Google News, una lezione per l'Europa?

La dipartita dalla Spagna dell'aggregatore sta iniziando a pesare sugli editori, il calo di traffico è sensibile. Nel riformare il copyright l'UE dovrebbe imparare dai fallimenti dei suoi membri, suggerisce l'europarlamentare pirata Julia Reda
La dipartita dalla Spagna dell'aggregatore sta iniziando a pesare sugli editori, il calo di traffico è sensibile. Nel riformare il copyright l'UE dovrebbe imparare dai fallimenti dei suoi membri, suggerisce l'europarlamentare pirata Julia Reda

L’edizione spagnola di Google News non è più disponibile , ritirata in seguito alla decisione di Mountain View di sottrarsi all’obbligo di pagare quello che è stato soprannominato Canon AEDE, un corrispettivo che Google dovrebbe versare agli editori spagnoli in cambio della pubblicazione di estratti di notizie, sulla base della legge di modifica alla Ley de Propiedad Intelectual che entrerà in vigore allo scoccare del 2015.

La scelta radicale di Mountain View, giustificata ufficialmente dall’insostenibilità di operare nel nuovo quadro normativo spagnolo in cui Google News costituirebbe un semplice capitolo di spesa, e strategicamente mirata a scuotere gli editori dimostrando il ruolo determinente degli aggregatori di notizie, sta iniziando a mostrare i primi effetti. Stando alle analisi condotte da Chartbeat a cui ha dato spazio GigaOm , il traffico in entrata da link esterni per i siti spagnoli dedicati all’informazione ha subito una contrazione pari ad una media del 10-15 per cento.

La reazione degli editori, che nei giorni scorsi si sarebbero rivolti al governo invocando una disposizione che convincesse l’aggregatore di Google a non abbandonare la Spagna, appare dunque più che giustificata. Lo stesso ripensamento, peraltro, si era già verificato in Germania, dove una altrettanto discussa normativa ha permesso agli editori di negare a Google la licenza di pubblicare anteprime di notizie presenti sui loro siti: gli editori tedeschi hanno rinunciato alle pretese di vedersi retribuire pur di mantenere il volume di traffico garantito dalla visibilità offerta dall’aggregatore.

Google, con la propria determinazione, sta dimostrando al mercato dell’editoria l’importanza del proprio ruolo: l’Europa, che sta lavorando alla riforma del diritto d’autore, potrebbe cogliere la lezione. Nei mesi scorsi, all’indomani dell’ insediamento del nuovo organico della Commissione, il Commissario europeo all’economia digitale Günther Oettinger si era mostrato orientato al sostegno di una politica dura nei confronti dello sfruttamento dei contenuti giornalistici da parte degli intermediari come gli aggregatori. Il dibattito in seno alle istituzioni europee procede e Julia Reda, parlamentare europeo eletto in Germania fra le fila del Partito Pirata, riferisce che le ambizioni di introdurre nuove tutele a favore degli editori non sono affatto tramontate. Se da una parte Oettinger assicura a mezzo Twitter nuove regole sovranazionali, e non l’estensione di norme come quella spagnola e quella tedesca, Reda avverte: “Con una legge ancillare a tutela del copyright a favore degli editori della stampa, Oettinger mostra di ignorare il recente spettacolare fallimento di leggi simili in Germania e in Spagna. Non hanno fallito perché sono state implementate al livello sbagliato, ma perché l’idea che c’è alla loro base è ostinatamente fallace”.

Gaia Bottà

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19 12 2014
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