Cloud storage vs. Cloud Computing

Tutto ciò che c'è da sapere sulla differenza tra cloud storage e cloud computing mediante l'utilizzo di esempi pratici.
Tutto ciò che c'è da sapere sulla differenza tra cloud storage e cloud computing mediante l'utilizzo di esempi pratici.

La scorsa settimana abbiamo realizzato la nostra guida generale sul cloud, che potete recuperare a questo indirizzo. Un articolo con il quale abbiamo descritto a grandi linee il funzionamento di questa tecnologia, sempre più centrale nelle nostre vite. Una tecnologia che, peraltro, presenta una miriade si sfaccettature in quanto impiegabile nei contesti più disparati. Ecco perché è importante comprendere la differenza esistente tra cloud storage e cloud computing, pietre miliari attorno alle quali aziende come Microsoft, Amazon e Google hanno costruito (e continuano a farlo) la loro fortuna degli ultimi anni.

Come funziona il cloud storage

In tanti utilizzano il cloud storage (ovvero l’archiviazione dei dati in cloud) senza saperlo. Pensiamo ai possessori di smartphone Android, tutti necessariamente dotati di un account Google. Quotidianamente usufruiscono di servizi come Gmail o Calendar, su cui riversano tutte le loro informazioni personali: dagli appuntamenti di lavoro alle email per prenotare il parrucchiere, dalla conferma di prenotazione nel proprio ristorante preferito al preventivo per l’acquisto della nuova automobile.

Google Cloud: i data center

Tutto ruota attorno a questi due applicativi che, di fatto, rientrano nella galassia di funzionalità offerte da Google Drive, il servizio di cloud storage dell’azienda di Mountain View. Nel momento in cui si riceve una mail o si imposta un appuntamento sul calendario, si sta di fatto effettuando un’operazione simile al salvataggio di un file su un classico hard disk. L’informazione (che rappresenta appunto il file) però non risiede fisicamente sul proprio computer o smartphone, bensì finisce sui server del fornitore del servizio (in questo caso Big G), sparsi fisicamente in giro per il mondo. Questo è ovviamente possibile grazie alla connessione internet, senza la quale il cloud non può funzionare.

Importante comunque precisare che, seppur i server siano di proprietà del fornitore del servizio, i file (email e appuntamenti, nel caso specifico) rimangono di proprietà dell’utente. Questo viene esplicitato in maniera chiara nella documentazione fornita prima della sottoscrizione di un qualsivoglia abbonamento. Un passaggio spesso sottovalutato ma che è opportuno affrontare dedicandoci tutti il tempo necessario. Leggete sempre le policy prima di affidare i vostri dati personali a un’azienda terza.

I quattro tipi di servizi cloud storage

Come detto in apertura, questa tecnologia presenta una miriade di sfaccettature. Una volta compreso il funzionamento del cloud storage, possiamo scendere maggiormente in profondità, analizzandone le quattro tipologie di servizi. Molto dipende dalle funzionalità messe a disposizione nei confronti dell’utente, che può essere un privato o un’azienda. Gli strumenti che rientrano infatti nel cappello “dell’archiviazione nella nuvola” hanno sempre un occhio rivolto all’utilizzatore finale, intenso in senso ampio.

Cloud storage dedicato

È la soluzione ideale per chi è interessato solo all’archiviazione in cloud dei file. Si tratta infatti di servizi che mettono a disposizione un certo spazio (solitamente una prima soglia gratuita con successive a pagamento) in cui l’utente può liberamente disporre dei propri documenti, video o fotografie da qualsiasi dispositivo, sia desktop che mobile. L’esempio lampante è Dropbox, utilizzabile indifferentemente su Windows, macOS, Linux, Android, iOS, tra i primi ad approdare su smartphone e tablet attraverso un’apposita applicazione. Prevede 2 Gigabyte di spazio gratuito come soglia d’ingresso.

Cloud storage come parte di una più ampia suite di applicazioni web

L’archiviazione cloud può rappresentare anche la base per tutta una serie di applicazioni web in grado di dialogare tra loro attraverso la “nuvola”. È il caso di Google Drive, ormai confluito all’interno della suite Google One. Quest’ultima, oltre a Gmail e Calendar, offre anche Documenti (il corrispettivo di Word), Fogli (il corrispettivo di Excel), Presentazioni (il corrispettivo di Power Point), Hongout, solo per citarne alcuni. Tutti servizi che sfruttano il cloud storage per un corretto funzionamento, garantendo all’utente finale (privato o azienda) una perfetta complementarietà.

Archiviazione cloud incentrata sulle API

Le API (Application Programming Interface) sono set di definizioni e protocolli con i quali vengono realizzati e integrati software applicativi. Rappresentano dunque la base per la creazione di programmi customizzati in base alle esigenze dell’utente finale, con particolare riferimento al mondo aziendale. Pensiamo, ad esempio, ai software che consentono di gestire i flussi in entrata e uscita di un magazzino, per i quali c’è evidentemente la necessità di poterli consultare sia da desktop che da mobile. Ed è proprio in queste situazioni che interviene l’archiviazione cloud, che viene integrata negli applicazioni in questione fornendogli la necessaria versatilità di utilizzo. In tal senso, Amazon Web Services, azienda di proprietà del gruppo Amazon, è certamente un punto di riferimento per la realizzazione di soluzioni di questo tipo.

Personal Cloud Storage

L’esempio migliore è senza dubbio iCloud, il servizio cloud di Apple pensato proprio per immagazzinare file e informazioni personali. Non a caso, l’azienda di Cupertino ha pensato a tutta una serie di strumenti per la protezione di questi dati a cominciare dall’autenticazione biometrica e da quella due fattori. L’esperienza utente di iPhone, iPad e Mac ruota oggi attorno a questo servizio. Un servizio che, tra l’altro, prevede una soglia d’archiviazione gratuita pari a 5 Gigabyte, superata la quale è necessario sottoscrivere un abbonamento mensile o annuale a pagamento. È perfettamente integrato con i dispositivi della mela, tanto da poter essere utilizzato anche per un completo backup dei sistemi operativi del gigante californiano.

Come funziona il cloud computing

Il cloud computing è un insieme di servizi che vengono erogati in hosting in Rete. L’innovazione apportata da questa tecnologia consiste nella possibilità di accedere a risorse facilmente configurabili secondo le proprie esigenze e accessibili direttamente da internet. Così come abbiamo visto nella guida generale dedicata al cloud, anche in questo caso è necessario operare una distinzione tra cloud privato e pubblico. Con il primo si intende infatti una infrastruttura informatica appartenente ad una specifica azienda e dedicata alle esigenze di quella sola organizzazione.

Con il termine cloud pubblico , invece, si intende l’erogazione di servizi che si basano su una infrastruttura informatica appartenete al fornitore del servizio. Quest’ultima tipologia di cloud computing prevede il trasferimento di tutti i dati aziendali dai propri server a quelli del provider. Esiste una soluzione intermedia che prende il nome di cloud ibrido e prevede la concomitanza di servizi basati sulla propria infrastruttura aziendale con servizi forniti dal provider cloud.

Concretamente dunque il cloud computing consente di spostare nella “nuvola” tutto il processo di elaborazione. In questa maniera il costo della potenza di calcolo ricadrà sull’azienda che eroga il servizio. Allo stesso tempo, quella che ne usufruisce non dovrà necessariamente possedere al proprio interno tutta la parte hardware. Tutto questo comporta un enorme risparmio economico, sia per quanto riguarda lo spazio fisico a disposizione che per il costo eventuale da sostenere per l’acquisto di dispositivi.

Principali modelli di cloud computing

Anche in questo caso, una volta compreso il funzionamento del cloud computing, possiamo scendere maggiormente in profondità, analizzandone i tre modelli principali. Come già chiarito in apertura, molto (se non tutto) dipende dalle funzionalità messe a disposizione nei confronti dell’utente, che nel caso specifico è rappresentato quasi sempre da un’azienda. Del resto, esattamente come visto per il cloud storage, gli strumenti che rientrano infatti nel cappello del cloud computing hanno sempre un occhio rivolto all’utilizzatore finale, intenso in senso ampio.

SaaS (Software come servizio)

SaaS (Software as a service, letteralmente “software come servizio”) è un modello di cloud computing in cui i software sono ospitati da fornitori di terze parti e vengono resi disponibili attraverso internet. Si tratta di una tipologia di cloud che sta diventando sempre più diffusa, in quanto consente ai clienti di non preoccuparsi di eventuali aggiornamenti, compatibilità, accessibilità del software e così via. Tutte queste operazioni infatti vengono gestite direttamente da chi eroga il servizio.

PaaS (Piattaforma come servizio)

PaaS (Platform as a service, letteralmente “piattaforma come servizio”) è il modello di cloud computing che offre agli utenti le applicazioni che stanno al di sopra di una infrastruttura. In particolare un provider PaaS fornisce gli strumenti dediti allo sviluppo di applicazioni. I servizi PaaS in linea di massima sono ospitati su hardware e software appartenenti all’infrastruttura del provider, esonerando gli utenti finali dalle operazioni di manutenzione dei server. Generalmente le aziende ricorrono ai PaaS non per sostituire l’intera infrastruttura aziendale, ma solo per usufruire del servizio che gli consente di sviluppare applicazioni senza dover acquistare e installare ulteriore hardware in locale.

IaaS (Infrastruttura come servizio)

IaaS (Infrastructure as a service, letteralmente “infrastruttura come servizio) è un tipo di cloud computing in cui un provider di terze parti ospita delle risorse di calcolo virtualizzate su Internet. Oltre a fornire hardware, software, server, storage e così via, i provider IaaS ospitano anche le applicazioni degli utenti e aiutano quest’ultimi a gestire l’attività di manutenzione del sistema, tra cui operazioni di backup e pianificazione della resilienza. Le risorse offerte sono altamente scalabili e possono essere regolate su richiesta.

Chi sono i giganti del cloud computing

Da quest’ampia panoramica sul cloud computing emerge chiaramente un aspetto: è una tecnologia attorno alla quale ruota un potenziale economico enorme. Qualsiasi azienda infatti potrebbe oggi essere interessata ai servizi erogabili attraverso questa modalità. Ecco perché è un settore che è stato progressivamente monopolizzato dai giganti del tech, che hanno fiutato la possibilità di business potendo però, a differenza di altri, sviluppare soluzioni partendo da budget enormi. Oggi i punti di riferimento sono Amazon, Microsoft, IBM, Google e Alibaba.

Amazon Web Services

Amazon Web Services Inc. è un’azienda di proprietà del gruppo Amazon, che fornisce servizi di cloud computing su un’omonima piattaforma on demand. Questi servizi sono operativi in 20 regioni geografiche in cui l’azienda di Seattle ha virtualmente suddiviso il globo. AWS (Amazon Web Services) offre oltre 150 prodotti, tra i quali Amazon Elastic Compute Cloud (EC2) e Amazon Simple Storage Service (S3). Fornisce soluzioni on-demand con caratteristiche di high availability, redundancy e sicurezza, in cui il costo finale deriva dalla combinazione di tipo e quantità di risorse utilizzate, caratteristiche scelte dall’utente, tempo di utilizzo e performance desiderate.

Amazon-S3

Microsoft Azure

Microsoft Azure è la piattaforma cloud pubblica di Microsoft, che offre servizi di cloud computing. Tramite Azure vengono infatti erogati servizi appartenenti a diverse categorie quali: risorse di elaborazione, archiviazione e memorizzazione dati, trasmissione dati e interconnessione di reti, analisi, intelligence, apprendimento automatico sicurezza e gestione delle identità, monitoraggio e gestione, nonché servizi per lo sviluppo di applicazioni. Il numero e la tipologia dei servizi erogati vengono modificati dall’azienda di Redmond con cadenza periodica. Ciascun servizio prevede comunque un pagamento in base al consumo. La metodologia con cui ne viene determinato il costo è specifica per il servizio stesso.

Microsoft Azure

IBM Cloud

IBM Cloud è un insieme di servizi di cloud computing per le aziende offerti dalla società di tecnologia informatica IBM. Combina la PaaS (piattaforma come servizio) con la IaaS (infrastruttura come servizio). La piattaforma si ridimensiona e supporta sia piccoli team di sviluppo e organizzazioni, sia grandi aziende. Una grande versatilità dunque, che soprattutto negli ultimi anni ha consentito a questo servizio di avere una grande diffusione, soprattutto nel mercato europeo, erodendo quote mercato ai diretti concorrenti.

IBM cloud

Google Cloud Platform

Google Cloud Platform, offerto da Google, è una suite di servizi di cloud computing che gira sulla stessa infrastruttura che Google utilizza internamente per i suoi prodotti per gli utenti finali, come Ricerca Google, Gmail, archiviazione di file e YouTube. È il classico esempio di cloud come parte di una più ampia suite di applicativi, con particolare riferimento alle aziende. La forza della soluzione dell’azienda di Mountain View è infatti proprio quella di poter dialogare direttamente con servizi pensati per il mercato consumer.

Google Cloud

Alibaba Cloud

Alibaba è considerata, di fatto, l’Amazon asiatica. Nel caso specifico, Alibaba Cloud, noto anche come Aliyun, è una società cinese di cloud computing, una consociata del gruppo Alibaba. Fornisce servizi di cloud computing alle aziende online e all’ecosistema di e-commerce di Alibaba. Le operazioni internazionali di Alibaba Cloud sono registrate e hanno sede a Singapore. Trattandosi di una realtà cinese, che inevitabilmente fa riferimento alla legislazione in vigore in Cina, gioca una partita differente a livello commerciale rispetto agli altri servizi che abbiamo analizzato.

alibaba-cloud

Piattaforme di collaborazione che sfruttano il cloud

I mesi di quarantena forzata ci hanno fatto comprendere quanto sia importante avere a disposizione strumenti che consentano di collaborare con colleghi e clienti anche a distanza, senza perdere l’efficacia di queste collaborazioni. Nel corso degli anni la natura stessa del cloud è stata inevitabilmente sfruttata per mettere a punto una serie di programmi in grado di soddisfare proprio questa esigenza. Oggi i più utilizzati, specie sul mercato italiano, sono senza dubbio Slack, Microsoft Teams e HipChat.

Slack

Slack è un software che rientra proprio nella categoria degli strumenti di collaborazione aziendale, utilizzato soprattutto per inviare messaggi in modo istantaneo ai membri di uno stesso team. Questo è possibile grazie all’utilizzo di canali specifici, che possono essere accessibili a tutto il team o solo ad alcuni membri. È possibile inoltre comunicare con il team anche attraverso chat individuali private o chat con due o più membri. In più, grazie all’integrazione con diverse applicazioni, è possibile aumentare le prestazioni del software e la produttività del team. All’interno della piattaforma si possono infatti utilizzare Google Drive, Trello, GitHub, Google Calendar ed altre applicazioni popolari. Il tutto si poggia ovviamente su un’infrastruttura cloud.

Slack

Microsoft Teams

Microsoft Teams è una piattaforma di comunicazione e collaborazione unificata che combina chat di lavoro persistente, teleconferenza, condivisione di contenuti (inclusa lo scambio il lavoro simultaneo sui file) e integrazione delle applicazioni. Il servizio si integra con la suite di produttività per l’ufficio in abbonamento di Microsoft 365 e include estensioni che possono integrarsi con prodotti non Microsoft. È certamente il principale concorrente di servizi come Slack ed è il percorso di evoluzione e aggiornamento da Microsoft Skype for Business. Canali, chiamate VoiP, riunioni, videochiamate, sono solo alcuni degli strumenti messi a disposizione da questo applicativo estremamente versatile.

Microsoft Teams

HipChat

HipChat è un servizio web per la chat online privata interna e la messaggistica istantanea. Oltre alla chat one-to-one e di gruppo / argomento, presenta anche l’archiviazione dei file basata su cloud, le videochiamate, la cronologia dei messaggi ricercabili e la visualizzazione di immagini in linea. Insomma, il classico applicativo pensato per la collaborazione tra utenti facenti parte della medesima organizzazione. Il vantaggio è di essere estremamente versatile e di offrire una serie di strumenti che rientrano quasi sempre nelle esigenze lavorative.

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02 09 2020
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