Microsoft: chi ha detto open source?

Da Redmond segnali di apertura al free software. C'è pure un team al lavoro sulla compatibilità e l'interoperabilità. E non solo e non solo

Roma – Se il più grande produttore al mondo di software ti porge una mano, forse è l’occasione giusta per stringerla. O almeno per provare a sondare il terreno e capire se ci sono margini per ragionare. L’apertura di Microsoft al software open source non è proprio una sorpresa , ma di certo stupisce nei toni: BigM è in cerca di interlocutori con cui collaborare, affinché il suo ecosistema sia il più possibile compatibile con quanto a sorgente aperto v’è là fuori.

L’apertura arriva durante il ZendCon 2008 , che si svolge in questi giorni a Santa Clara (California). Tom Hanrahan , a capo del Open Source Technology Center di Microsoft, spiega così la filosofia dell’azienda di Redmond: “Stiamo tentando di garantire maggiore interoperabilità e integrazione con l’open source all’interno del design della piattaforma Windows”. Le prove di questa buona volontà non mancherebbero, tra progetti portati avanti di propria iniziativa dai tecnici di BigM e attività svolte in collaborazione con altre entità commerciali o non profit.

D’altronde gli ingegneri assoldati da Microsoft provengono tutti dal mondo open source , spiega Hanrahan, e dunque comprendono alla perfezione le esigenze e gli obiettivi della comunità. I risultati di questo impegno, poi, sarebbero sotto gli occhi di tutti: c’è in ballo la collaborazione con Novell per l’ interoperabilità tra OpenOffice e Microsoft Office ; il sostegno allo sviluppo del porting Linux di Silverlight, Moonlight ; il testing di soluzioni basate su Samba, PHP e il supporto a database a sorgenti aperti.

Hanrahan non sottovaluta neppure l’ investimento nel settore, ad esempio foraggiando lo sviluppo di Apache , tentando di convertire al verbo di C# con un apposito plugin gli sviluppatori che utilizzano Eclipse , oppure donando a tutti tecnologie per la virtualizzazione come VHD . Ripetuta fino allo sfinimento la parola interoperabilità, declinata sia sul piano delle applicazioni che su quello dei dati. E l’impegno di Microsoft per la community mondiale dei programmatori non si esaurisce con l’elargizione di qualche datasheet.

Anche uno dei fiori all’occhiello del bouquet di Redmond, quell’algoritmo di sviluppo denominato Security Development Lifecycle ( SDL ) costato quattro anni di lavoro che dovrebbe consentire la nascita di applicazioni più sicure “by design”, sarà offerto a tutti.

In una prima fase verrà distribuita l’applicazione SDL Threat Modeling Tool , pensata per aiutare gli sviluppatori a portare avanti tutte le fasi di un progetto seguendo le linee guida ideate da Microsoft. Ciascun tipo di applicazione, a seconda del suo ambito di utilizzo e delle sue caratteristiche, necessita di un approccio differente: seguendo i consigli del software di BigM sarà possibile ottimizzare le diverse fasi dello sviluppo, per arginare i più comuni problemi di sicurezza tipici di quel tipo di ambito.

Successivamente, Microsoft metterà in campo altre risorse per consentire che SDL attecchisca definitivamente nell’industria: prima di tutto offrendo la possibilità alle altre aziende di sviluppare con l’ assistenza di BigM un proprio modello personalizzato di processo di sviluppo sicuro. In seguito sarà istituita una sorta di rete di consulenti, denominata SDL Pro Network , composta da aziende in grado di offrire consigli e sostegno per lo sviluppo secondo le linee guida tracciate: il programma avrà inizialmente una durata di un anno, e coinvolgerà diverse firme note del panorama della sicurezza.

Lo sforzo di Microsoft di dimostrarsi aperta al dialogo varca anche l’oceano, e pure la Manica. Nel Regno Unito, infatti, una nuova forma di licenza collettiva per gli istituti scolastici è stata annunciata da BECTA , organismo governativo che si occupa del IT nelle scuole. Se i precedenti accordi prevedevano una somma fissa da pagare a seconda del numero di computer presenti nell’edificio scolastico, indipendentemente da quale fosse il sistema operativo installato sulla macchina, la nuova licenza Microsoft prevede il pagamento di una cifra legata al numero di installazioni effettive del proprio software.

Una svolta, secondo BECTA, che pone anche l’accento sull’ impegno di Microsoft nel chiarire diverse questioni relative all’interoperabilità dei dati tra le diverse suite office libere e a pagamento in circolazione. Ma proprio dal Regno Unito arrivano anche voci che sottolineano come la buona volontà di BigM potrebbe anche essere un tentativo di alleggerire la sua posizione in seno alla Commissione Europea : “Se non fosse stato per Neelie Kroes e la Commissione Europea, se la faccenda OOXML non fosse accaduta – si domanda Mark Taylor di Open Source Consortium – qualcuno crede che tutto questo sarebbe successo?”.

Luca Annunziata

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