Se Disney va con Hulu

L'accordo che porta Desperate Housewives e Lost sulla piattaforma emergente del video on demand farà felice gli utenti. Un po' meno la concorrenza, su tutti YouTube e Apple
L'accordo che porta Desperate Housewives e Lost sulla piattaforma emergente del video on demand farà felice gli utenti. Un po' meno la concorrenza, su tutti YouTube e Apple

La firma è arrivata al termine di una lunga trattativa, ma grazie ad una sostanziosa iniezione di capitali ora Disney ( ovvero ABC, ESPN e altri canali di successo della TV statunitense) ha acquisito lo status di socio fondatore di Hulu : la piattaforma on demand partita nel 2007 grazie agli sforzi di NBC e Fox, cresciuta fino a salire sul podio dei portali video più utilizzati negli USA e oggi teatro della prima “alleanza” online tra network di intrattenimento televisivo. Una buona notizia per chi potrà godersi serie TV di successo comodamente dal proprio PC, un campanello d’allarme per chi con i video ha provato a costruire un business: tra tutti YouTube, Apple e Amazon.

Quando nel 2007 venne concepito (per poi venire alla luce nel 2008), apparentemente pure azzoppato legalmente, nessuno avrebbe scommesso sul suo successo: un servizio alternativo al più che emergente e affermato YouTube, viziato da DRM e da una concorrenza impossibile oltre che con il portale di Google anche con Apple e il suo iTunes. Eppure oggi Hulu aspira alla seconda piazza dei video online , con mezzo milione di utenti ogni mese (ben distante dai 6 milioni di GoogleTube) e un’attrattiva non da poco per monetizzare in futuro la diffusione in streaming dei contenuti televisivi e cinematografici. Senza il laccio di una piattaforma che stenta a trovare una formula di remunerazione (YouTube), o che impone l’ingombrante presenza di un padrone di casa che ha il coltello dalla parte del manico (Apple).

Per questi e altri motivi, Disney ha scelto di entrare nella stanza dei bottoni di Hulu: l’ accordo stipulato con BigG poche settimane fa non è bastato, e forse le condizioni di fornitura delle clip di ABC e gli altri canali del network saranno pure più interessanti che su YouTube. La differenza è che per il momento Hulu è e resta un prodotto destinato unicamente al mercato nordamericano , con tutto ciò che questo comporta nel bene e nel male: si tratta senz’altro di un bacino interessante per la raccolta pubblicitaria, ma limita inevitabilmente la porzione del pubblico globale raggiungibile a causa delle note restrizioni che le licenze impongono alla diffusione via Web dei materiali.

Detto questo, occorre ribadire chi viene messo in difficoltà oltre a Google da questo accordo. Innanzi tutto, restando online, Apple e Amazon : entrambe hanno avviato, seppure in modo differente, un business basato sulla vendita e il noleggio di film e serie TV, ed entrambe si vedono ora fronteggiate da una concorrenza gratuita e spesso in alta definizione, messa in campo dagli stessi interlocutori con cui le due aziende hanno trattato la concessione dei diritti. Senza contare, passando offline, ai videonoleggi che nei negozi o via posta mettono a disposizione per pochi euro (o dollari) un supporto fisico attraverso cui fruire dei contenuti: un prezzo che, per basso che sia, non potrà mai competere con la gratuità.

Infine, resta isolato l’ultimo dei grandi network nazionali statunitensi che ancora non è entrato nel club di Hulu: CBS . La posizione di quest’ultimo si fa complicata, visto che la piattaforma di fruizione online dei suoi contenuti non è all’altezza né del successo né del rapporto semplicità di utilizzo/varietà di contenuti di Hulu. CBS, volente o nolente, prima o poi sarà costretta in qualche modo a capitolare: la stessa Disney, che pure aveva avviato la collaborazione con Apple e ha tuttora un suo meccanismo di streaming online sul proprio sito, ha scelto di entrare nella combriccola di Hulu per sfruttarne il successo.

Se poi, come promette il CEO di NBC Universal Jeff Zucker, l’obiettivo di Hulu è quello di espandere il materiale ospitato a musica, sport, e ogni altro tipo di contenuto, magari pure mettendolo a disposizione di tutta la platea mondiale dei netizen entro il 2010 , chi sarebbe in grado di fermarlo? Le formule di monetizzazione tramite spot sembrano ben tollerate e discretamente remunerative, non cannibalizzano (almeno a medio termine) necessariamente gli altri mercati più tradizionali, e i numeri sono in crescita: con una alternativa, legale e gratuita , per guardarsi la TV on demand in santa pace sul proprio schermo, chi è che si darebbe la pena di scaricare via BitTorrent? Hulu magari non sarà l’unica possibilità sulla piazza, ma al momento sembra che il suo destino sia colmo di soddisfazioni.

Luca Annunziata

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04 05 2009
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