SCO è pronta a risorgere

Dopo aver sfiorato la bancarotta, SCO Group sta per uscire dall'amministrazione controllata grazie ad un generoso finanziamento di una società di venture capital. Tra gli obiettivi, portare a termine le cause legali contro Linux
Dopo aver sfiorato la bancarotta, SCO Group sta per uscire dall'amministrazione controllata grazie ad un generoso finanziamento di una società di venture capital. Tra gli obiettivi, portare a termine le cause legali contro Linux

Lindon (USA) – La malconcia SCO Group , che negli ultimi anni ha dilapidato buona parte del proprio capitale per finanziare la sua controversa campagna legale “anti-Linux”, si dice pronta ad emergere dallo stato di amministrazione controllata in cui si trova dallo scorso settembre . Come? Con i 100 milioni di dollari appena ricevuti dalla società di investimenti Steve Norris Capital Partners ( SNCP ) e da alcuni partner di quest’ultima, rimasti però anonimi.

L’obiettivo di SNCP, che in seguito all’investimento controllerà una quota maggioritaria di SCO, è di accelerare la riorganizzazione dell’azienda per riportarla quanto prima a generare profitti nel settore dei prodotti e servizi per UNIX. Ma queste non saranno le uniche voci di bilancio a beneficiare dell’investimento: con i dindi appena incassati SCO dice anche di voler portare le cause legali in corso “alla loro piena conclusione” .

E così, nonostante gli insuccessi collezionati fino ad oggi, SCO non sembra affatto intenzionata a rinunciare alle battaglie legali in corso contro IBM , Novell e Red Hat .

La guerra legale contro IBM e Linux non ha mai preso la piega sperata da SCO , ma per l’azienda di Lindon la batosta più grande è arrivata la scorsa estate, quando il giudice distrettuale Dale A. Kimball ha sentenziato che è Novell, e non SCO , a possedere i copyright su UNIX e UnixWare. Se SCO non ricorrerà in appello, una seconda udienza dovrà ora stabilire l’entità delle royalty che quest’ultima deve a Novell per i contratti di licenza di UNIX venduti in passato a Microsoft e Sun.

La decisione del giudice Kimball potrebbe rivelarsi di cruciale importanza anche per le altre cause relative a Linux, incluse quelle con IBM e Red Hat: la questione copyright è uno dei pilastri portanti del castello accusatorio di SCO.

SNCP sembra avere molta fiducia nel business plan preparato per SCO, e nelle potenzialità di questa azienda di tornare a generare utili da UNIX.

“Noi vediamo in SCO e nella sua vasta gamma di prodotti e servizi una formidabile opportunità d’investimento, opportunità legate ad esempio alle molte innovazioni che sono già pronte o lo saranno presto e che attendono solo di essere introdotte sul mercato”, ha affermato Stephen Norris, managing partner di SNCP.

Nonostante queste dichiarazioni, molti analisti si domandano quali siano i reali scopi del venture capitalist Norris : riesumare il business di SCO legato a UNIX o scommettere ancora sulla carta – o forse sarebbe meglio dire sulla slot machine – dei contenziosi legali? Quest’ultima ipotesi sembra però parzialmente smentita da uno dei paletti contenuti nell’accordo tra SCO e SNCP: le immediate dimissioni dell’attuale CEO di SCO, Darl McBride , principale fautore di quella recente strategia aziendale che ha finito per allontanare SCO dal suo storico core business legato a UNIX.

Lo scorso novembre SCO aveva già tentato di entrare in accordi con un’altra società di investimenti, York Capital , ma le trattative non andarono a buon fine. BayStar Capital fu la prima, nel lontano 2003, a foraggiare SCO, ma l’anno successivo ritirò il proprio finanziamento : una decisione che portò le due società ai ferri corti .

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18 02 2008
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