UE, il copyright e l'equilibrio Pirata

L'europarlamentare del Partito Pirata Julia Reda ha stilato una proposta di riforma del diritto d'autore su scala europea: cittadini e autori sono i soggetti da tutelare, in un mercato che è evoluto nonostante il quadro normativo abbia finora favorito i colossi dell'industria

Roma – Il panorama è mutato rispetto al 2001, quando l’Europa non poteva che intravedere solo alcuni degli aspetti dell’impatto della Rete su società e mercato, e sul diritto d’autore: la direttiva 2001/29/CE che ha tracciato i binari per l’ armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione , altresì nota come EUCD, European Union Copyright Directive , o InfoSoc, non è più adatta a dettare legge in materia di diritto d’autore, pesantemente sbilanciata a favore dell’industria dei contenuti. L’Europa concorda sul fatto che vada aggiornata con una estensiva riforma del settore che sappia valorizzare le potenzialità di un mercato senza frontiere, più dinamico e accessibile a favore di autori, detentori dei diritti e società civile. Si è fatta carico di questa responsabilità Julia Reda, parlamentare europeo eletto in Germania fra le fila del Partito Pirata: ha presentato un report che analizza l’Europa governata dalla direttiva del 2001, facendo emergere delle proposte di riforma per il quadro normativo del diritto d’autore prossimo venturo.

Il documento che Reda aveva anticipato nel mese di dicembre tanto alle autorità del Parlamento Europeo quanto agli hacker del Chaos Communication Congress è ora stato pubblicato ufficialmente : basato sulle considerazioni affiorate nel corso della consultazione indetta dalla UE, rivela come “nonostante dal direttiva del 2011 sia stata scritta per adattare il copyright all’era digitale, in realtà oggi stia bloccando lo scambio di conoscenza e cultura”, a causa di recepimenti frammentari per quanto riguarda i termini e le eccezioni al diritto d’autore, e per quanto riguarda gli appigli normativi a cui i singoli paesi membri si aggrappano per trattare fattispecie emerse con il maturare della Rete e degli usi che ne fanno il mercato e i cittadini.

Reda incardina la propria proposta su due principi fondamentali: i diritti dei cittadini ad accedere alla conoscenza e alla cultura e a poter manifestare il proprio pensiero anche su queste basi, sempre più spesso determinanti anche nelle decisioni della giustizia europea in materia di diritto d’autore, come nella sentenza Telekabel sui filtri, e il rispetto degli attori della catena dell’industria dei contenuti , dagli autori agli interpreti, dalle etichette agli altri intermediari, che devono poter contare su protezioni e remunerazioni proporzionate e adeguate, ciascuno equamente per il lavoro che svolge.

L’europarlamentare Pirata propone dunque una profonda armonizzazione del quadro europeo: innanzitutto la durata delle tutele , nonostante i numerosi tentativi di stiracchiamento , non dovrebbe eccedere rispetto a quella fissata dalla Convenzione di Berna, che già equilibra i diritti di sfruttamento in capo al detentore del copyright e il diritto della società di godere appieno della cultura.
Altro lato della medaglia rispetto alla tutela del copyright, è la tutela del pubblico dominio , un patrimonio che Reda raccomanda sia salvaguardato affinché possa costituire uno stimolo per lo sviluppo di nuova conoscenza e nuova creatività. Il pubblico dominio non si configura solo con l’esaurimento del diritto d’autore, suggerisce Reda, ma dovrebbe costituire una possibilità per i detentori dei diritti che vogliano liberare le proprie opere con delle licenze ad hoc, e uno standard per il settore pubblico , i cui dati dovrebbero essere esclusi dalla protezione del copyright a favore della trasparenza e del libero riuso, che offre la possibilità di costruire servizi a favore del cittadino.

A favore di un quadro normativo europeo più uniforme e efficace, più rispettoso dei diritti in gioco, Reda sottolinea l’importanza di delineare con attenzione un preciso quadro delle eccezioni al diritto d’autore, che indipendentemente dalle tecnologie prese in considerazione dovrebbero essere universalmente non retribuite e implementate obbligatoriamente in ciascuno stato membro, in vista di un mercato unico della cultura e della conoscenza e di una reale competizione, in vista della libera circolazione della cultura e dell’informazione. I cittadini europei dovrebbero poter godere del diritto di realizzare caricature e parodie con intenti satirici o meno (recentemente oggetto di una decisione della Corte di Giustizia dell’Unione europea), dovrebbero poter approfittare del diritto di citazione, sancito per i link e i contenuti embeddati anche dalle sentenze della Corte di Giustizia nel caso Meltwater e nel caso BestWater, e anche fruire delle eccezioni previste per il settore della ricerca e dell’istruzione (intesa anche in senso non convenzionale). Reda sottolinea l’importanza di creare un contesto uniforme anche per la circolazione della cultura stoccata nelle biblioteche, che dovranno poter sfruttare appieno le potenzialità del prestito digitale, e per la disciplina del diritto di panorama, che gli stati membri regolamentano in maniera disomogenea.

Le ferree eccezioni e limitazioni che tradizionalmente disciplinano gli usi legittimi delle opere, secondo Reda devono essere affiancate da regole flessibili che tutelino le manifestazioni della creatività che “in certi casi speciali non entrano in conflitto con il normale sfruttamento dell’opera e non pregiudicano irragionevolmente i legittimi interessi dell’autore o del detentore dei diritti”: Reda cita gli utilizzi trasformativi delle opere, che trovano sempre più spazio in Rete a partire dai remix e dai mashup per passare attraverso la fan fiction, operazioni spesso condannate dall’industria dei contenuti tradizionale.

Reda attribuisce fondamentale importanza anche all’istituto della copia privata : dovrebbe essere garantita alla pari a tutti i cittadini europei, senza alcuna limitazione tecnologica quali sistemi DRM proprietari che attentino all’interoperabilità. L’europarlamentare pirata sottolinea poi come sia necessario stabilire con precisione i criteri per misurare l’entità degli eventuali danni arrecati ai detentori dei diritti dalla copia privata, così da armonizzare le disposizioni in materia dei prelievi per mezzo dei quali alcuni stati europei si affannano a voler retribuire i detentori dei diritti con un equo compenso .

“La diffusione dell’uso di Internet nell’Unione Europea ci ha portati ad una situazione in cui chiunque è coinvolto in attività rilevanti rispetto alla disciplina del copyright” e “l’attuale quadro normativo europeo sul diritto d’autore non è in grado di fissare i diritti basilari per autori e utenti”, osserva Reda. In virtù del proprio ruolo è già stata avvicinata da numerosi gruppi di interesse, per la maggior parte editori, distributori, associazioni collettive a tutela dei diritti d’autore, fornitori di servizi Internet e intermediari: Reda darà conto degli incontri con la massima trasparenza, così da sollecitare tutti gli stakeholder ad esprimersi, compresi gli autori, il cui parere sembra essere fagocitato da quello espresso dalle associazioni che rappresentano la totalità dell’industria di settore.

Le proposte di Reda, ben accolte dalle associazioni che si battono a tuela dei diritti digitali come La Quadrature du Net e giudicate estreme e inadatte da certi rappresentanti dell’industria come la Society of Audiovisual Authors (SAA), saranno esaminate nel corso dei prossimi mesi, le commissioni UE proporranno i loro emendamenti, e la discussione in sessione plenaria potrebbe avvenire nella seconda metà di maggio. Il Commissario europeo all’economia digitale Günther Oettinger ha già le idee chiare: il bilanciamento dei diritti in gioco è un obbligo , la tassazione degli attori che come Google operano con il diritto d’autore europeo resta un’opzione .

Gaia Bottà

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