Anche l'Italia si accorge di Bitcoin

Il Parlamento italiano affronterà la questione delle monete virtuali: la prima proposta prevede l'identificazione per transazioni che superino una certa soglia. Il resto del mondo è in fermento
Il Parlamento italiano affronterà la questione delle monete virtuali: la prima proposta prevede l'identificazione per transazioni che superino una certa soglia. Il resto del mondo è in fermento

Con il decreto legge “Destinazione Italia” si inizia a parlare di Bitcoin anche nei Palazzi del Belpaese: la moneta crittografica è al centro di una proposta di Sinistra e Libertà (SEL).

A presentare un emendamento specifico dal titolo “Disposizioni concernenti la limitazione dell’uso del contante e la promozione dell’impiego della moneta elettronica” è stato il deputato di Sel Sergio Boccadutri, che in vista dell’incontro “Obiettivo ePayment” organizzato da CashlessWay, associazione nata per promuovere la cultura digitale dei pagamenti, ha voluto così avviare il discorso su Bitcoin. L’intenzione di Boccadutri è – si spiega – quella di agevolare la diffusione dei pagamenti elettronici e riconoscere il successo e la diffusione di Bitcoin.

Tuttavia l’approccio adottato con l’emendamento è quello della regolazione dei suoi scambi, tanto che più che favorire sembra inglobare la valuta digitale nelle innumerevoli norme sulla circolazione del contante, oltretutto con un’ulteriore disposizione per la tracciabilità delle “transazioni superiori in valore a 1.000 euro”, che ha attirato diverse critiche già all’annuncio della proposta di legge: i primi dubbi sono legati alla quantificazione del valore (per Bitcoin dipende dal singolo exchange dove si effettua lo scambio, mentre non c’è un cambio riconosciuto BTC/EUR), e non sembra essere chiaro chi dovrebbe essere “il titolare effettivo” che si dovrebbe far identificare (in maniera ancora indefinita) al superamento di tale fatidica soglia.

L’Italia, d’altronde, non è l’unica ad affrontare le questioni legate alla criptovaluta: diversi paesi già sono intervenuti sulla questione, più che altro prendendo tempo o diffidando della diffusione di una moneta virtuale che secondo alcune istituzioni potrebbe portare instabilità al mercato finanziario.

Ad oggi Bitcoin è scambiato intorno ai 900 dollari e dopo un periodo molto altalenante (che a fine novembre gli ha fatto raggiungere quota 1.165,90 dollari) sembra ora aver raggiunto una sorta di stabilità che per alcuni osservatori è segno indiscusso di maturità.

A (non) intervenire sull’argomento, da ultimo, è stato il Canada che pur non riconoscendo il corso legale di Bitcoin, ha dichiarato di voler continuare a monitorare la situazione delle “monete virtuali”. Nello stesso modo sono intervenute le autorità israeliane.

Nel frattempo in Corea del Sud Bitcoin, pur non essendo stato abbracciato dal governo, si dimostra invece molto apprezzato almeno in un determinato settore, quello delle startup, tanto che il fondo Korbit collegato alla criptomoneta, un’azienda già in attivo, ha ottenuto 400mila dollari in finanziamenti da diversi business angel e venture capitalist e ha visto il ministro della Scienza aiutare le parti ad incontrarsi.

Se i paesi stanno ancora discutendo, tuttavia, sono diversi gli operatori finanziari che si stanno muovendo attivamente: a San Paolo del Brasile è stato installato il primo bancomat Bitcoin dell’America del Sud, eBay UK ha iniziato ad accettare la vendita della moneta attraverso i Classified Ads della sua piattaforma, OpenBSD è stato salvato da una donazione da 20mila dollari in Bitcoin da parte di Mircea Popescu, il creatore della piattaforma di stock exchange Bitcoin MPEx, mentre Dogecoin, una crittomoneta che ammicca ai meme, ha finanziato con 30mila dollari una squadra di bob giamaicana che sta cercando attraverso il crowdfunding il denaro necessario per partecipare alle Olimpiadi.

Claudio Tamburrino

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