Dalla crypto-anarchia alla nuova Binance

Dalla crypto-anarchia alla nuova Binance

La genesi e la metamorfosi di Binance, l'exchange di criptovalute più grande al mondo che ha da poco inaugurato una sede legale in Italia.
La genesi e la metamorfosi di Binance, l'exchange di criptovalute più grande al mondo che ha da poco inaugurato una sede legale in Italia.

Sappiamo che Binance è tra le prime realtà iscritte al Registro per gli Operatori in Valuta Virtuale gestito da OAM (Organismo Agenti e Mediatori). Siamo inoltre a conoscenza del fatto che, di recente, il gruppo ha inaugurato una sede legale in Italia, scegliendo la città di Lecce. Entrambe le notizie sono giunte a testimonianza di un impegno messo in campo nell’ultimo periodo, per conformare l’attività della piattaforma a quanto previsto dalle normative vigenti e a quelle ancora in fase di definizione. Uno sforzo necessario, considerando che solo undici mesi fa scrivevamo su queste pagine come i vertici del gruppo risultassero di fatto inattaccabili, poiché operanti senza un vero e proprio quartier generale.

Attualmente gestisce transazioni per circa 76 miliardi di dollari ogni 24 ore. Nata in Cina, il suo giro d’affari è cresciuto prima nella madre patria, poi in Russia e infine nel resto del mondo. Dalla fondazione datata 2017 in poi, la società ha visto il proprio giro d’affari crescere in modo progressivo e quasi esponenziale, muovendosi entro i confini di uno scenario che per lungo tempo è stato caratterizzato da un’assenza di regole precise. Una sorta di crypto-anarchia che ha mostrato il fianco ad abusi di ogni tipo. Un paradiso per i criminali alla ricerca di una macchina per ripulire i proventi delle attività illecite. Dinamiche che, è doveroso sottolinearlo, hanno interessato anche gli altri exchange dello stesso ambito.

Binance, gli anni della crypto-anarchia

La situazione è cambiata? Chi sceglie di aprire un conto sulla piattaforma lo può fare in tutta tranquillità? Si può essere certi che il suo modello di business sia pienamente rispettoso della legge? La questione è presa in esame da un report appena pubblicato da Reuters. È il risultato di una lunga analisi condotta raccogliendo le dichiarazioni rilasciate in una dozzina di paesi da esponenti delle autorità, ricercatori e vittime dei raggiri.

Secondo l’agenzia, gli strumenti di Binance sono stati impiegati per sottoporre a riciclaggio ben 2,35 miliardi di dollari. Di questi, 770 milioni solo nel 2019, come affermato da Chainalysis nell’anno successivo. Il CEO e fondatore Changpeng “CZ” Zhao, di recente in visita nel nostro paese, non ha accettato la proposta di un’intervista. Al suo posto ha fornito un breve intervento Patrick Hillmann (Chief Communications Officer), definendo il calcolo non accurato.

Binance ha messo insieme la squadra di informatica forense più sofisticata del pianeta e ha cercato di migliorare la propria capacità di individuare le attività crypto illegali sulla piattaforma.

Nella lunga analisi di Reuters, di cui consigliamo la lettura integrale, si prendono in considerazione le dinamiche attuate per lungo tempo dai cybercriminali e le resistenze alle richieste giunte dall’interno dell’azienda a proposito dell’esigenza di migliorare l’efficacia dei controlli sull’attività degli utenti.

Binance ha attuato deboli controlli contro il riciclaggio del denaro da parte dei suoi utenti fino a metà 2021, nonostante le preoccupazioni manifestate da alcuni esponenti senior della società fin da almeno tre anni prima.

Il legame con il marketplace Hydra

È emerso come in passato l’exchange sia stato impiegato da coloro attivi, in qualità di gestori o acquirenti, su marketplace illegali per la compravendita di sostanze stupefacenti e armi. Transazioni per ben 780 milioni di dollari sono giunte da Hydra, piattaforma appena smantellata e definita il più grande mercato del Dark Web. Anche il gruppo nordcoreano Lazarus ne ha fatto uso.

In una chat privata, risalente a tre mesi dopo la fondazione di Binance, il numero uno CZ avrebbe scritto ai suoi collaboratori Fate di tutto per incrementare il nostro market share, nient’altro. L’obiettivo dichiarato è stato dunque fin da subito quello di sottrarre quote di mercato ai competitor. Nel minor tempo possibile. Una priorità assoluta. Nel 2020, durante un meeting da remoto con i suoi collaboratori, avrebbe definito sfortunatamente un requisito l’introduzione delle regole KYC (Know Your Customer). Si tratta dei criteri utili all’identificazione degli iscritti, un disincentivo agli comportamenti illeciti. Dal gennaio 2019 in poi, il numero di nuovi iscritti sarebbe stato talmente elevato da dover richiedere uno sforzo extra al personale addetto all’analisi della documentazione inviata. Le conseguenze non hanno tardato a manifestarsi. Secondo un membro del team, un utente sarebbe riuscito ad aprire un account inviando alcune scansioni della ricetta di un piatto indiano.

Una nuova Binance?

Come scritto in apertura, i vertici di Binance sono da un anno circa a questa parte attivi per migliorare la reputazione della piattaforma. Lo è in primis il suo CEO, impegnato in una sorta di tour mondiale tra eventi e conferenze. Attualmente il suo account social personale conta 6,3 milioni di follower.

È stata inoltre definita una nuova struttura societaria e il raggio d’azione si è esteso ben oltre i confini dell’universo crypto. Ne sono testimonianza l’investimento da 200 milioni di dollari in Forbes, la partecipazione alla cordata al fianco di Elon Musk per l’acquisizione di Twitter e le tante sponsorizzazioni nel mondo dello sport: una su tutte è quella che ha portato il logo dell’exchange sulle maglie della Lazio.

Oggi chi approccia Binance lo può fare consapevole degli sforzi profusi al fine di conformarsi alle normative di fatto sostanzialmente assenti fino a poco tempo fa. L’ambito delle criptovalute è cresciuto e si è affermato in fretta, molto più rapidamente rispetto a quanto i legislatori abbiano saputo introdurre regole dedicate.

La replica (indiretta) dell’exchange: una verità scomoda

Pochi giorni fa, sul blog ufficiale della piattaforma è comparso un post che smonta la tesi a sostegno del legame tra il riciclaggio di denaro e le criptovalute.

Se sei un anti-crypto hai essenzialmente due argomenti da esporre. Uno, le criptovalute sono inutili. Due, sono lo strumento per riciclare il denaro. Ovviamente, le criptovalute non sono inutili. Sono però un paradiso per il riciclaggio di denaro sporco che gli esperti in televisione e i nostri oppositori stanno raccontando? No.

A supporto di questa posizione uno studio condotto da Chainalysis, secondo cui solo lo 0,15% delle transazioni crypto generate nel 2015 sarebbe associato ad attività illegali. Per contro, le Nazioni Unite affermano che tra il 2% e il 5% dei movimenti effettuati in contanti sia in qualche modo riconducibile ad azioni di natura illegale. Una realtà dei fatti definita una verità scomoda.

Aggiornamento (08/06/2022): online su queste pagine un approfondimento dedicato alla replica ufficiale di Binance.

Questo articolo contiene link di affiliazione: acquisti o ordini effettuati tramite tali link permetteranno al nostro sito di ricevere una commissione.

Fonte: Reuters
Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Pubblicato il 6 giu 2022
Link copiato negli appunti