Google e il senso del pudore

La Grande G si imbarca nella censura di Blogger: non saranno tollerate le immagini di nudo che non abbiano pubblica utilità. In cosa consista la pubblica utilità sarà Google a stabilirlo

Roma – Non tutto il nudo è pornografia, e Google si fa carico del compito di stabilire cosa sia ammissibile sulle pagine di Blogger e e cosa invece sia inopportuno, da confinare al consumo privato dell’amministratore del sito e di pochi intimi.

L’opera moralizzatrice in funzione di un ecosistema sempre più degno di fiducia prosegue per Google: mentre rende disponibile la propria app dedicata ad uno YouTube epurato a misura di bambino , nuove regole presto governeranno la piattaforma Blogger, per ora aggiornate solo sulla versione in inglese della guida all’uso del servizio: a partire dal 24 marzo “non sarà più possibile condividere immagini e video sessualmente espliciti o che mostrino esplicitamente la nudità”. Se il blog dell’utente ospita questo tipo di contenuti Google si farà carico di renderlo privato, accessibile solo per gli amministratori e per coloro con cui il blog è stato condiviso: per tornare a fruire della visibilità, all’utente non è concessa altra possibilità che la rimozione delle immagini . I blog creati successivamente al 23 marzo che ospitino immagini di nudo potranno invece essere rimossi in blocco a discrezione di Google.

L’eccezione alla nuova regola è rappresentata dalla nudità che “offra un sostanziale beneficio alla collettività”: la Grande G cita gli esempi dei nudi artistici, dei contenuti formativi o pubblicati in ambito scientifico o documentaristico . Fra le immagini che illustrano la nudità ci sono dunque contenuti tollerabili e contenuti osceni , che urtano quel che viene definito il comune senso del pudore, un concetto estremamente legato al contesto culturale in cui matura ed evolve: sarà Google a fare da arbitro rispetto a questo discrimine, mettendo in pratica soluzioni con cui altre piattaforme come Facebook e Tumblr si sono misurate senza troppo successo .

Non è dato sapere con quali criteri e con quali strumenti Mountain View esaminerà i contenuti, né se esista la possibilità di contestare le scelte operate dalla Grande G: certo è, e a ricordarlo era a suo tempo la stessa Google, che le soluzioni censorie adottate per proteggere la società civile abbracciando le apprensioni dei cittadini rischiano di trasformarsi in filtri indiscriminati, che finiscono per imbrigliare i contenuti che si posizionano sul mutevole crinale che separa l’osceno da ciò che si presume accettabile dalla globalità dell’opinione pubblica.

Gaia Bottà

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