No cara Microsoft, non passi lo straniero

Un senatore USA scrive a Ballmer: se dovete licenziare, tenete i vostri compatrioti. Via gli stranieri, dentro gli statunitensi. Intanto Silicon Valley traballa e s'affanna
Un senatore USA scrive a Ballmer: se dovete licenziare, tenete i vostri compatrioti. Via gli stranieri, dentro gli statunitensi. Intanto Silicon Valley traballa e s'affanna

Il senatore Chuck Grassley , decano al Congresso per lo stato dell’Iowa, ha scritto una lettera aperta al CEO di Microsoft Steve Ballmer: in poche righe il politico ricorda all’amministratore delegato tutte le proprie perplessità sui nuovi visti per l’assunzione di personale qualificato straniero (L-1 e H-1B), e quanto sia importante in questi tempi di magra tenere conto delle qualità dei propri compatrioti prima di quelle dei cittadini del resto del mondo.

In altri tempi, forse il senatore non si sarebbe neppure azzardato a scriverla questa lettera: Bill Gates , fino a pochi anni fa CEO e oggi solo presidente di Microsoft, più volte si è espresso in modo molto critico riguardo la politica di concessione dei visti per ragioni lavorative ai cittadini non statunitensi, ma per ragioni opposte a quelle di Grassley. Secondo Bill, infatti, L-1 e H-1B sono un freno alla crescita dell’industria IT USA , a causa della carenza di cervelli di rilievo da impiegare: carenza che può essere tamponata solo facendo affluire nelle imprese statunitensi le competenze del personale proveniente dall’estero.

Sebbene comunque la missiva del senatore sia tutta improntata sul tentativo di chiarire quali e quanti lavoratori “nativi americani” resteranno incastrati nell’ondata di licenziamenti annunciata da BigM, ci potrebbe anche essere un significato nascosto nel pressing esercitato su Ballmer. Tra i tagli annunciati da Microsoft, infatti, figura pure un datacenter i cui lavori di costruzione sarebbero dovuti iniziare in queste settimane: un complesso che avrebbe dovuto dare lavoro con stipendi a cinque zeri a non meno di 75 ingegneri, da costruire proprio a West Des Moines, Iowa. Guarda caso lo stato dove Grassley risiede e viene rieletto dal 1981.

L’Iowa aveva già deliberato un investimento di 3,4 milioni di dollari in infrastrutture stradali per consentire ai lavori di procedere spediti: l’ annuncio , sebbene non imprevisto, è arrivato come una doccia fredda per le istituzioni locali. Non è improbabile che il politico più in vista dello stato, in passato già a capo della commissione Finanza del Senato, abbia deciso di spendere un po’ del proprio prestigio per ricordare a Microsoft gli impegni da lei presi nei confronti della sua comunità.

La situazione, in ogni caso, per l’azienda di Seattle è ancora molto fluida: gli annunci e le indiscrezioni su quali comparti e quali divisioni subiranno i tagli più ingenti si affastellano, e ci vorranno probabilmente ancora diverse settimane per avere un quadro più chiaro. BigM, d’altronde, non è la sola azienda storica e di rilevo del settore a dover tirare la cinghia: anche Sun ha annunciato di doversi alleggerire di non meno di 1.300 lavoratori, mentre Yahoo! ha chiarito che per i prossimi 12 mesi congelerà ogni procedura di aumento di stipendio per tutti (o quasi).

L’aria che tira in California non deve essere delle migliori. Google ha perso la leadership nella classifica di Fortune per i 100 migliori luoghi di lavoro degli USA , ma all’orizzonte si intravede già qualche schiarita: è notizia di queste ore che Twitter , azienda che si occupa di microblogging e che stenta a trovare un business model, sarebbe riuscita a strappare qualche altro milioncino di dollari di finanziamenti privati per rilanciare la sua attività. E per qualcuno degli sfortunati messi fuori dalle rispettive aziende, si potrebbero sempre aprire le porte di Facebook : a quanto pare il social network è in piena espansione, e i suoi head hunter si stanno dando da fare per tentare di fare qualche buon acquisto tra i licenziandi di Google e dintorni.

Luca Annunziata

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25 01 2009
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