Amazon si allinea alla visione trumpiana sul futuro dell’intelligenza artificiale. Pardon, della Super Intelligence. Con un comunicato dal titolo La corsa che la nostra nazione non può permettersi di perdere
, il gruppo sottolinea l’esigenza di continuare a investire sul miglioramento della tecnologia e, di conseguenza, dell’infrastruttura su cui poggia, prospettando scenari apocalittici se le cose dovessero andare diversamente e sventolando lo spauracchio cinese, pur senza citarlo esplicitamente. Ne riportiamo un paio di passaggi.
Le scelte che compiremo oggi ne determineranno l’esito: un calo di attenzione o di determinazione da parte della nostra nazione potrebbe farci perdere terreno, potenzialmente in modo irreparabile.
Vietato fermarsi, gli altri non lo faranno
La società, primo player del mercato cloud con la sussidiaria AWS, paragona la trasformazione in atto e la necessità di supportarla a quanto avvenuto alla fine della seconda guerra mondiale, quando gli Stati Uniti hanno iniziato a lavorare sul potenziamento del sistema dei trasporti. Da lì, si sviluppa un intervento che sa tanto di manifesto e che culmina nell’etichettare come una minaccia le moratorie contro la realizzazione dei nuovi impianti.
Al momento, in tutto il Paese sono al vaglio oltre 100 moratorie sui data center. Se tali misure venissero adottate, gli Stati Uniti rischierebbero di compromettere irrimediabilmente la propria posizione in questa competizione, con conseguenze destinate a protrarsi per generazioni.
Ad Amazon va riconosciuto il merito di aver messo nero su bianco la propria posizione, in modo tanto esplicito. Franchezza e trasparenza sono doti da apprezzare, sempre, anche se si accompagnano a concetti e opinioni legittimamente discutibili o quantomeno controverse. Lo è ad esempio il passaggio in cui si affianca, a prescindere, la visione di chi non vuole i data center a disinformazione e vere e proprie falsità
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[…] nell’era dei social media e dell’informazione continua, i falsi miti si diffondono più rapidamente che mai. Di fatto, questo sviluppo infrastrutturale riveste un’importanza geopolitica tale che si moltiplicano le segnalazioni di vari Paesi intenti a diffondere deliberatamente negli Stati Uniti disinformazione sui data center, nel tentativo di indurci a rallentare il passo.
Il comunicato prosegue poi sfatando quattro falsi miti sul tema: l’eccessivo utilizzo di acqua per il raffreddamento dei server, la responsabilità per i rincari dell’energia, l’emissione di inquinanti nell’atmosfera e il mancato ritorno positivo per le comunità che ospitano le infrastrutture. A queste ultime è rivolto il programma Built Together, che stanzierà un miliardo di dollari entro i prossimi cinque anni, da destinare a istruzione, formazione professionale, accessibilità energetica, conservazione delle risorse idriche ed energetiche e altre priorità locali
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Un futuro già scritto, basta ammetterlo
Con il suo intervento, Amazon ha fatto da apripista. Gli altri seguiranno a ruota. Chi prima, chi dopo. Nessuno, tra i big dell’AI, ha davvero intenzione di rallentare, anche senza un interesse diretto collegato alla realizzazione dei nuovi data center.
OpenAI, Anthropic e i restanti protagonisti del settore si trovano nella condizione di dover ammettere di aver preso in carico le preoccupazioni inerenti ai rischi per un possibile sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale. Ci sono un’opinione pubblica da rassicurare e una reputazione da continuare a difendere. Lo fanno attraverso promesse e dichiarazioni di rito ormai quotidiane. Al tempo stesso, hanno però urgenza di monetizzare gli enormi investimenti degli ultimi anni, spinti anche dal volere di chi li ha finanziati e che ora ne chiede conto. Proprio adesso che i business iniziano a intravedere la prospettiva di un profitto, quanto potrebbero essere disposti ad azzoppare la loro corsa?