Il WSJ vaticina la rete a due velocità

Senza cognizione di causa il quotidiano finanziario parla di un attentato alla neutralità della rete sferrato da Google. E ci aggiunge anche il carico da 90: Barack Obama. Un attacco frontale che, però, manca il bersaglio
Senza cognizione di causa il quotidiano finanziario parla di un attentato alla neutralità della rete sferrato da Google. E ci aggiunge anche il carico da 90: Barack Obama. Un attacco frontale che, però, manca il bersaglio

Una cospirazione starebbe fermentando per abbattere i principi della network neutrality: i più accaniti tutori di una rete egualitaria e senza privilegi starebbero intessendo delle trame per spingere il prossimo governo statunitense ad autorizzare l’avvento di una Internet a due velocità. Si tratta di un mosaico costruito dal Wall Street Journal , uno scenario smontato tassello per tassello dalle parti chiamate in causa.

La rete si trasformerà in un distributore di contenuti industriali, prospetta il Wall Street Journal , i fornitori di connettività stanno già negoziando con i content provider per edificare corsie preferenziali nelle quali far scorrere i prodotti del miglior offerente . L’attuale infrastruttura non sarebbe in grado di sopportare il carico dei contenuti che vi circolano, per questo motivo certi intermediari si starebbero già muovendo per supportare i provider nella costruzione di un’infrastruttura più robusta nella quale accaparrarsi una posizione privilegiata per diramare e mettere a frutto i propri prodotti sbaragliando la concorrenza meno abbiente. La loro voce prevarrà sulla voce dei cittadini della rete , la rete verrà ridotta ad una televisione interattiva gestita dai colossi dell’industria dei contenuti.

Primo fra tutti, denuncia il Journal sulla base dell'”analisi di certi documenti”, ci sarebbe Google : “l’accordo proposto ai fornitori di connettività – scrive il WSJ – chiamato internamente OpenEdge, prevede che dei server di Google vengano posizionati nella rete dei provider”. Tutto sarebbe immerso nella segretezza: Google, secondo le fonti del Journal , “ha chiesto ai provider di non rendere pubblica questa idea”, uno dei provider che Google starebbe tentando di includere nel piano avrebbe preferito aderire ai propri principi etici schivando “le ire di Washington” e della FCC e rinunciando all’allettante proposta di negoziare un accordo con la Grande G. “L’installazione – scrive il WSJ – accelererebbe i servizi di Google a favore degli utenti”: documenti e video, mappe e pubblicità, tutto quanto fosse ospitato sui server di Mountain View si risolverebbe, per gli utenti del provider convinto all’accordo, in servizi sensibilmente migliori rispetto a quelli offerti dai concorrenti.

Il Wall Street Journal calca la mano sul tradimento di Google : nel 2006 la Grande G, insieme a Microsoft e Yahoo, aveva fatto pressioni sul Congresso affinché tutelasse la neutralità della rete, aveva minacciato le autorità affinché non cedessero alle lusinghe dei provider potenzialmente ingaggiati in conflitti di interessi. Vint Cerf, inossidabile pilastro della rete nonché disseminatore del verbo di Mountain View, si è in numerose occasioni esposto a favore di una rete uguale per tutti; Eric Schmidt, CEO di Google non si è risparmiato nel tracciare connessioni tra una Internet a due velocità e la compressione dei diritti e delle libertà dei cittadini della rete. Ma non si tratterebbe che di belletti: Richard Whitt, dirigente Google che in passato aveva personalmente promesso l’avvento di strumenti che consentissero al netizen di riscontrare attentati alla neutralità, ha ammesso che i piani della prossima amministrazione statunitense “sono molto meno dettagliati” riguardo al nodo della net neutrality. Per questo motivo, deduce il WSJ , Google avrebbe intenzione di ordire il proprio piano per debellare la concorrenza, ammesso che la concorrenza, spiegano al WSJ da Google, non decida di fare altrettanto: “Interrogata riguardo a OpenEdge, Google ha spiegato solo che Yahoo e Microsoft potrebbero stringere accordi simili, se desiderassero”.

Microsoft e Amazon si sarebbero già industriate in questo senso: Redmond ha firmato per un servizio di broadcasting U-verse riguardo alle cui implicazioni sulla neutralità della rete non intenderebbe esprimersi, Amazon non ritiene che l’accordo negoziato con Sprint per la fruizione dei servizi legati a Kindle possa mettere a rischio lo status quo. Il Wall Street Journal insinua velatamente il dubbio che i grandi attori della rete si stiano muovendo per far passare l’idea che la neutralità della rete non sia più un principio da difendere .

I colossi dell’online starebbero approfittando di un atteggiamento più malleabile da parte del presidente eletto Barack Obama . Una sorta di cedevolezza che a parere del Journal si starebbe manifestando presso i più fedeli sostenitori di Obama, presso coloro che lo hanno supportato nel tracciare la sua agenda tecnologica. Lawrence Lessig costituirebbe l’esempio lampante: il professore impegnato in prima linea per una più libera e aperta partecipazione alla cultura, a parere del WSJ “avrebbe ammorbidito la sua opposizione nei confronti di servizi a diverse corsie”. Il Journal dissotterra una dichiarazione di Lessig che non lascerebbe spazio a dubbi: “Se ciascuno pagasse lo stesso prezzo per un servizio postale, non si sarebbe più in grado di differenziare le spedizioni tra un biglietto di auguri alla propria nonna e una comunicazione urgentissima al proprio avvocato”. Tutti segnali del fatto che il ravvedimento di Obama rispetto alle posizioni annunciate in precedenza sarebbe imminente: la rete potrebbe presto iniziare a discriminare bit e trasformarsi in un medium broadcast.

Lo scenario disegnato dal WSJ ha creato fermento , sconcerto e apprensione , nei titoli dei media di tutto il mondo si amplificano i toni apocalittici usati dal Journal . Ma gli attori chiamati in causa non sono rimasti inerti. “Toni iperbolici” e “affermazioni confuse”: così da Mountain View caratterizzano nel Public Policy blog la sortita dall’autorevole Wall Street Journal . La Grande G rimane ancorata ai principi che ha sempre difeso, non ha in programma di contribuire alle grandi opere per trasformare la rete in un dedalo di corsie ordinarie e corsie preferenziali.

A rassicurare i cittadini della rete è lo stesso Richard Whitt che a parere del Journal avrebbe preannunciato il cambio di fronte del presidente eletto: OpenEdge, altresì noto come Google Global Cache, non ha nulla a che vedere con la neutralità della rete . Si tratta di una sperimentazione avviata in Kenya la scorsa primavera: prevede l’istallazione di server Google a livello dei punti di interconnessione per fare in modo che accumulino una cache capace di restituire agli utenti i contenuti che desiderano in maniera più rapida, senza costringere il provider a fare fronte a grandi costi di banda necessari, ad esempio, a scaricare miriadi di volte lo stesso video.

Si tratta di una strategia non particolarmente rivoluzionaria ma che permette di ottimizzare le prestazioni dell’infrastruttura mantenendo il traffico il più possibile nei limiti della rete dell’ISP senza sovraccaricare i backbone: per questo motivo potrebbe risultare interessante anche se applicata al di fuori dell’Africa. Si tratta di una proposta non esclusiva , sottolineano da Google: ciascun attore della rete può disseminare server deputati al caching in ogni angolo del mondo. Si tratta, ribadiscono da Mountain View, “di un tipo di rete innovativa incoraggiata proprio dalla open Internet”.

Anche Lessig si sente chiamato in causa a sproposito nell’articolo del Journal : non esistono prove del fatto che Obama stia ridimensionando i propri progetti per sancire la neutralità della rete, spiega Lessig. Tanto meno il cambio di fronte che il WSJ avrebbe letto nelle sue dichiarazioni: Lessig ha sempre sostenuto che il cittadino è libero di scegliere fra spedizioni più o meno rapide e fra connessioni più o meno veloci, ma non che il fornitore di contenuti possa scegliere il servizio postale di ISP che garantiscono a pagamento soluzioni privilegiate ed esclusive. Rientrato l’allarme, i cittadini della rete tornano a confidare nelle promesse di Obama.

Gaia Bottà

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15 12 2008
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