Scricchiola sempre più la crociata antiP2P

I Simpson piratati sbancano al botteghino mentre RIAA dubita dell'efficacia delle proprie denunce: l'industria del copyright appare sempre più inadeguata ai nuovi modi della rete. Neppure Bart blocca la Baia
I Simpson piratati sbancano al botteghino mentre RIAA dubita dell'efficacia delle proprie denunce: l'industria del copyright appare sempre più inadeguata ai nuovi modi della rete. Neppure Bart blocca la Baia

Che il file sharing sia un fenomeno in crescita costante è un dato di fatto che appare nelle cronache informatiche con una certa puntualità . Che il cinema e l’industria in generale non siano affatto sull’orlo del fallimento – almeno non ancora – è un fatto altrettanto pacifico come indicato dalle cifre ad uso interno circolanti tra i mega-direttori galattici delle major. Che il P2P non sia poi la fine del mondo come lo conosciamo, lo dimostrano i casi recenti del successo al botteghino dei film dei Simpson, nonostante fossero già in circolazione le versioni pirata, e le prime, caute ammissioni da parte dei discografici americani di aver sbagliato a puntare sulle cause legali contro tutto e tutti .

Prima il giallo: “The Simpsons Movie”, il tanto atteso lungometraggio animato della famiglia più iconoclasta d’America, è stata una piacevolissima sorpresa per Fox, sbancando i botteghini al week end di lancio e incassando oltre 70 milioni di dollari, arrivando quasi a coprire per intero i costi di produzione in poche ore dalla prima proiezione (fonte: Box Office Mojo ). E questo nonostante fossero già state immessi su BitTorrent i rip catturati con le telecamere nel buio dei cinema.

Nella distribuzione delle versioni illegittime ha naturalmente giocato un ruolo di primo piano The Pirate Bay, l’inaffondabile baia dei pirati svedesi che per l’occasione ha fatto sfoggio di un logo tutto nuovo al posto del tradizionale galeone presente in homepage . Una distribuzione massiccia, quella attualmente in attività sulla baia, con migliaia di seeder e leech intenti a scambiarsi le svariate versioni piratate disponibili per il film.

Il P2P non ha dunque ucciso i Simpson : nonostante lo stesso film inviti a non scaricare i rip, con Bart che scrive sulla lavagna “Io non scaricherò illegalmente questo film” decine di volte nella riproposizione di uno degli sketch più caratteristici della serie, i download illegali hanno proliferato ancora una volta ma la pellicola, che secondo l’opinione dei primi spettatori vale i soldi del biglietto, ha avuto il suo meritato momento di gloria nei cinema.

Scaricare un film da Internet, come suggerisce Zeropaid , può servire da volano pubblicitario ai film “che vale la pena” vedere, facendo parimenti cadere nel dimenticatoio le porcherie. Chi ha la possibilità di visionare in anteprima un DivX di un’opera di fresca uscita ne può descrivere le qualità a familiari ed amici, invogliando le persone a premiare i contenuti di valore e restituendo al fiasco che meritano le visioni di scarsa qualità. Questo può essere un problema per l’industria, che non ha più il controllo totale sui gusti dei consumatori , ma il fenomeno ha le potenzialità per convincere chi di solito vede gli spettatori come semplici numerini, a dare ascolto alle loro richieste reali, investendo il giusto denaro nelle produzioni di qualità, conclude il portale pro-P2P.

Non stupisce poi apprendere come l’opinione dei discografici nei confronti della lotta frontale contro la condivisione illecita si stia lentamente ma inesorabilmente sgretolando sotto il peso della realtà fattuale : oramai Pirate Bay viene utilizzato come una piattaforma di distribuzione di contenuti assolutamente legittimi, gli mp3 sul P2P sono gratuiti, legali e sponsorizzati e le radio dipendono da quello che gli utenti di eMule e Gnutella2 scaricano/ascoltano per le loro playlist .

Persino RIAA, l’associazione che assolda più legali che artisti e che ogni utente condivisore ha motivo di considerare come l’anticristo in terra per quel che concerne la propria attività sul P2P, accusa qualche contraccolpo dal logorante faccia a faccia con i pirati in tutti questi anni di cause legali, figuracce e contraccolpi di popolarità e reputazione che fiaccano una industria intera.

Jonathan Lamy, portavoce dell’organizzazione, dimostra tutta la debolezza in cui attualmente versa la strategia da “crociati del copyright” sostenendo in una intervista che portare in tribunale i potenziali acquirenti “Non era la risposta giusta”. RIAA è passata per le estorsioni a danno degli studenti universitari USA, le comparizioni alla sbarra di minorenni , le denunce di nonne defunte e le strigliate dei giudici ma alla fine pare stia cominciando a dimostrare un minimo segno di ragionevolezza .

“La strategia anti-pirateria più importante è offrire licenze competitive e ottime alternative legali. Questo è quello che le nostre società associate ovviamente fanno e il nostro lavoro e fungere da complemento, la qual cosa è la più importante da fare per conquistare i fan”, sostiene ancora Lamy. Un vera e propria sconfessione di oltre un lustro di cause, accuse e campagne di propaganda mediatica che, se non rappresenta certo la fine immediata delle ostilità tra i mondi contrapposti dei padroni del vapore digitale e il movimento caotico e democratico del file sharing, comincia forse a tracciare la rotta per l’uscita dal tunnel delle persecuzioni.

Anche perché, continuando sulla falsariga attuale, RIAA pare abbia tutto da perdere : ultimo in ordine di tempo, il caso del sergente delle forze armate USA Nicholas Paternoster non fa altro che mettere sotto i riflettori le dubbie strategie legali perseguite dall’associazione nella lotta alla condivisione illegale – o presunta tale. In tribunale, per corroborare le accuse contro Paternoster, i legali di RIAA hanno mostrato i contenuti integrali della libreria di file condivisi sul client KazaA.

Peccato che, oltre a file musicali, nella libreria ci fossero anche immagini di contenuto pornografico: la qual cosa sarà forse discutibile, ma non può essere certo oggetto di un caso di infrazione del copyright musicale e non è quindi pertinente nel processo. Paternoster non l’ha presa molto bene e ha controaccusato RIAA di violazione della privacy. A poco è servita la “cortesia professionale” di rimuovere dal novero delle prove l’elenco di contenuti condivisi mostrato in prima istanza: per il sergente USA, RIAA ha toppato e ora è giusto che paghi il dovuto pegno.

E se non bastasse il sostanziale fallimento della strategia legale, ci pensa la politica ad aggiungere un altro chiodo alla bara di RIAA e dell’industria del disco nei suoi assetti attuali: Rick Falkvinge, fondatore del Partito Pirata svedese, è in tour nella West Coast americana per propagandare la sua azione di lotta e di riforma delle attuali norme sul copyright, la proprietà intellettuale e i brevetti. Falkvinge spera in questo modo di far crescere la popolarità della sua creatura politica che, nonostante le buone intenzioni, non è finora riuscita ad accumulare un peso sufficiente per perorare le sue cause in parlamento.

Alfonso Maruccia

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31 07 2007
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