Huawei rinuncia agli Stati Uniti

L'azienda sacrifica la proprie mire d'espansione per non compromettere le relazioni tra Cina e USA. Se gli States non hanno fiducia in Huawei, c'è sempre il resto del mondo
L'azienda sacrifica la proprie mire d'espansione per non compromettere le relazioni tra Cina e USA. Se gli States non hanno fiducia in Huawei, c'è sempre il resto del mondo

Se gli Stati Uniti ritengono che Huawei e le sue origini cinesi costituiscano un rischio per la sicurezza nazionale, certo Huawei non insisterà per elemosinare la fiducia del mercato americano, non al prezzo di compromettere le relazioni diplomatiche tra le due potenze.

Ad anticipare un assaggio di quelle che sembrano essere le strategie per il prossimo futuro del colosso cinese del networking è il fondatore e CEO Ren Zhengfei. Avrebbe dichiarato ai media francesi parole che emergono però con nettezza solo nelle trascrizioni rimbalzate in cinese: “Se Huawei si trova nel mezzo delle relazioni tra USA e Cina – queste le parole riportate dalle cronache del paese asiatico – non ne vale la pena”. Huawei, infatti, è spesso stata messa all’angolo in importanti gare d’appalto per la realizzazione di infrastrutture telematiche di grande importanza, proprio per le sue origini: colpita da indagini , accuse e provvedimenti , la sfiducia nei confronti di Huawei è maturata nonostante non siano emerse prove di collaborazionismo con Pechino per eventuali intenti spionistici e nonostante la disponibilità mostrata dall’azienda in termini di trasparenza .

“Abbiamo deciso di lasciare il mercato statunitense”, avrebbe dunque annunciato il CEO Ren Zhengfei, rinunciando a puntare sul mercato del networking ma non su quello della telefonia consumer, deciso a non creare ulteriori punti di attrito nelle relazioni tra USA e Cina.

Del resto Huawei sembra poter fare a meno del mercato statunitense: nonostante la diffidenza degli States rappresenti un ostacolo all’espansione del proprio business, l’azienda cinese resta il maggiore produttore di apparecchiature dedicate alle infrastrutture mobile a livello globale.

Gaia Bottà

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03 12 2013
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