Ballmer: se Microsoft cambia, cambiate tutti

Il CEO di Microsoft chiama a raccolta i partner e li avverte: stiamo cambiando pelle, e le tecnologie, agli utenti forniremo cose nuove, software e servizi da remoto. Per arrivare là dove solo Google si è spinto prima
Il CEO di Microsoft chiama a raccolta i partner e li avverte: stiamo cambiando pelle, e le tecnologie, agli utenti forniremo cose nuove, software e servizi da remoto. Per arrivare là dove solo Google si è spinto prima

Spinge sull’acceleratore il CEO di Microsoft, e punta dritto al web come prossimo territorio da colonizzare. Steve Ballmer sceglie il 2008 e la conferenza mondiale dei partner Microsoft, in corso in Texas, per ribadire l’intenzione della sua azienda di farsi strada in rete attraverso la vendita di servizi alle imprese. Perché quello che si può fare in locale con Sharepoint e Dynamics, vale a dire gli strumenti di comunicazione e condivisione pensati per gli uffici, si può fare anche via Internet. Con buona pace di Google , che in questo principio crede e investe da un bel pezzo.

il CEO di Microsoft Per Ballmer, “il mondo seguirà la filosofia del clic per eseguire , non del clic per installare o clic per configurare “. Spazio dunque ad una perfetta integrazione tra desktop e web, con applicazioni – magari scritte in AJAX o in Silverlight – che funzionino indifferentemente se si è collegati alla rete o no. Per questo Microsoft punta a fornire ai propri clienti un’accoppiata software + servizi che renda assolutamente indistinguibile l’utilizzo degli strumenti in locale o in remoto e che “consenta a tutti di fruire dovunque delle meraviglie di Exchange piuttosto che di Office”.

Uno strumento in più anche per combattere la pirateria , spiega il vicepresidente di BigM Eduardo Rossini , che sottolinea uno dei punti fondamentali di questa nuova offerta: il prezzo. “La pirateria è un problema in molti mercati – racconta – Ma per 15 dollari al mese, non c’è ragione di piratare”: Rossini si riferisce al costo per postazione di un servizio completo di prodotti di Redmond. Exchange, Sharepoint, Office Communications e Live Meeting: tutto incluso , compresa la parte server ficcata, invece che nel CED aziendale, su un datacenter di Microsoft disperso chissà dove. Altri 3 dollari per gli strumenti desktop, e il totale sale a 18 .

Undici euro e spicci per lavorare tutti assieme, con calendari condivisi, documenti condivisi, tutto condiviso. La somiglianza con quello che fa Google con i suoi pacchetti per la produttività aziendale e non – che comprendono email, document sharing e comunicazione – è notevole, ma ci sono un paio di piccole differenze: la prima è ovviamente il prezzo , che per i servizi di BigG si assesta sui 50 dollari l’anno a postazione, mentre per quelli di Redmond sale a 206.

La seconda, forse più significativa, è che Google non ha mai avuto una pletora di partner commerciali a cui dare conto delle proprie scelte. Microsoft invece sì, e quando in una nota Ballmer ribadisce che “sono sempre stati centrali nella soddisfazione dei bisogni dei nostri clienti”, e che esistono “immense opportunità per i nostri partner di offrire valore aggiunto ai clienti nell’era del software + servizi”, forse per questi ultimi è il caso di porsi qualche domanda su come gestire la transizione di Microsoft dall’offerta presente di software in locale a quella futura online.

BigM ha già fatto sapere che i suoi partner guadagneranno il 12 per cento del valore dei servizi venduti il primo anno, e il 6 per cento per ogni anno successivo in cui l’acquirente rinnoverà la sottoscrizione del servizio. Se il cliente si chiama Nokia – tra i primi a sottoscrivere questa iniziativa – la fetta degli introiti può essere consistente: se l’azienda è più piccola o molto più piccola, le cose potrebbero farsi più complicate. Da parte sua, Microsoft metterà a disposizione degli sviluppatori, e dunque anche dei partner, un’intera flotta di API con le quali accedere ai suoi datacenter per realizzare applicazioni integrate.

La realtà, almeno secondo alcuni osservatori , è che però Microsoft si accinge a diventare un competitor dei suoi stessi collaboratori : una vera industria è nata negli scorsi anni attorno al software di Redmond, costruita fornendo hardware, servizi e supporto all’utilizzo degli strumenti messi a disposizione con Windows e Office. Un’industria che vedrà intaccati i suoi introiti dall’avvento del datacenter massivo di Microsoft , dai suoi servizi integrati online messi a disposizione ad una cifra probabilmente inarrivabile per qualsiasi altro concorrente.

“Non vi dirò che il mondo del futuro sarà proprio come il mondo di oggi. Sappiamo tutti che non è così”, ha ammesso Ballmer: “Ci saranno business che fate oggi che non esisteranno tra 10 anni, perché la tecnologia sarà andata avanti a quel punto”. Qualcosa cambierà quindi, per Microsoft e i suoi partner, tutto ciò che serve, almeno, per dare un senso alla sfida con Google, e per poter almeno sperare di vincerla.

Luca Annunziata

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10 07 2008
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