L'ICT tira la cinghia

Si moltiplicano tagli di costi e personale. Si moltiplicano i consigli su come affrontare al meglio la crisi: sia sul piano della comunicazione che della amministrazione. Ma non è detta l'ultima parola

Roma – C’è chi licenzia, chi ristruttura, e chi prova a seguire un approccio più soft. In ogni caso, non tira una bella aria per le aziende del comparto tecnologico: la crisi del credito al consumo rischia di paralizzare le spese natalizie del mercato USA, da sempre tra i più prodighi ma in massima parte basato appunto sul credito, e dunque occorre pensare a come affrontare i prossimi difficili mesi. Ognuno sembra avere la sua ricetta.

C’è chi, come Nokia , decide di “riorganizzare” il suo personale: la riorganizzazione si traduce essenzialmente nella chiusura di uno stabilimento, quello di Turku in Finlandia, con la successiva rilocalizzazione dei suoi impiegati nella sede di Helsinki. Nel passaggio, però, andranno perduti circa un centinaio di posti di lavoro – distribuiti in tutti i reparti, compreso quello della ricerca – che sommati ad altri tagli imposti dall’azienda finnica in giro per il mondo faranno salire a 600 i posti di lavoro tagliati entro il prossimo gennaio dal principale produttore di cellulari al mondo.

Va peggio a Motorola , che ha invece annunciato 3mila licenziamenti per fare fronte alla congiuntura economica: in questo caso la divisione italiana sarà tra quelle maggiormente colpite dai tagli, che comporteranno l’azzeramento del centro di ricerca a Torino e un cospicuo ridimensionamento degli uffici a Milano.

Va un po’ meglio, si fa per dire, ad AMD e Electronic Arts : la prima ha annunciato nelle scorse ore di voler tagliare il 3 per cento delle propria forza lavoro, cifra che si tradurrà in circa 500 licenziamenti . La situazione di AMD è complicata anche dal recente cambio d’assetto societario, che evidentemente impone un conseguente ridisegno dei profili dei vari reparti per fare fronte alle nuove esigenze. Per EA, invece, i licenziamenti saranno appena sessanta (il 6 per cento del totale): l’azienda ha spiegato che spera così di risparmiare circa 50 milioni di dollari, puntando a tenere sotto controllo le spese in questa fase e salvaguardare gli utili.

Licenziare, tuttavia, non è l’unica arma in mano agli imprenditori high tech: un’alternativa vagliata da Dell è quella di lasciare i dipendenti a casa per qualche giorno, senza paga, al fine di salvaguardarne il posto di lavoro. Sarebbe stato lo stesso Micheal Dell a spedire un memorandum ai suoi dipendenti per illustrare l’ipotesi, spiegandone le modalità: da 1 a 5 giorni di stop a testa , senza alcun tipo di criterio punitivo a guidare la scelta di chi tenere a riposo. Tutti assieme per fare fronte alla contrazione della domanda che rischia di mettere in crisi le aziende.

E non si parla solo dei produttori di hardware, anche i player del web 2.0 risentono della crisi: Linkedin , social network professionale spesso indicato come uno dei rari esempi di profitto nel settore, ha spiegato che per mantenere in positivo i propri bilanci dovrà fare a meno di 36 dipendenti , vale a dire il 10 per cento del suo attuale personale. Più ambiguo l’atteggiamento di Linden Labs , la casa madre di Second Life, che ha confermato di aver iniziato le procedure di licenziamento di 4 dei suo 300 dipendenti, ma di aver comunque intenzione di continuare ad assumerne di nuovi.

In generale la situazione nel settore si fa comunque complicata: Cisco nelle scorse ore ha rilasciato i dati del proprio ultimo trimestre dell’anno fiscale 2008, che nel suo caso comprende anche il mese di ottobre, in linea con le aspettative. Ma il CEO dell’azienda, John Chambers , ha anche avvisato gli analisti che nel prossimo quarto le cose potrebbero andare peggio di quanto precedentemente stimato: e lo stesso potrebbe accadere a tutti le altre aziende impegnate nel settore.

Alcuni, coloro i quali sono riusciti a tenere qualche soldo da parte proprio in vista di un momento come questo, potrebbero incontrare meno difficoltà: gli altri dovranno senz’altro fare scelte difficili per tirare avanti. I consigli degli esperti paiono essere due: massima trasparenza con i dipendenti e gli investitori, per evitare pericolose fughe di notizie che potrebbero avere conseguenze negative per l’immagine dell’azienda; investire sull’innovazione , oltre che tagliare i costi, per garantire alla impresa di restare al passo coi tempi.

Luca Annunziata

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Marco Martini scrive:
    http://www.nonrassegnatastampa.it/
    Non è vero che il panorama del video blog italiano è tutto piatto, vi porto un esempio:http://www.nonrassegnatastampa.it/Sono bravissimi, fanno satira come non se ne vede ormai da tempo in TV!
  • anonimo scrive:
    protesta
    Esattamente simili non-notizie cosa hanno a che fare con l'IT?La costante involuzione del livello degli articoli accompagnata dallo squallore dei troll che commentano gli articoli è intollerabile.
    • warm scrive:
      Re: protesta
      quoto. tra l'altro, se il web "italiota", come lo chiama l'autore dell'articolo, è povero di idee e contenuti sarebbe il caso di non ergersi a giudici e metterci anche PI.
    • Yuri scrive:
      Re: protesta
      Sono mesi che esce la rubrica di Niola, se non ti interessa non ci cliccare su è così difficile? O ti si incastra il ditino?
    • Gabriele Niola scrive:
      Re: protesta
      Non si tratta di notizie, ma di segnalazioni e commenti intorno al mondo del video in rete, dei suoi protagonisti, del suo linguaggio, del suo ruolo nei rapporti di forza in rete e dei suoi modelli di business.Tutte cose che vista la crescente importanza della condivisione e della comunicazione video in rete mi sembrano pertinenti con l'IT
Chiudi i commenti