Google Meet: i gruppi di lavoro per tutti

Dopo aver introdotto la funzionalità il mese scorso per il mondo della scuola, ora Meet permette a (quasi) tutti di creare gruppi di lavoro separati.
Dopo aver introdotto la funzionalità il mese scorso per il mondo della scuola, ora Meet permette a (quasi) tutti di creare gruppi di lavoro separati.
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È la seconda novità annunciata questa settimana per Google Meet: dopo quella che consente ai partecipanti a una riunione di alzare la mano per chiedere di intervenire, la divisione in gruppi di lavoro diventa accessibile a tutti. O meglio, quasi tutti come vedremo tra poco. Della funzionalità abbiamo già scritto il mese scorso quando è stata introdotta come esclusiva per il mondo della scuola.

I gruppi di lavoro su Meet, non più solo per studenti

Ora è disponibile per gli account Workspace Essentials, Business Standard, Business Plus, Enterprise Essentials, Enterprise Standard, Enterprise Plus, G Suite Business, Enterprise e for Education, mentre non ancora per quelli Workspace Business Starter, G Suite Basic, Education e Nonprofits. Di seguito un’animazione che spiega in modo piuttosto chiaro di cosa si tratta: chi gestisce la riunione può decidere di dividere i partecipanti in sottogruppi a cui assegnare compiti diversi, senza abbandonarla e senza doverne avviare altre.

Google Meet: Breakout Rooms

Nel post che annuncia la novità sono citate altre caratteristiche inedite aggiunte a Google Meet in relazione ai gruppi di lavoro:

  • i partecipanti possono chiedere un aiuto quando si trovano al loro interno con le richieste monitorate e gestite dagli organizzatori;
  • questi sono in grado di impostare un tempo predefinito al termine del quale i membri di un sottogruppo tornano a far parte della riunione principale;
  • ora anche coloro che si uniscono a un meeting tramite chiamata vocale possono essere assegnati a un gruppo di lavoro (entro un paio di settimane lo stesso varrà per gli utenti anonimi).

Un’ennesima dimostrazione di come bigG sia costantemente al lavoro per migliorare il servizio, anche prendendo spunto da quanto fa la concorrenza (anche Microsoft Teams ha le sue Breakout Rooms), in modo da soddisfare le esigenze manifestate nell’ambito dello smart working, della didattica a distanza e più in generale della comunicazione da remoto.

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