RapidShare, addio alla Rete

L'epopea del servizio di hosting svizzero si conclude dopo oltre un decennio: protagonista di cruente battaglie con l'industria del copyright, aveva ceduto al filtraggio. La Rete è evoluta, la strategia non ha funzionato

Roma – Ha rivestito un ruolo da protagonista sul mercato dei servizi di file hosting, è stato plasmato dalle abitudini dei propri utenti, che hanno cominciato a sfruttare i cyberlocker come uno strumento di condivisione alternativo al P2P, si è dovuto confrontare con la giustizia e con i detentori dei diritti, finendo per abdicare alla propria neutralità: RapidShare, fondato in Svizzera nel 2002, si appresta a chiudere, portando con sé tutti i file dei propri utenti.

Rapidshare

È un sintetico messaggio sulla home del servizio ad annunciare la sospensione delle attività: “Raccomandiamo a tutti gli utenti di mettere al sicuro i propri dati – si spiega – Dopo il 31 marzo 2015 tutti gli account non saranno più accessibili e saranno automaticamente cancellati”.
Lo spegnimento della piattaforma inghiottirà così tutti i contenuti che gli utenti avevano affidato al servizio svizzero, una mole di dati che è andata scemando con il trascorrere degli anni, con l’evolvere del mercato dell’hosting e delle proposte (legali e illegali) dedicate alla fruizione dei contenuti, con l’occhio puntato delle autorità votate alla tutela del diritto d’autore.

Ritenuto dai suoi oppositori incarnazione della condivisione illecita, RapidShare per anni è figurato nelle liste nere dei nemici da combattere stilate dai detentori dei diritti. Per anni ha combattuto con profusione di mezzi per tentare di affermare la propria neutralità rispetto alle attività degli utenti, cercando di delineare i limiti della propria collaborazione all’industria e prendendo posizione in sedi istituzionali, anche presso le autorità statunitensi. Se negli States era riuscito a convincere i tribunali , anche in virtù della propria difesa contro un avversario che abusava dei propri diritti, è al di qua dell’Atlantico che si sono consumate la sue sconfitte: nel dipanarsi dei contenziosi, uno aperto da Atari, uno da una coalizione di editori, l’altro portato avanti dalla collecting society tedesca GEMA, RapidShare ha progessivamente ceduto terreno alle decisioni dei giudici e alle esigenze dell’industria.

Il tentativo di reinventarsi con un modello di business che non ammettesse violazioni ha evidentemente fallito : nel 2014, il drastico calo di utenti, le indiscrezioni sui licenziamenti di massa, le speranze in un finanziamento disattese.
A RapidShare ora non resta che ringraziare gli utenti per la fiducia accordata per più di un decennio, anni in cui la piattaforma è stata testimone dell’evolvere della Rete.

Gaia Bottà

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