Bill Gates: la censura cinese non funzionerà

Il chairman Microsoft pensa ormai al momento in cui lascerà l'azienda ma, nel frattempo, smitizza il rischio di oppressione delle libertà su Internet: il modello cinese non ha futuro

Roma – Per Bill Gates si avvicina il momento dello switch , quando dalla prossima estate lascerà l’azienda che ha fondato, Microsoft, per dedicarsi interamente alla sua Foundation : nel frattempo, dispensa consigli, e previsioni . Tra queste anche quella che demolisce i modelli basati sul controllo e la censura di Internet.

Il businessman ad un convegno cinese “Guardando al mondo nel suo complesso – ha dichiarato – non vedo alcun rischio che qualcuno possa davvero arginare il libero flusso dei contenuti su Internet. Internet non si può controllare”. Parole significative, osserva IDG , tanto più che sono pronunciate dal leader di un’azienda, Microsoft, che insieme ai colossi Google e Yahoo è finita nel mirino dell’opinione pubblica occidentale e del legislatore statunitense per il suo comportamento col regime cinese, definito collaborazionista .

Significative, dunque, perché se le critiche non mancano è necessario secondo Gates guardare a quanto accadrà sul lungo periodo, quando la censura dimostrerà tutti i suoi limiti . È una teoria nota, quella esposta da William H., e condivisa da molti economisti: sono le necessità economiche, il business, le esigenze di crescita, che faranno a pezzi i tentativi di chiusura e di controllo. “Se si vuole che un paese abbia una economia sviluppata – spiega Gates – non c’è altra strada se non aprire le porte di Internet”.

Pechino, d’altra parte, fa di tutto per segnare una rotta quanto più possibile estranea ai modelli occidentali, con le sue politiche di controllo sugli internet café , sull’età degli avventori di quei locali, con i limiti sui videogiochi e i contenuti web oltreché, evidentemente, sul fortissimo controllo politico che ha messo nei guai negli anni molte decine di blogger e utenti Internet.

Tutto questo finirà, ha spiegato Gates ad una platea di un convegno negli States, una platea che si attendeva di sapere cosa farà quando il suo tempo in Microsoft sarà esaurito. Il businessman più ricco del mondo confessa una qualche trepidazione , spiega che potrebbe essere un momento “traumatico” perché “avevo 17 anni quando ho iniziato a lavorare a tempo pieno a Microsoft e ho fatto in pratica ogni giorno di lavoro da allora. Chissà come sarà per me questo cambiamento”.

Ma il suo futuro è quello della sua Foundation, che punterà – dice – a tentare di risolvere alcuni dei problemi globali soprattutto nella salute e nella formazione, con la controversa battaglia già iniziata da tempo contro l’AIDS, la poliomielite e la malaria. Ci sono molte cose da fare, ha spiegato, a partire dal portare un po’ più di equilibrio in certe ricerche. “Consideriamo quanti denari vengono spesi nella ricerca di una cura della calvizie rispetto alla lotta alla malaria”, spiega infine, sottolineando che il rapporto è 50 a 1, la malaria è trascuratissima, ed è anche per questo al centro del lavoro della Foundation.

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