Microsoft racconta il dopo-sentenza

L'avvenuta conferma della multa ha tenuto banco per tutta la giornata di ieri. Dopo la decisione del Tribunale di prima istanza il big di Redmond ha rilasciato un comunicato ufficiale. Commenti anche da altri nomi del settore. Le reazioni
L'avvenuta conferma della multa ha tenuto banco per tutta la giornata di ieri. Dopo la decisione del Tribunale di prima istanza il big di Redmond ha rilasciato un comunicato ufficiale. Commenti anche da altri nomi del settore. Le reazioni

“C’è stato ancora poco tempo per leggere la decisione del Tribunale, ed è un tipo di decisione che richiede del tempo per essere compresa integralmente. Ma è comunque chiaro che la Corte ha fatto propri un certo numero di punti sostenuti dalla Commissione. La prima cosa che voglio dire è esprimere la nostra gratitudine a questo tribunale per la protratta valutazione di queste tematiche. Si tratta di questioni ovviamente complicate e importanti, e apprezziamo tutto il lavoro obiettivo e approfondito che c’è dietro la sentenza di oggi”.

Così ieri Brad Smith (nella foto), senior vice presidente e general counsel di Microsoft, ha voluto commentare la sentenza con cui, come già sanno i lettori di Punto Informatico , il Tribunale europeo di prima istanza ha confermato la multa da 497 milioni di euro comminata a Microsoft dall’Antitrust comunitario per abuso di posizione dominante. La sentenza è disponibile a questo indirizzo , al momento solo in inglese o francese.

Smith ha espresso apprezzamento per la bocciatura dell’idea di nominare un esperto fiduciario che dovesse valutare, come richiedeva l’Antitrust, il futuro comportamento dell’azienda, ritenendo anzi che “questa è la porzione più importante della decisione” del Tribunale. Il legale di Microsoft ha spiegato di ritenere “molto importante” per l’azienda aderire alle richieste delle leggi europee e che, di conseguenza, la sentenza verrà studiata e verrà intrapreso tutto ciò che serve per aderire a quanto richiesto.

Il dirigente Microsoft Nelle sue dichiarazioni, Smith ha ricostruito l’andamento del procedimento, spiegando come “tutti siano d’accordo” che oggi in Europa venga venduta una versione di Windows – la celebre Windows N (ora distribuita per analoghe ragioni anche in Corea del Sud) – che aderisce alla sentenza antitrust del 2004 . Ha anche ribadito gli sforzi dell’azienda per rispettare le decisioni della Commissione, e ha sottolineato che nonostante il grande lavoro di tutte le parti alcuni nodi rimangono aperti . Nodi che comunque Smith auspica saranno risolti dalla lettura più attenta di tutti gli aspetti della sentenza.

BigM è cambiata
“Voglio sottolineare – ha anche dichiarato – che molto è cambiato da quando questo caso è iniziato nel 1998. Il mondo è cambiato, l’industria è cambiata e la nostra azienda è cambiata. Abbiamo cercato di sottolinearlo più di un anno fa quando abbiamo pubblicato quelli che abbiamo definito i nostri Windows Principles , principi intesi ad assicurare che le future versioni di Windows, a partire da Windows Vista, si sarebbero conformate ai principi della legge USA ma anche della legge europea”.

“Abbiamo cercato di essere aperti e trasparenti – ha sottolineato il vice president Microsoft – e di rafforzare i nostri legami con il resto dell’industria di settore. E in effetti, va notato che proprio la settimana scorsa abbiamo annunciato un nuovo accordo con Sun Microsystems, e la settimana prima con Novell , ovvero con le due aziende che si sono sedute dall’altra parte del tavolo in questo caso, nove anni fa”.

Microsoft in Europa
“Molto è dunque cambiato – ha continuato Smith – ma dirò che una cosa è rimasta costante, e non cambierà, ed è l’impegno di Microsoft in Europa. Quando questo caso è iniziato, noi avevamo pubblicato Windows in 24 lingue europee. Oggi quel numero è 41, e continuerà a crescere. Quando questo caso è iniziato, in Europa avevamo 3.900 dipendenti, ora ne abbiamo 13.000, e il numero continuerà a crescere. Quando il caso è iniziato, spendevamo 3 milioni di dollari ogni anno in ricerca e sviluppo in Europa; oggi ne spendiamo quasi mezzo miliardo, ed è un numero che crescerà. Ed oggi lavoriamo con più di 200mila business partner, che impiegano quasi 3 milioni di persone nel continente europeo, ed è anche questo un numero che continuerà a crescere”.

Smith, dunque, non ha fatto alcun accenno ad un possibile ricorso contro la sentenza del Tribunale, volendo invece sottolineare l’interesse dell’azienda di fare quanto le sarà prescritto. Il che non vuol dire però, come si fa notare da più parti, che dopo l’analisi della sentenza e del contesto di mercato che si verrà a creare, Microsoft non possa decidere di ricorrere ugualmente. L’accenno di Smith all’esistenza di nodi ancora da chiarire evidentemente non sbarra il passo ad una opzione di questo genere, che dovrà comunque essere esercitata, nel caso, entro e non oltre i prossimi 60 giorni.

Ma ieri è stata anche la giornata in cui hanno voluto commentare la sentenza acerrimi rivali di Microsoft, come Red Hat . Di seguito i dettagli. La decisione del Tribunale è destinata ad avere un impatto su tutto il settore, in quanto avvicina inevitabilmente le azioni di Microsoft alle richieste della Commissione, anche per quanto riguarda uno degli elementi centrali del lungo braccio di ferro tra Redmond e Bruxelles, ovvero le informazioni sui protocolli (client-server, server-server), quelle necessarie a garantire ai competitor di Microsoft la possibilità di realizzare software per Windows capaci di integrarsi e “interloquire” col sistema operativo come già avviene per i prodotti della stessa Microsoft.

Ed è su questo che si è rivolta l’attenzione di Matthew Szulik , chairman e CEO di Red Hat , secondo cui “la decisione presa dal Tribunale di primo grado in Lussemburgo sul caso Microsoft rappresenta una grande notizia per l’innovazione e la libertà di scelta, in Europa e in tutto il mondo”.

“La Corte – ha sottolineato – ha confermato che le leggi sulla concorrenza impediscono a un monopolista di utilizzare il proprio controllo del mercato per trattenere i clienti ed ostacolare nuovi concorrenti. In questo business, le informazioni sull’interoperabilità sono importanti e non possono essere tenute nascoste per escludere possibili concorrenti”. “Red Hat – ha continuato – crede fermamente che sia la concorrenza, e non il ricorso a segreti commerciali e brevetti discutibili, a guidare l’innovazione ed a creare maggior valore per gli utenti. Per questo siamo soddisfatti della decisione generale, in attesa di esaminarla nel dettaglio. Red Hat si congratula con la Commissione Europea, ed in particolare con il Commissario Neelie Kroes, per le sue attività, per la sua costanza e per il suo coraggio nel portare avanti questa causa fino al successo”.

Da parte loro, le stesse Sun e Novell, insieme a Oracle, si sono dette soddisfatte per la sentenza.

Secondo la divisione europea di Free Software Foundation , il lavoro della Commissione è stato “eccellente”. “FSFE e Samba Team – ha dichiarato Carlo Piana, legale di FSFE – accolgono la decisione della Corte come una pietra miliare per la concorrenza. Essa mette fine all’idea che offuscare deliberatamente gli standard e intrappolare i clienti costituisca un modello di business accettabile, e obbliga Microsoft a tornare a competere sul terreno della tecnologia software”.

Volker Lendecke del Team Samba ha invece dichiarato: “Ora che la corte ha deciso, esamineremo da vicino quali sono i termini di licenza per le informazioni di interoperabilità. Sarà molto importante assicurarsi che queste informazioni siano utilizzabili da parte degli sviluppatori di Software Libero, altrimenti il grande successo ottenuto dalla Commissione sarà reso vano. Samba è uno degli attori di primo piano sul mercato dei workgroup server, quello in cui la Commissione ha deciso di ristabilire condizioni di concorrenza”.

UE vs. USA
Di interesse segnalare le reazioni di certi esperti americani, secondo cui le autorità europee, Commissione in primis, avrebbero dimostrato la forza dell’antitrust comunitario, che non se la passa benissimo per le diverse bocciature subite proprio in Tribunale in alcuni casi-chiave di questi anni.

Alcune opinioni riportate da Associated Press non sono tenere con la UE: questo non deve stupire: all’indomani della decisione antitrust del 2004, l’allora commissario europeo Mario Monti fu pesantemente criticato negli USA , dove è del tutto diversa la percezione del procedimento antitrust, complice probabilmente anche la conclusione senza troppe complicazioni di quello svoltosi negli States.

Ne prende atto Carole Handler, avvocato della Foley & Lardner di Los Angeles, secondo cui la sentenza non fa altro che “cristallizare l’incredibile differenza tra le concezioni dell’antitrust nell’Unione Europea e negli Stati Uniti . Più cauto Keith Hylton, docente di Legge a Boston, secondo cui “i rivali di Microsoft non erano riusciti a ottenere dai tribunali americani i paletti che volevano (contro Microsoft, ndr.), così si sono rivolti all’Unione Europea”.

Kroes e Monti
Che il clima negli USA sia sostanzialmente ostile alla severità dell’antitrust europeo lo ha sottolineato non più di un anno fa il commissario Neelie Kroes, succeduta a Monti. Kroes, all’epoca, se la prendeva con interferenze nel caso che sarebbero giunte da Washington e ieri si è detta soddisfatta di una “vittoria agrodolce”.

Monti ieri ha invece parlato di “vittoria totale”. “È confermata la multa – ha sottolineato – ma quello che è molto, molto più importante è che la Corte abbia sostenuto la posizione della Commissione per quanto riguarda le modifiche che Microsoft dovrà introdurre nel proprio business model per non essere più in infrazione nelle regole europee della concorrenza”. Infine Monti ha evidenziato come si tratti di un importante precedente “che dà certezza giuridica ai casi, che sono molti e che saranno ancora più numerosi in futuro, di analoghi comportamenti nell’industria dell’Information Technology”

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17 09 2007
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