe però in un contesto ben differente rispetto alla prima volta: l’economia è già fragile, la pazienza è già esaurita. Se nuovi focolai si faranno incontrollabili, le lacrime da piangere saranno ormai esaurite.

Ecco perché continuiamo a ritenere importante favorire l’uso di un’app che possa aiutarci e, al tempo stesso, raccomandiamo un atteggiamento vigile da parte di tutte le parti in causa: ogni aspetto sanitario, legale e comunicativo dovrà essere continuamente affinato, smussando gli spigoli che inevitabilmente un progetto tanto importante – e realizzato tanto in fretta – può presentare. Ma non possiamo pensare di affrontare la guerra di una seconda ondata a mani nude. Né possiamo pensare di affrontarla puntando le dita gli uni contro gli altri, settore contro settore, partito contro partito, persona contro persona.

Non si può pensare però di scaricare ogni colpa ai cittadini, nemmeno nel mezzo del combinato disposto di analfabetismo digitale, disinformazione, opinioni politiche divergenti o quant’altro. Immuni non può permettersi soltanto di esistere: deve avere la forza di convincere. Il progetto deve sapersi raccontare, deve saper informare, deve giocare le carte che ha in mano. Non è questione di colpe e di responsabilità: è questione di remare, perché l’autunno è dietro l’angolo e arriverà con un carico di rischi che nessuno può più permettersi di ignorare.

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25 06 2020
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