Chi ha paura del videogame cattivo?

Ennesima ricerca americana che punta il dito contro la violenza nei videogiochi, che superano il confine dell'intrattenimento e divengono costume del nostro tempo
Ennesima ricerca americana che punta il dito contro la violenza nei videogiochi, che superano il confine dell'intrattenimento e divengono costume del nostro tempo

Questa volta tocca ai professori Douglas Gentile e Craig Anderson, assieme alla loro studentessa Katherine Buckley, pubblicare una nuova ricerca sulla violenza e i videogame, intitolata: Effetto dei videogame violenti su bambini e adolescenti . Ma questa volta l’inedito trio decide di fare le cose in grande, pubblicando riuniti in un unico volume ben tre differenti studi con diversi approcci e soggetti di studio.

Nel primo sono stati confrontati un gruppo di preadolescenti ed uno di studenti universitari: i ragazzi sono stati divisi in due gruppi e invitati a giocare il rilassante Oh no! More Lemmings , nonché il più aggressivo Street Fighter . Messi poi alla prova con un gioco di società in cui era possibile punire l’avversario con delle scariche sonore a tutto volume, il secondo gruppo pare sia risultato più incline ad assordare i compagni di gioco .

Il secondo e il terzo studio analizzano invece studenti delle superiori e della scuola media: secondo i dati, i giovani che giocano più spesso a videogame violenti svilupperebbero atteggiamenti più aggressivi e comportamenti antisociali .

Alcune perplessità sulla validità di queste ultime due conclusioni le ha sollevate Jonathan Gitlin in un suo articolo su ars technica : pur ammettendo che ormai molti studi mettano l’accento sulla relazione tra violenza nei videogiochi e violenza reale, rimane assente il nodo centrale: la ricerca delle cause sociali che spingono i giovani verso questo tipo di passatempo.

Sono ormai numerosissime le ricerche sull’argomento che hanno raccontato un po’ tutto e il contrario di tutto: i videogiochi combattono l’invecchiamento , causano imprudenza sulle strade ma migliorano il comportamento degli automobilisti in caso di emergenza ], sono una efficace terapia contro il dolore , migliorano la vista , sono un’ottima palestra per i chirurghi e aiutano persino a combattere l’obesità . I videogiochi tuttavia causano dipendenza e alterano lo stato del cervello (anche se qualcun altro non è d’accordo ).

I videogame non sono più un semplice intrattenimento : sono divenuti una forma d’arte (con tanto di canone ) e rappresentano una realtà culturale ed economica da prendere sul serio . Qualcuno in Cina cerca di sfruttarne la popolarità per delle meritorie finalità sociali , mentre in Messico consegnando una pistola alla Polizia si ottiene in cambio una Xbox.

In Italia il ministro Fioroni ha di recente firmato una intesa con i produttori nostrani per la creazione di titoli con fini didattici ed una più attenta classificazione per la protezione dei minori. Il ministro ha quindi riconosciuto l’ importante ruolo che i videogame possono ricoprire nell’istruzione e nella formazione dei giovani .

Qualcun altro invece nutre un certo timore nei confronti dei videogiochi e consiglia di vietare i mondi virtuali come quello di Second Life , illudendosi forse che questo possa giovare alla “istituzione famiglia” che dovrebbe invece vigilare sul rispetto del rating . D’altra parte si sa, cercare di vietare un titolo costituisce un’ottima pubblicità per lo stesso .

Luca Annunziata

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28 03 2007
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