Skype vuole Wall Street

L'azienda, in parte controllata da eBay, si candida a diventare un pezzo del listino Nasdaq. Punta a racimolare 100 milioni di dollari, ma i dettagli dell'operazione sono ancora tutti da scoprire
L'azienda, in parte controllata da eBay, si candida a diventare un pezzo del listino Nasdaq. Punta a racimolare 100 milioni di dollari, ma i dettagli dell'operazione sono ancora tutti da scoprire

Si presenta alla Borsa di New York come azienda straniera, dal nome altisonante e con un parco di utenti registrati da oltre 550 milioni. Mira a realizzare un’offerta pubblica da 100 milioni di dollari , ma non si sa ancora quante saranno le azioni messe in vendita né a quanto. Sta di fatto che molti analisti guardano con attenzione all’operazione, per almeno due motivi: il primo è che un marchio conosciuto come Skype tenta la sortita sul mercato , forse perché ritiene che la crisi sia passata. Il secondo è che proprio da come andrà l’operazione si capirà qualcosa di più sulla salute dell’economia in generale, e dell’ICT in particolare.

Al momento, le azioni di Skype sono ripartite tra eBay (che ne possiede il 30 per cento ), e un gruppo di investitori formato da Silver Lake (fondo di investimento privato che detiene il 56 per cento) e la coppia Zennstrom-Friis che da fondatori si sono trasformati in azionisti. I due, infatti, nel 2005 avevano ceduto il controllo dell’azienda alla casa d’aste per 2,6 miliardi di dollari, uscendo definitivamente dalla sua gestione nel 2007 e rientrandovi lo scorso anno al termine di una lunga e onerosa (dal punto di vista finanziario) querelle sulla tecnologia che è alla base del funzionamento del sistema VoIP .

Proprio nei documenti sottoposti all’ente che controlla la Borsa sono contenute le cifre che raccontano la battaglia senza esclusione di colpi combattuta nel 2009: alla fine dell’anno fiscale trascorso, Skype era in perdita per 417 milioni di dollari , a causa dei costi legali sostenuti per dirimere la questione della proprietà e per l’annosa vicenda Net2Phone (chiusasi in sordina la scorsa settimana ). Nella prima metà dell’anno ha invece fatto registrare un bilancio in attivo di 13 milioni (profitti in calo, nonostante il fatturato sia aumentato: solo l’1,4 per cento degli utenti registrati è anche acquirente di servizi premium, e spende in media 96 dollari l’anno), ma l’azienda precisa che “potrebbe non mantenersi in attivo” a causa della sua “dipendenza dalle chiamate SkypeOut”.

A giocare ovviamente un ruolo decisivo saranno gli accordi varati in questi mesi con gli operatori telefonici , basti pensare a quello con Verizon, ma si tratta di un mercato tutto ancora da costruire nonostante il ruolo ottenuto nelle chiamate internazionali: basti pensare alla ondivaga decisione che ha portato prima ad affermare che il servizio sarebbe stato a pagamento via 3G su iPhone, salvo poi ricredersi e rivalutare almeno il tariffario per quanto attiene le chiacchiere Skype-Skype. Da non sottovalutare neppure l’ impegno tecnologico con Panasonic.

L’offerta pubblica dell’azienda lussemburghese si svolgerà con modalità particolari: Skype non intende creare un’apposita società con sede statunitense per la quotazione , pertanto verranno vendute sul mercato azioni di un entità straniera unicamente a investitori USA. Gli advisor per l’operazione sono Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan Chase. I profitti generati nella vendita saranno reinvestiti nell’azienda. Non si conosce ancora una data d’inizio per l’operazione.

Luca Annunziata

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10 08 2010
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