Italia, la copia privata costa di più

Le tariffe dell'equo compenso sono state rimodulate al rialzo. Il Ministro Franceschini sottolinea come l'Italia continui a prelevare meno di Francia e Germania. E i prezzi dei dispositivi? La polemica infuria
Le tariffe dell'equo compenso sono state rimodulate al rialzo. Il Ministro Franceschini sottolinea come l'Italia continui a prelevare meno di Francia e Germania. E i prezzi dei dispositivi? La polemica infuria

La “approfondita istruttoria” e il “confronto che ha visto coinvolte tutte le categorie interessate” sono serviti a convincere il Ministro dei Beni e delle attività Culturali Dario Franceschini: il compenso per copia privata, atto a retribuire i detentori dei diritti per le legittime copie effettuate da coloro che ottengono legalmente un contenuto protetto da diritto d’autore (o “per la concessione della riproduzione ad uso personale di opere musicali e audiovisive scaricate dal web”, per dirla come recita il comunicato del Ministero), è stato aggiornato. Nuove tariffe, che il Palazzo aveva già meditato di introdurre alla fine del 2013, frenato però dalla prudenza del Ministro Bray, che aveva commissionato un’ indagine conoscitiva per sondare il terreno e valutare l’effettiva necessità di una revisione al rialzo dei prelievi per copia privata fissati nel 2009.

Checché ne dicessero gli osservatori , poco convinti che i dispositivi di archiviazione analizzati costituissero davvero uno strumento di stoccaggio per opere frutto di copia privata , il ministro Franceschini ha letto nella ricerca di mercato voluta da Bray la necessità di intervenire, pressato anche dalle “tante sollecitazioni del mondo della cultura” che, da Paolo Sorrentino a Maurizio Costanzo, da Gigi D’Alessio all’immancabile Gino Paoli, hanno concretizzato in un appello : per questo motivo si pagheranno 3 euro per i supporti di archiviazione di smartphone e tablet da 8 GB , 4 euro per i 16 GB, fino a un massimo di 4,80 euro per i dispositivi mobile con memoria che raggiunge i 32 GB; 5,20 per un PC, mentre i 4 GB valgono rispettivamente 0,36 euro e 0,4 euro per una memory card e per un dispositivo USB .

Si tratterebbe di tariffe decisamente inferiori a quelle che i paesi europei impongono sui dispositivi venduti nei loro paesi, sottolinea il comunicato del Ministero con una semplice tabella.

Confronto equo compenso

A titolo di esempio si citano Francia e Germania , paesi in cui il prelievo sarebbe decisamente più ingente, senza per questo influire su prezzi finali e vendite. I riferimenti sono gli stessi che i rappresentanti di SIAE hanno chiamato in causa in passato e, come in passato, c’è chi ne sottolinea l’inadeguatezza nel rappresentare il contesto dei 23 paesi europei che prelevano dei compensi per copia privata. Secondo l’avvocato Guido Scorza, si tratterebbe di numeri sapientemente selezionati: Francia e Germania sono i paesi in cui vigono le tariffe più alte d’Europa, e non in tutti i casi sarebbero inferiori alle nuove tariffe italiane, e nonostante ciò, nel 2012, solo la Francia, che ha riposto nell’istituto dell’equo compenso grandi speranze, ha superato l’Italia (al netto delle milionarie evasioni ) per il totale dei denari racconti.

E i consumatori , che tanto hanno lottato per scongiurare la revisione delle tariffe per l’equo compenso e che ora paventano il ricorso al TAR ? Franceschini, attento a ribadire che, a differenza di quanto sostenuto da molti , la revisione delle quote non costituisca una “nuova tassa”, e rappresentarla come tale sia “capzioso e strumentale”, assicura che “Il decreto non prevede alcun incremento automatico dei prezzi di vendita”.

L’ industria dell’elettronica di consumo , da sempre restia a fungere da intermediario a favore dei detentori dei diritti, sembra invece prospettare un panorama più realista: “certamente inciderà in termini di aumento del costo di smartphone”, avverte il presidente di Asstel-Assotelecomunicazioni Cesare Avenia; si tratta di “un provvedimento ingiustificato che non riflette il comportamento dei consumatori e l’evoluzione delle tecnologie e non è in linea con lo sforzo che il Paese deve compiere per sostenere l’innovazione digitale” lamenta il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, a cui Gino Paoli ha provocatoriamente promesso “10/20 mila euro per un progetto di sostegno psicologico destinato ai manager delle multinazionali”, i cui fatturati “invece del 120% potrebbero crescere solo del 118%”.

A monitorare l’andamento del mercato, a verificare l’impatto della tariffe aggiornate sui consumi dei cittadini e sulle esigenze dell’industria dei contenuti, che da FIMI a Confindustria Cultura , esprime manifesto entusiasmo, sarà il tavolo tecnico che già dal 2009, con l’avvento del Decreto Bondi avrebbe dovuto vigilare sul contesto.

Il totale dei nuovi gettiti, come già si calcolava nei mesi scorsi, supererà i 100 milioni di euro: denari che, in accordo con il Presidente di SIAE Gino Paoli, serviranno anche a promuovere “giovani autori e artisti e di opere prime”. E continueranno a fluire nella casse della SIAE per essere ripartiti con le dinamiche di sempre.

Gaia Bottà

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23 06 2014
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